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Solstizio d’Inverno in percentuale

Oggi è il solstizio d’inverno ma le percentuali sono molto basse. Sembra quasi che il Padreterno, Madre Natura o chi per loro dovessero verificare come sia lo spread per far cambiare stagione. Il mondo non vive in base ad esigenze economiche, gira finché non si stanca di sopportarci senza tenere conto del deficit delle democrazie o di altri regimi più o meno popolari o populisti che cercano di orientare gli scenari economici.

Questa storia delle percentuali del 2,4% e del 2.04% mi ha stancato sul serio.

Nella fattispecie ho paura che dietro a tutto questo ci sia, da una parte la solita politichetta italiana che gioca a dadi con l’Europa e, dall’altra, una serie di gruppi finanziari affamati di speculazioni. 
In mezzo, incastrata come in una morsa da meccanico, c’è l’economia reale, fatta di piccole e piccolissime realtà che fanno fatica a decollare come le startup, o che continuano a scomparire come le botteghe artigiane, perché prese in giro in modo incessante da un sistema sempre più convinto di poter fare a meno di tutto e tutti.
Facciamo un giro nei piccoli paesi morenti per renderci conto di come continuano a spopolarsi, poi andiamo a vedere come ‘scoppiano’ in tutti i sensi le grandi città. 

Quante iniziative inutili vengono finanziate alla carlona, in special modo se parlano di salvaguardia dei piccoli territori, quanti sono i progetti di rilancio che funzionano in tutta la penisola…? 

A furia di chiacchierare di Europa, di Pil, di deficit e di crescita, stiamo perdendo ‘valore reale’ ogni giorno, e questo valore perso non si recupera più, perché si chiama “abilità manuale” e si declina nella sapienza di “saper fare prodotti di qualità”. Ma a forza di fasciarci la testa per imparare ad usare una stampante 3d, non si trovano più prodotti durevoli e soprattutto Mestieri (con la M maiuscola) come i tornitori, gli stagnini, i sarti oppure i muratori professionisti che non vengono nemmeno considerati (su questi ultimi, vedi ricostruzione post “PulpSisma”). Tutto diventa sempre più approssimativo, fatto di corsa, fatto male, deve durare poco, dobbiamo correre. 
 

Il paradosso è che tutto quello che ci danno a bere, alla maggior parte della massa sta bene, perché è ammaestrata ormai, oppure demotivata e compra tutto quello che fa tendenza anche se non vale un cazzo. 

La stessa cosa vale per il cibo. Guardate la miriade di cultivar che stiamo perdendo, siamo sicuri di averne così tante ancora?

Ho paura quando vedo un prodotto ‘di nicchia’ in un supermercato perché, anche se costa come l’oro, non può reggere il sistema elevato di produzione in numeri da scaffale.

Da qualche tempo mi sono preso la briga di leggermi alcuni disciplinari di produzione DOP, IGP ecc… (chi mi conosce sa bene la mia estrema criticità all’IGP del Ciauscolo, metto il link ad un mio articolo di molto tempo fa), dopo un po’ che vado avanti a leggerne gli articoli, mi prende sul serio la voglia di bere il detersivo per i piatti e, vi assicuro, che non sono autolesionista, quindi magari opto per una “coca cola” almeno so di non sapere cosa bevo….

Oggi tutto viene reso estremamente immateriale e liquido da un capitalismo fatto di soli utili e da una politica che guarda esclusivamente l’immagine. 
Sembra che non ci sia più spazio per chi tenta di essere pragmatico nel risolvere questioni in molti casi anche estremamente semplici da sistemare, che magari, aiuterebbero a sopravvivere senza debiti o ansie. 

Cazzo oggi sono andato da un artigiano, uno bravo che il suo lavoro lo sa fare, sembrava fosse esaurito dietro una serie interminabile di questioni burocratiche. 
Per me è da questa stupida corsa all’immagine inutile ed utopica che derivano tutti i problemi di Pil deficit e di altra economia che non riguarda la sopravvivenza dignitosa delle persone ma solo il loro apparire belli fuori e vuoti dentro, per galleggiare in una società omologata e omologante.

Spesso quando finisco a pensare a queste cose qui, alzo lo sguardo, vedo la mattera in cucina che è di fine ottocento e mi rendo conto che è il mobile più antico della stanza e che però il suo lavoro di mobile lo fa meglio di tutti gli altri arredi più giovani e anche ‘componibili’. 
Non sono un economista e non voglio neanche esserlo, ma sono convinto che il consumo a tutti i costi sia l’unica delle ideologie che continuiamo a perseguire, di sicuro è anche l’unica più catastrofica ed inattuabile. Smettiamo di correre senza motivo prima che sia troppo tardi. Intanto il Natale arriva lo stesso insieme con la corsa accorata allo shopping, mentre dentro al significato di quella “Grotta” non ci guarda più nessuno, se non per farci speculazione di bassa politica.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
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Il bambù, la rosa e… la tazza

Oggi pensavo al bambù che tengo sullo scaffale del bagno. Vive bene sulla stessa acqua stagnante. Il bambù è rigoglioso se l’acqua che lo nutre rimane sempre quella, non va cambiata, semmai solo aggiunta. Tempo fa ho rischiato di farlo morire perché per una settimana cambiavo sempre l’acqua che teneva ammollo le sue radici. Quell’acqua va solo rabboccata. Il bambù è una pianta dallo stile esotico ma secondo me è fortemente democristiana. Ha bisogno di rabbocchi costanti, ma non deve essere mai cambiata. Mi piace il bambù anche se preferisco, in cuor mio la bellezza estrema della rosa, oppure il profumo intenso della lavanda, o ancora l’inebriante carezza olfattiva del glicine.

A pensarci bene quella stecca verde con il ciuffetto non odora, sta li, fa arredo in bagno, è un suppellettile globalista, lo compri arricciato in qualsiasi supermercato, è parte di una bellezza standard, piatta senza emotività, stagnante come l’acqua che lo nutre. In fondo siamo tutti un po’ bambù, chiediamo tutti il cambiamento ma poi, appena ci dicono di cambiare di una virgola le nostre abitutidini, iniziamo ad appassire, ad aver paura, a pensare che forse quel che vogliamo è solo un sorso di acqua nuova. Per non rischiare di affogare pensiamo a sopravvivere, senza renderci conto che, nel frattempo, vivono gli altri al posto nostro. Siamo come il mio bambù del bagno, incazzati e ricurvi sopra la tavoletta del cesso a declamare post come se non ci fosse un domani.

Senza passato senza futuro, in mezzo ad uno stagno finto, di fronte al cesso, modellati a piacere dal potente di turno. Mi alzo dalla tazza, con glutei e quadricipiti addormentati ed indolenziti, tiro lo sciacquone, penso al prossimo commento,  mentre sogno di essere una rosa, di quelle nere, quelle che profumano l’aria. Cerco di afferrare la vita per raggiungere un angolo di felicità.

Qui sotto una delle più belle interpretazioni di Michele Placido in un film che è una fotografia puntuale del nostro Paese, e non solo.

Pulp Sisma – parte terza –

Pulp sisma 3: Samuel Jakson a Forte dei Marmi scambiato per profugo, i terremotati al mare scambiati per vacanzieri. Per il resto …silenzi fra i boschi.

Ci mancava solo Samuel Jackson scambiato da profugo insieme a Magic Johnson a Forte dei Marmi, per indicare quasi profetico questo titolo. Forse nemmeno Tarantino riuscirebbe a rendere così “Pulp” la situazione reale di queste “zone rosse”.

Allora ecco la parte terza che sicuramente sarà velata, coperta come le altre due parti prima di questa, dalla comunicazione locale e nazionale, perché va sopra le righe di un sistema che vuole la gente appiattita a se stessa, che non deve avere interferenze affinché l’omologazione delle masse possa compiersi.

E’ proprio “il cammino dell’uomo timorato”, riprendendo un passaggio recitato nel film dallo stesso Jackson, che sembra dover percorrere la gente di questa italia, presa di mira da troppe frasi fatte e tante situazioni lasciate volutamente a metà.

Occorrono… silenzi sul sisma, altrimenti uscirebbero fuori i discorsi seri sui diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti, quello di avere una casa, calpestati come carta straccia dai galoppini dei partiti a suon di propaganda istituzionale sui nuovi progetti di centri commerciali nelle località del cratere, piste di atterraggio di fianco a monumenti di pregio storico artistico, o addirittura di alberghi, che potrebbero trovare nuove caratterizzazioni per celare il fatto di essere, altrimenti, dichiarati per quello che sono in realtà, eco-mostri oramai vecchi e da smantellare.

Leggevo in un articolo di qualche testata, come questo sia stato il sisma dove i riflettori si sono spenti nel modo più veloce, quasi istantaneo. Di cosa avrebbero dovuto parlare i grandi strumenti di comunicazione di massa? Della più grande concentrazione di lecchini impiegati nel centro italia? Parlare di questo terremoto ribalterebbe la concezione stessa del “politically correct” che vige nella classe politica dei palazzi del potere (soprattutto nelle Regioni), parlare del sisma del centro Italia li metterebbe automaticamente alla gogna dei media, i quali, se prendesse piede una comunicazione fattuale delle stupidaggini fatte fin qui, non potrebbero far altro che giustificare il dissenso popolare verso la più grande schiera di incompetenti e ruffiani che compongono la macchina pubblica italiana, e trovano luogo a partire dalle regioni, mi dispiace dirlo solo per quei pochissimi e rari casi di quella gente che lavora anche bene.

Hanno dimostrato la loro incapacità a far qualsiasi cosa e di produrre, a distanza di un anno dal terremoto, il niente cosmico. Se aggiungiamo che la seconda e la terza carica dello Stato hanno origini in queste zone, fra l’altro anche allineate nello stesso partito di governo, sai che bella figura internazionale ci farebbe l’Italia.

Se ne parlassero i media, come verrebbe spiegato alla casalinga di Voghera che il mese scorso la stessa regione Marche, che è dello stesso colore del partito di governo, proponeva di fare la pista ciclabile dall’entroterra alla costa? Oppure che qualche mese fa gli pseudo influencer di instagram, ovviamente pagati dalle risorse dell’ente, quasi contrastavano snobbandole, invece che sostenere le iniziative nate, per proprio conto da gruppi di persone autogestite, perché terremotate anche loro? Se finalmente i grandi media iniziassero a fare il loro lavoro, quale sarebbe la giustificazione riguardo alle casette consegnate, che sono solo 42 delle oltre 2 mila richieste? Che risposte si darebbero se a parlare fossero quei sindaci dei piccoli paesini che non hanno più la tessera del PD e forse qualcuno non l’ha avuta mai, vista la strafottenza di sbilanciamento politico verso altre esigenze? Come raccontare la resilienza dei piccoli borghi a questa parte di manager dove la partitocrazia è solo una scusa per immergersi nella logica della “società dei consumi” per fare affari ad ogni costo fregandosene ampiamente delle “piccole identità particolari” come le chiamava Pasolini, intellettuale, guarda caso di sinistra, ampiamente inascoltato oggi se non per la sua questione sessuale, usata come strategia di divagazione dai contenuti veri, di cui intanto, solo per una specifica di contenuto, ne metto un link.

Come giustificherebbe proprio il PD questo diniego aberrante delle proprie radici culturali, se dovesse venire a galla la questione morale del terremoto? Io penso che i grandi media nazionali non possono parlare dei terremotati, perché questo implicherebbe di andare a fondo su come vengono fatti gli investimenti, sul possibile recupero delle identità territoriali, completamente ancora disatteso per evidenti e più grandi interessi speculativi da come appaiono le notizie e i progetti sulla stampa locale, rispetto al tentativo di conservare le caratterizzazioni agricole che questi luoghi, nonostante tutto, ancora preservano, grazie alla caparbietà dei loro abitanti.

Purtroppo a questi radical chic dell’ultima ora sembra proprio che non interessi niente di tutto questo perché di disturbo alle loro eventuali manovre, quindi, per ovvi motivi va coperto. Celato, chiuso dietro la nebbia di possibili finanziamenti a tasso agevolato per zittire anche quei 4 rompi balle rimasti, con leggine di comodo per serrare il discorso a chi la vedrebbe molto più semplice di come sembra essere ora la ricostruzione; si potrebbe concludere immediatamente la ricostruzione, con uno schema di rimborsi, ben controllati ed immediati a chi presenta il lavoro a regola d’arte ed in stato di avanzamento. Si produrrebbero imprese locali, rifiorirebbe l’economia distrutta in pochi giorni.

Invece no, via con le negazioni palesi dei diritti fondamentali, avere subito ed in via prioritaria un tetto dove vivere non è evidentemente la priorità, anche se la tecnologia lo permette e le istituzioni avrebbero l’obbligo di far questo, mettere un tetto sopra la testa di chi non ce l’ha, anche se provvisorio ma immediato e che non costi 80 mila euro, che è l’altro vero schifo assoluto, lo fanno passare come non prioritario, e stanno tutti zitti.

Nessun ragionamento sui fatti e sulle priorità, solo il balletto delle nomine dei consulenti, che vanno e che vengono, si riapre puntualmente, la bagarre fra la politica dei sindaci e gli enti “superiori” con i primi, che hanno, in molti casi, l’attenuante di trovarsi in prima linea schiacciati tra l’incudine e il martello, a combattere una logica sprezzante riguardo qualsiasi elemento di umanità.

A Visso, a Castel Sant’Angelo sul Nera, come ad Ussita o nei mille paesini distrutti dalla natura, la società viene devastata da una classe dirigente che li fa spostare, allo stesso modo di quanto succede in Africa equatoriale dove si impone ai Pigmei di spostare i propri villaggi per far spazio alla deforestazione con logiche di leggi o di ordinanze molto simili fra loro. Basterebbe aprire gli occhi per capire quanto si stia completamente sbagliando rotta.

Qui il terremoto ha preparato il campo a tutti quegli affaristi che hanno bisogno di spazi per agire, demoralizzare gli ultimi rimasti in loco, è il succo amaro di una schiera di gente targata da un sentimento ideologico esclusivamente vessato a fare soldi che non c’entra nulla con i resilienti: è la voglia di auto celebrazione personale che cavalca silenziosa la disperazione degli sfollati, con buona pace di tutta quella sinistra della “questione morale”, della “casa per tutti” e della tutela delle “realtà particolari”.

Ecco che allora le dimissioni di Curcio e di Errani erano prevedibili perché questa, spero tanto sia una bolla destinata a scoppiare, meglio se in maniera apartitica, e che soprattutto, non potrà rimanere celata per molto tempo ancora, nonostante ci si provi con tutti questi …silenzi fra i boschi, a proposito di nomine.

Spero che da questa situazione Pulp, chi oggi ne sta subendo le conseguenze ne possa uscire fuori dall’incubo al più presto, specialmente gli artigiani di montagna, che non credo si piegheranno per molto tempo ancora a questa fatiscenza amministrativa perché prima o poi, direbbe Samuel Jackson, “… la giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno…”

 

Chi si fosse persa la prima e la seconda parte, a seguire inserisco i link.

Pulp Sisma  – parte prima –

Pulp Sisma; il festival degli orrori – parte seconda –

 

 

Ripartendo dai MESTIERI.

– ‘Giorgio ce l’hai una bella fiorentina che stasera non vedo l’ora d’accenne lu focu e scallà la griglia’
– ‘oh Marco non me roppe che lo sai che non ce l’ho!’ –
– ‘Si mbriacu, quella che è….?’
– ‘Questa mica è la fiorentina, è la marchigiana, te la fo una fetta da un chilo e due….?’
– ‘Giorgio fai cacà …questa è marchigiana vera o finta?’
– ‘è estera …vene da la Pieve!’ –
– ‘Beh Pievebovigliana mica è Visso so dieci chilometri ohhh ….Ahahahaha!’
-‘Oh Marco vattela a pià nder saccu, damme retta senti che robba che è!’-

Questi sono più o meno i dialoghi tra me e lui quando passo a Visso.

Giorgio Calabrò è uno dei migliori norcini d’Italia.
Uno che con estrema semplicità, quasi tiene celata la sua maestria, la passione, l’attaccamento alla propria terra, anche una certa dose di furbizia da montanaro, ma soprattutto la sapienza e la caparbietà di chi vuole migliorarsi per rendere, da sempre, e molto prima del terremoto, vivibile e migliore un paesaggio stupendo come quello di Visso, nella tutela di quei valori semplici ma fondamentali, specchio di una diversità che, oggi più che mai, dobbiamo salvaguardare. Valori culturali, d’identità gastronomiche, chiavi fondamentali per iniziare a ricostruire questi luoghi, e lui lo faceva molto prima di una catastrofe come questa.

Io riparto da Giorgio perché in quei locali dove stagionava i ciauscoli, insaccati senza tutti quei nitrati consentiti e, affumicati a legna, si trovava ad essere bersaglio, di disciplinari di produzione fatti in maniera criminale che hanno esteso la zona di produzione di una identità dei Sibillini, fino al mare, (cercate l’igp del ciauscolo), che per compiacere i metodi industriali, quasi dovevano essere bandite le antiche cantine di stagionatura, come se tutti conservanti ammessi, avessero effetti minori sulla salute dei consumatori.
Riparto da Giorgio che nonostante tutto utilizza solo sale e maestria per mantenere i suoi prodotti, e ha resistito a quella catastrofe prima della catastrofe, reinventandosi il “Vissuscolo” per rimarcare costanza identitaria ad un patrimonio comune di tutti i vissani e tutti i marchigiani.
Voglio ripartire da Giorgio perché ha ridato nome al ciauscolo, lui come pochi altri norcini di quelle zone, senza perdersi d’animo, cercando di spiegare come si fa un prodotto della tradizione anche quando, gli organi competenti, con l’introduzione del marchio di qualità hanno fallito clamorosamente nell’istituzione di quel tipo di tutela che ha fatto danni molto prima del sisma.
Vorrei che sia lui l’esempio di come rialzarsi oggi, che non ha più niente, ma che il mestiere, quello non glielo toglie nessuno, ha retto i colpi, tanti anche prima del sisma, è stato un elemento di promozione per il territorio, citato dal Financial Times, oltre che dalle migliori guide gastronomiche italiane. Lui sta li con la semplicità furba di chi riesce con orgoglio a vivere con un territorio stupendo quanto insidioso. Io sto con Calabrò perché è simpatico, semplice e, dopo avermi detto che non aveva più niente per lavorare, sorridendo ha aggiunto, che però quel cartello col maiale che avevo disegnato è rimasto li. Sto con lui e anche con Renato, un salumiere macellaio di Matelica che lo ha subito ospitato per segno di rispetto della grande manualità di questo artigiano.

Era una questione quasi morale per me andare a Visso proprio in questo periodo e passare da lui, minimo per un paio di salami, la bistecca o un pezzo di lonza oppure per le sue novità. Era Visso e, respiravo l’aria fresca degli odori della montagna d’autunno, quel profumo dolce e acre dei camini accesi con davanti i ciauscoli a stagionare. Giorgio oggi li, come altri, non ha più niente. Tutto è zona rossa.

L’Italia è il popolo dei mestieri e oggi dobbiamo ricominciare a mettercelo in testa, per forza, non fosse altro che per contrastare gli effetti più insensati della globalizzazione che sta rendendo impossibile la salvaguardia di quanto, ancora riesca a dare senso identitario al nostro vivere.
Allora sono esempi da seguire sia Giorgio che Renato, che lo ha ospitato a casa sua perché quel mestiere lo condividono nonostante le macerie o la concorrenza, continuano a lavorare per migliorare sempre di più la loro qualità artigianale, dimostrando una solidarietà nei fatti e non nelle chiacchiere.

Per questi motivi l’assurdità più cieca ed insensata della politica di oggi è quella di lasciar morire nell’apatia queste economie di montagna, già devastate ancora prima del terremoto. I marchi, le illusioni di tranquillità fittizie della casa perfetta in stile “mulino” ci dovrebbero far riflettere invece su quanto sia importante ritrovare, viceversa, il senso della conoscenza delle persone e della fiducia nel loro ‘saper fare’.
Da una tragedia come il terremoto infatti, stanno rinascendo fra le macerie, cose fantastiche proprio tra chi questo senso del fare ce l’ha dentro e quindi se ne frega di sbandierarlo ai 4 venti.

Giorgio Calabrò è uno dei maestri della norcineria delle marche e oggi a pieno titolo, dopo il terremoto, dell’Italia intera. Cerca una cantina a mattoni, per continuare la tradizione, nonostante abbia perso la casa, la macelleria, i locali di stagionatura ed è ospitato a Matelica dal suo amico salumiere Renato. Una cantina di quelle di una volta oggi stra bersagliate dalle varie normative sanitarie con cui poi compongono disciplinari di produzione che fatti così stabilizzano la produzione industriale dei prodotti, ma non la loro qualità intrinseca. La “qualità”, quella parola non quantificabile a pieno da nessuno slogan, ma colma di umanità perché permeata di un sapore vero e genuino, quello della creatività umana e della continua ricerca nel migliorarsi.

Allora oggi dovremmo essere tutti come loro, Giorgio e Renato, due persone che nell’umiltà della produzione artigianale ancora sono attaccati alla sostanza dei valori, quelli veri, quelli che sono evidenti in un sorriso avanti ad una fetta di ciauscolo ed un bicchiere di verdicchio.

Vi lascio i recapiti per acquistare i loro prodotti, non ne rimarrete delusi.
Macelleria Fantasy di Bartocci Renato Tel. 0737.83348
Orario dal Lun. al Sab. dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

Riina a Porta a Porta, ed è bufera… sempre la solita italietta!

Riina a Porta a Porta - fonte internet
Riina a Porta a Porta – fonte internet

Dichiarazioni al vetriolo da parte di tutti, i vertici Rai, i sindacati, tutte le sigle arrabbiatissime per la scelta della RAI.

Milioni di persone che si dichiarano indignate di quello che hanno visto su Rai Uno …”da Vespa”.

Tutti contro la mafia, ma per il resto tutti zitti, ogni giorno, succubi di uno stato criminale. E’ l’italietta che urla, impotente contro i poteri forti che impongono il pensiero unico, e con queste reazioni, ci riescono pure facilmente.

Vorrei vedere infatti quanti saranno gli incassi del libro di Riina junior, fatta la tara di tutti quelli “iperindignati” riguardo allo sdoganamento della mafia nel canale in cui paghiamo, tutti quanti un “pizzo” obbligatorio per legge e, immesso, da luglio, sulla bolletta della luce.

Ipocrisia liquida di un popolo facilmente manipolabile, stanco ed egoista, stufo addirittura, di se stesso.

Popolo manipolato dagli stessi che solo il giorno prima se la prendono con Vespa (noto ruffiano dei potenti dai tempi di Andreotti e compagnia) per l’ospitata di Riina guarda caso in concomitanza della presentazione del suo libro.

La cosa che mi fa ridere comunque è che il video promo di Riina junior ha avuto una copertura mediatica senza precedenti e la strategia commerciale di andare da Vespa per alzare il polverone mediatico ha funzionato alla grande. Ne parlano tutti; … nel bene o nel male …purché se ne parli (cit. di andreottiana memoria…).

Tutti esprimono proprie opinioni, tutti, a modo proprio, hanno contribuito a spargere la voce che il figlio del boss ha fatto un libro, e, che il libro è in vendita presso le migliori librerie. Ora, lasciamo da parte le chiacchiere dei vicini di casa, del parrucchiere che ne parla al salone, e/o delle vecchiette che cercano di approfondire i fatti nella penombra dei pianerottoli freschi dei paesini italiani. Andiamo al nocciolo della questione. Poteva essere evitata questa farsa mediatica, questa “promozione” per il boss di CosaNostra?

Certo che si, facile, mandavi in onda una replica di Don Matteo e compagnia bella e si sarebbe evitata tutta questa baraonda. Invece no, i vertici Rai e la sua presidente Maggioni (presente al meeting Bildeberg dello scorso anno, dove nessun “umano più o meno nella media può entrare”) solo a giochi fatti, ha buttato benzina sul fuoco dicendo che in effetti queste cose non si fanno. E giù altro tam tam mediatico!

Allora io penso che siamo un popolo di pecore pronte per il macello. Penso e credo fortemente che più passa il tempo e più le esigenze nascono per soddisfare i nostri capricci con cose futili, piuttosto che attraverso obiettivi concreti.

Mi spiego se i vertici italiani sono tutti sdegnati, l’ospitata perché non l’hanno bloccata a priori? … perché parlano tutti dopo? Forse questo modo è il grande indizio atto a farci notare che i mandanti siano altri? Che Falcone aveva ragione a dire che dietro le sbarre delle carceri nel maxi processo mancavano i pesci grossi? Forse l’epilogo di questa ennesima farsa mediatica ci pone di fronte al fatto che siamo tutti pedine mosse da pochissime menti criminali che sono arrivate a farci pensare solo in una direzione unica, che il disegno di uno schema di regime totalitario si sta compiendo.

Perché dopo tutti questi anni non ci si chiede chi siano stati i mandanti di tutto questo putiferio istituzionale?

Allora l’unica protesta “semi-silenziosa” che merita riconoscenza, in questo “lugubre stabbiaro” è quella di Angelica Sciacca di Catania, proprietaria di una piccola libreria, la protesta è quella di non vendere ne prenotare il libro (ecco il link qui).

manifesto della libreria - fonte internet
manifesto della libreria – fonte internet

Per il resto, io da cittadino piccolo piccolo, mi sento di lasciar volare un pensiero virtuoso a tutte le vittime di mafia e alle loro famiglie, consapevole che se abbiamo ancora un briciolo di libertà lo dobbiamo anche ai loro sacrifici e a quei pochi che, nonostante tutto questo marciume, ancora hanno la tenacia di alzare la testa!

Cinepanettonizzati … per fortuna o purtroppo!…è politica?

L'Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese - foto MarcoCoastarelli-politica
L’Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese – foto MarcoCostarelli

La Korea del Nord qualche giorno fa ha testato una bomba nucleare miniaturizzata (leggi notizia ANSA). Il motivo dichiarato sembra essere di difesa verso eventuali attacchi degli Stati Uniti o di vari altri oppressori. Obama ha dichiarato che, questa è una prova di forza inaccettabile da parte della Corea del Nord e ha chiesto un coinvolgimento internazionale per circondarli.

Il Presidente del Consiglio italiano invece, ha affermato di aver riso dall’inizio alla fine durante la proiezione del film di Zalone. (articolo)….in tema di politica quindi…..

A dirla tutta questa dichiarazione è la risposta finale di un’intervista uscita sul quotidiano “La Stampa” che vi invito a leggere (link), e che, siccome sulle altre considerazioni di politica non ci ho capito una mazza, perché io sono ignorante, ho riportato solo quello di cui ho capito, quindi che Checco fa ridere; ma leggete l’intervista anche voi che poi si fa la conta di tutti gli ignoranti come me che non capiscono le risposte.

Da quel poco che capisco però, per fortuna o purtroppo, l’Italia non mi sembra aver preso posizioni particolari riguardo le varie guerre in corso, tranne quella solita, che per ovvi motivi non sto qui a spiegare (se non la capite da soli togliete la “s” a “spiegare”, se ancora non l’avete capita, andate aff… e poi non venite a dire – “ahhh ecco cosa voleva dire!” -).

Spero tanto che, con la ripartenza del campionato, i politici tornino a parlare di calcio, almeno forse, siamo salvi, invece che …Salvini.

Tanto la politica estera ce la fa Papa Francesco, unico serio e “libero pensatore” (virgolettato per ovvi motivi religiosi, i suoi) che ci sia rimasto in Italia, con lui  siamo sicuri che nei posti dove si prendono le decisioni, divulga e predica la Pace. Pensandoci bene però, tecnicamente è estero anche lui, è argentino (anche se di origini italiane), vive e lavora presso lo stato della Città del Vaticano.

Comunque io da ignorante laico, gli darei carta bianca nel parlare con i rappresentanti degli altri Stati per conto dell’Italia. Si dai, l’Italia quello stato di simpaticoni, tutto mezzo sgarrupato che sta intorno al Vaticano.

Buona ragione a tutti!

Cambiare per mantenere lo “status quo” ?

inquinamento totale - fonte internet
inquinamento totale – fonte internet –

Mi ha consegnato questo comunicato il gruppo delle donne formatosi oltre un anno fa a seguito delle vicende avvenute sotto la guida della precedente amministrazione comunale di Matelica riguardo a insediamenti insalubri, come la centrale Biogas.

Lo inserisco qui condividendone la gran parte delle cose riportate da semplici cittadine e cittadini che, sono stanchi di mettere la testa sotto la sabbia. Aggiungo che la mia personale speranza è semplicemente quella di far capire il concetto che avere uno spirito civico va al di la dei collegamenti fra i personaggi della “politichetta” locale e che oggi le azioni di partiti e movimenti, troppo spesso, appannano o restano fuorvianti rispetto alla reale salvaguardia del territorio.

Ecco il comunicato consegnatomi ieri pomeriggio.

“A proposito di biogas e COSMARI”

Ci ricordiamo la campagna elettorale della lista “Per Matelica”? Quella che ha vinto le elezioni no…? Quella che proponeva “Un amministrazione fatta per e con le persone”, come recitava la faccia sorridente di Alessandro Del Priori sulla copertina del libretto con il programma elettorale.

E i candidati… tutti a puntare sul territorio e la sua vocazione, sull’ecosostenibilità, sulla massima limitazione del piano di emissione della centrale a biogas. Sempre DelPriori sulla quarta di copertina, seduto tra libri, diceva che, “I matelicesi hanno bisogno di nuove certezze e non di vecchie abitudini”.

Ma le “vecchie abitudini” evidentemente sono assai dure a morire e questa maggioranza ci sembra la solita minestra riscaldata. Le solite stantie promesse elettorali, specchietti per allodole, da irretire per riempire le urne e poi accontentarle con l’eco albero di Natale che funziona a pedalate o con l’entusiasmo per il ritorno delle luminarie, eccezionale esempio di disinteressato spirito di unione tra commercianti, artigiani ecc. e Amministrazione comunale. Francamente ce ne infischiamo, quando poi sulle decisioni che contano davvero la continuità con la politica precedente è talmente palese che solo una totale chiusura mentale può impedire di vederla.

Lavora tanto, questa Amministrazione, nel pieno rispetto delle vecchie regole, quelle che tutto il gregge segue il pastore, perché ci sarà un pastore, e anche un cane pastore, e tutti ad alzare le mani compatti, perché la ragion di stato prevale sempre su ogni altra cosa.

Bisogna restare nel sistema, guai ad avanzare obiezioni, ad uscire fuori dal coro. Ci sono degli interessi qui da difendere, politici, di prestigio, personali, o altri, non ci interessa, ma tutti da velare, più o meno consapevolmente, con l’alibi del bene comune, e con l’ostracismo di chi non ha santi da incensare.

La vicenda del biogas di Matelica e quella recente riguardante il CONSMARI, sono emblematici di come si stia conducendo la partita. E’ incredibile… o forse no, che possa insistere sul territorio un impianto privo di autorizzazione, o meglio autorizzato illegalmente, che produce come scarto il digestato, che è un rifiuto.

Però ci hanno assicurato che l’ambiente e la salute dei cittadini gli sta a cuore, e qualcuno si è anche spinto a dire che il biogas non lo vorrebbe proprio. Ci sorge un dubbio… ma la digestione anaerobica dei rifiuti organici “non è biogas…?”

Quindi il Comune si impegna a esplicitare per iscritto nello statuto del CONSMARI che per la “valorizzazione energetica” dei rifiuti, ci si dovrà limitare a impiantare… un’altra centrale a biogas! Che culo, vi ringraziamo di averci salvato dall’inceneritore!!!

Lettera firmata da un gruppo di donne di Matelica.

Sperando di essere d’aiuto e riflettere sul fatto che la politica va partecipata e non subita.

Buon fine settimana a tutti.

Il problema non è il risultato del voto, ma l’ipocrisia.

Piazza che vai, vita che trovi
Con la curiosità di un bambino – foto di Marco Costarelli

Ho scritto un pezzo riguardo gli esiti delle elezioni, una risposta a chi per strada mi ferma e mi critica riguardo al mio rifiuto della scheda elettorale.

Ho scritto di un popolo che non ha il coraggio di protestare, di alzare la testa perché troppo coinvolto dentro le sue false debolezze.

Ho scritto di un trentasettenne capo del Governo che ha la fiducia di chi è oramai artefatto in usi, costumi e gesti, ed al quale fa specchio una serie di sindaci eletti con lo stesso suo modo di infondere (in)sicurezze virtuali.

Volevo far passare la colpa al mondo, sulla scia della frase di George Orwell “Un popolo che elegge corrotti, impostori ladri e traditori non è vittima. E’ complice”.

Poi mi sono visto allo specchio ed ho riflettuto sulla mia vita, le mie scelte passate. Poi ho risposto al cellulare, ho visto la PlayStation spenta in sala di fianco al tv a led 3D e mi sono detto. “Ma che cazzo scrivo? Alla fine sono come tutti gli altri, magari solo un po’ più masochista.” Mi sono chiesto che senso avesse riportare una lamentela come se io fossi qualcos’altro rispetto al sistema.

Io faccio parte di questo ordine di cose, quindi che cambia se critico ma non faccio più niente per cambiarle? Che senso ha se non cambio io per primo?

Ho cancellato tutto!

Ho ripensato a quando, qualche anno fa, arrancavo per arrivare alla fine del mese, però mi sentivo ripagato dal sorriso di un gruppo di bambini e di ragazzi in cui ci vedevo la voglia di esserci, di esprimere le proprie convinzioni, incanalare nel verso giusto le emozioni. Riuscivo quasi a sentire i loro animi, mi sentivo parte di un processo di crescita sana. Nutrivano una freschezza contagiosa. Sentivo che quel ruolo conquistato a forza, era utile ed poteva essere esemplare per migliorare gli altri. Oggi no. Per carità sono più tranquillo economicamente, ho il posto e lo stipendio (finché dura) a fine mese e forse, anche 80 euro in più, ma posso dire onestamente con me stesso di essere felice? Dico che campo nel costante tentativo, a volte mal riuscito di frenare le emozioni. Ma forse la felicità è qualcosa di altro. E’ nella dolce freschezza di un abbraccio, un sentimento del cuore, un gesto che ti scalda l’anima che proviene da una frase, da uno sguardo di affetto, da una risata.

Forse ho solo paura che quella freschezza la stia perdendo piano piano per rincorrere una sicurezza “beffarda” anche io come gli altri.

Poi però ti capitano delle magie inaspettate, qualcuno che quel colore acceso negli occhi ancora ce l’ha, identico a quello che vedevo negli sguardi di quei bambini tempo fa, quella brillantezza iridescente che hai solo quando fai le cose in cui credi.

Per un attimo sono tornato a crederci, a credere nella possibilità di riconquistare più umanità, di riprendermi la voglia di dimostrare che cambiare il mondo in meglio in fondo non sia poi così impossibile.

Forse la vera rivoluzione sta nell’abbattere il potere dell’ipocrisia.

 

Rifiuto la scheda e vado avanti. Perché le scarpe me le faccio fare da chi dico io!

Le mie scarpe fatte interamente da Stefano Minetti (hanno due anni e vi assicuro che non le tratto bene per niente ma guardate che belle che sono)
Le mie scarpe fatte interamente da Stefano Minetti (hanno due anni e vi assicuro che non le tratto bene per niente ma guardate che belle che sono)

Al termine di una campagna elettorale caratterizzata dal peggio del peggio, porchette varie e programmi zero da parte di tutti i gruppi che si presentano (per onor di cronaca nel paesello, solo il movimento 5 stelle non ha offerto la porchetta), ho deciso che se proprio devo farmi fare le scarpe da qualcuno, me le faccio fare, come ho fatto quasi due anni fa, da un amico vero.

Stefano Minetti fa anche accessori su misura ma dovete corteggiarlo perché lui odia stare al centro dell'attenzione.
Stefano Minetti fa anche accessori su misura ma dovete corteggiarlo perché lui odia stare al centro dell’attenzione.

Stefano Minetti, un calzolaio Matelicese, uno di quegli artisti che creano da “zero” prodotti reali a “km zero” e, udite udite… interamente con le sue mani!

Prima di essere un grande artigiano è una persona di un’estrema levatura culturale ed è anche uno dei pochi che il suo mestiere lo sa fare bene! (le scarpe in foto hanno quasi due anni di maltrattamenti e sono ancora “IperComode”). Mi viene anche lo slogan.

“Solo da Stefano Minetti farsi fare le scarpe diventa un piacere.” 

Comunque cerchiamo di tornare seri (cosa che mi riesce spesso male). Franco Battiato in un dichiarazione di oggi al Messaggero (link) ha detto:

“Spesso chi fa andare avanti il Paese non vota, gli altri sono solo ladri (…) Grillo è una delle novità più interessanti, ma c’è una percentuale di oscuro che mi lascia perplesso”  

Franco Battiato - Fonte Internet
Franco Battiato – Fonte Internet

Stando a questa dichiarazione riportata sul giornale, posso tranquillamente affermare di condividerla appieno. Nessuno in questa campagna elettorale ha mostrato un minimo accenno ai problemi reali. Solo chiacchiere e slogan di marketing elettorale a tutti i livelli, con alle spalle un Paese ridotto ai minimi termini.

Quindi rifiuto la scheda e vado avanti, faccio astensionismo attivo perché ho cercato di pre-occuparmi, cioè “occuparmene prima” della “Politica”, prima che i giochi fossero fatti per non sentirmi un qualunquista, mi sono accorto di aver trovato un vuoto di argomenti pneumatico; da una parte chi si lamenta senza fare nulla e, dall’altra, chi fa proposte così tanto per farle.

Ho concluso pensando che forse il problema è che fa schifo la gente ma non ci voglio credere, nonostante tutto.

Vivo in un paese di 10 mila abitanti, con un centro storico spettacolare, e un bel clima, ma ci pisciamo sopra. Siamo lascivi, accogliamo chi ci prende per il culo e cacciamo via chi ci stima. Forse è nel DNA di un matelicese essere così.

Comunque i veterani della politichetta locale, per la maggior parte galoppini dei partiti, quando proponevo incontri tematici per costruire un programma condiviso e argomentato sui contenuti, mi rispondevano insultando e dopo avermi insultato, dicendomi che ero io il provocatore e che gli argomenti da scrivere sul programma si potevano scaricare da internet senza farla troppo lunga. Quando ho ribattuto che qualcosa l’ho anche scritta qui sul blog e, se qualora ne avessero avuto desiderio, avrebbero potuto copiare tranquillamente da qui, sono divenuto “quello da evitare” ad ogni costo più della lebbra.

Per fortuna che qualcuno si ricorda ancora che cosa abbiamo fatto insieme ad un gruppetto di amici (link) (link) (link), anni indietro per cercare di dare un minimo di slancio turistico e di apertura mentale alla cittadina in cui, anche se scomodo, ci vivo ancora. La partitocrazia, gli speculatori e gli egoisti oggi hanno depresso, “scoglionato” e di fatto, bandito questa parte buona, oscurandola, tenendola rilegata dietro ad un telo di plastica fatto di manifesti elettorali, di leva su paure varie, fregandosene, sembra sia in voga la proposta esclusiva del loro “Egocentrismo” fatto di nullità e nessuna aspettativa di interesse sociale, comunitario ed umano.

Allora come ho già fatto da tempo, visto che chi ha idee e le mette in pratica, qui viene preso a calci in culo a tutto vantaggio degli speculatori e dei ruffiani di turno e, visto che non mi faccio ora, e tanto meno mi farò comprare (MAI!!!)  dal primo politicante di turno con la porchetta, decido il mio rifiuto della scheda applicando l’astensionismo attivo (potete vedere cosa ho fatto e come si attua leggendo qui, qui e qui). Se sarò il solo a farlo non me ne potrà fregar di meno!

Nella mia casella di fianco al numero della tessera elettorale ci sarà scritto “Nessuno dei candidati mi rappresenta”.

Ho rammarico perché avrei voluto votare Movimento a 5 Stelle perché su Grillo e sulla volontà di costruire contenuti insieme alle persone e, per le persone, ci credo, ma non è stata chiara la composizione della lista civica e tutto il processo di composizione del programma e anche loro non hanno, almeno in questa zona, fatto niente nel verso della costruzione di idee necessarie e realizzabili. Rimangono comunque i “meno peggio”. Per questo, a maggior ragione si rafforza il mio rifiuto della scheda di voto.

Sono convinto che non ci sarà crescita se non si inizia ad aprire un processo di dialogo vero su forma, sostanza e contenuti, partecipazione sociale e soprattutto offrendo spazio ad idee innovative e competenze reali e non sbandierate, sotto ogni punto di vista.

Non vedo nulla di tutto questo. Vedo solo autoreferenzialità.

Quindi la morale è che le scarpe, quelle fatte bene, io me le faccio fare solo Stefano Minetti.

A proposito, lo trovate nella sua bottega davanti alla chiesa di Santa Maria a Matelica.

Comitato donne contro le industrie Insalubri di prima classe RIR

Liberiamo l'aria- striscione creato da Angela Allegrini e da me
Liberiamo l’aria- striscione creato da Angela Allegrini e da me.

Pubblico volentieri ed orgogliosamente il seguente comunicato del gruppo delle donne contrarie alle industrie insalubri. Una lettera scritta da chi è mosso dal cuore e non da ambizioni partitocratiche.

Lo condivido in pieno.

Sono contento delle loro posizioni concrete ma distanti, entusiasta del fatto che ci siano ancora persone di “valore” che non si fanno comperare.

Un richiamo ad una parentesi della società locale, specchio di quella nazionale.

 

ELEZIONI COMUNALI A MATELICA, OVVERO L’ESERCIZIO DELLA DOPPIEZZA

 

Siamo un piccolo gruppo di donne, quelle che a suo tempo si sono fatte promotrici, chiamandone altre a raccolta, della battaglia di piazza contro le R.I.R..

Quelle che si sono battute fortemente per organizzare la manifestazione che ha visto sfilare tante e tante persone per le vie di Matelica e che, per raggiungere questo obiettivo, hanno dovuto anche lottare con chi, all’interno del gruppo, era scettico sulla riuscita o riteneva più opportuno lasciare il passo ai politici “di professione”, temendo che sarebbero stati danneggiati da un eventuale flop.

Questa sinergia è andata purtroppo scemando nel momento in cui sono emerse più chiaramente posizioni diverse rispetto al modo di porsi nei confronti di una prosecuzione dell’impegno, in vista delle elezioni amministrative.

Qualche faccia di chi si dichiarava allora poco incline ad occuparsi in prima persona della politica cittadina, optando per una azione di solo supporto esterno, ora possiamo vederla su manifesti elettorali.

Noi, dal canto nostro, abbiamo deciso di aderire ad un progetto che è stato chiamato “Aria Nuova Matelica”.

Il nome non è molto originale, ma sarebbe stato il male minore rispetto alla assoluta mancanza di “originalità” di alcuni suoi componenti.

Abbiamo dovuto, nostro malgrado, scoprire che il “nuovo”, da qualcuno tanto sbandierato, nascondeva invece la più totale conformità alle vecchie detestabili regole della politica: la doppiezza, il voltafaccia, se non il premeditato infiltraggio teso a scompaginare.

La nostra buona fede e la nostra fiducia sono state carpite da chi si è servito di noi, in qualche caso forse per “sdoganarsi” e rivendersi poi ad un offerente migliore, e in un altro da chi giurava e spergiurava di voler condurre una strenua lotta contro l’attuale  “governance”, per andare infine a rifugiarsi scodinzolando proprio nella tana del lupo.

Tardiva crisi di identità o preordinata strategia per confondere e indebolire gli oppositori ?

Se la seconda ipotesi fosse quella giusta non c’è che dire, complimenti, prova d’attore magistrale !

E complimenti comunque anche a coloro i quali hanno accettato, dando esempio di grande magnanimità, di dare “asilo politico” nella propria lista a chi poco prima si dichiarava loro acerrimo nemico, in prima fila nella battaglia contro R.I.R. e biogas !

Evidentemente la lealtà e la coerenza non sono di questo mondo e c’è chi, pur di conquistarsi l’agognata poltroncina, è disposto ad abiurare a cuor leggero i buoni propositi per salire sul carro del presunto vincitore.

Ma si sa, in politica tutto è permesso e la politica è sporca…o è sporco chi la pratica…?

Noi crediamo ancora nello spirito di “Aria Nuova”, nella partecipazione diretta di persone cosiddette “comuni” alla gestione della Cosa Pubblica, nel diritto di poter decidere in piena libertà, esercitando un confronto trasparente, quali vie percorrere per lo sviluppo della città in cui viviamo.

Non neghiamo che avremmo voluto che un po’ di questo spirito entrasse nell’aula consiliare, ma questo si è scontrato da una parte con gli “incidenti di percorso” di cui sopra, e dall’altra con la diffidenza atavica verso “l’autogestione”.

Si potrebbe presumere che per molti sia più comodo demandare, prendere ordini da chi si ritiene più forte e più utile ai fini personali, svendendosi per poche briciole, precludendo così qualsiasi processo di cambiamento, a scapito di tutta la comunità.

Noi donne di “Aria Nuova” abbiamo deciso di non barattare la nostra dignità e il nostro libero pensiero.

Abbiamo perso l’opportunità di incidere dall’interno, ma non ci schiereremo mai con chi ha finora determinato uno scadimento della vita cittadina ad ogni livello, e continueremo a rimanere vigili ed impegnate.

Quel che in questo frangente possiamo fare è invitare a scegliere andando oltre le apparenze e gli apparati e le convenienze personali, per spezzare la rete di clientele che avviluppa la città, aprendo così un varco da cui far spirare finalmente una gradevole brezza di rinnovamento.