Archivi tag: ambiente

Overshoot day. Risorse finite.

Oggi è l’Overshoot Day, abbiamo finito le risorse, ne parlavo anni fa (qui), ed oggi cosa è cambiato? 

Solo che ne parlano tutti e che avviene un mese prima rispetto a 10 anni fa.

 

Viviamo in un pianeta che non ci regge più e questo non è difficile da capire. In chiave ambientale si comprendono anche le migrazioni, spesso provocate da deforestazione selvaggia, istituzioni nate per proteggere le diverse identità locali di paesi come l’Africa che invece di promuovere e produrre uno sviluppo lento e sensato per quei popoli, ne vengono fuori con il peggio di quello che ha prodotto proprio l’occidente.

 

L’idea verde di un’economia legata ai fabbisogni oggi è di fatto ridotta alle chiacchiere. 

Nonostante internet e le grandi opportunità di messa in rete delle informazioni sulle identità locali, rappresentate dalla biodiversità, la possibilità reale di lavorare tutti e lavorare meno è rimasto uno slogan, il business della rincorsa alla produzione e alla crescita mettono in secondo piano la sostenibilità reale dell’ambiente.

 

Si fanno le cose in nome di un’efficienza che troppo spesso ormai, si può tradurre in deficienza.

 

Non occorre arrivare fino in Africa per capire come si stiano appiattendo le varie diversità locali, come stiamo distruggendo le micro economie locali, basta solo visitare i paesini spopolati d’Italia, come viene gestita ad esempio l’acqua pubblica, sempre più privata e sempre più diretta a soddisfare i fabbisogni di metropoli caotiche e imbarbarite.

 

Guardiamo i paesi colpiti dal sisma 2016, mi ha colpito l’altro giorno un mio amico di Visso a cui ho chiesto se avesse pane cotto a legna, mi ha risposto, che li è rimasta solo la legna, ma che allo stesso tempo non la possono nemmeno più bruciare perché non esistono più i forni a legna.

 

 

Prima della
Prima della "Zona Rossa" a Visso.
una porta dietro al niente o al tutto
una porta dietro al niente o al tutto

Questa esclamazione mi ha letteralmente spiazzato, sembra impossibile che una società di montagna possa reggersi senza la legna da ardere, eppure oggi è così non ci sono più le case coi camini e questo non è un vantaggio per l’equilibrio ambientale di quei luoghi. 

 

E’ un segno anche questo di come tutta quella economia naturale in equilibrio con quei posti, è saltata, sostituita da moduli abitativi provvisori che non hanno bisogno di spiegazioni.

 

Allora in maniera volutamente provocatoria, penso che servirebbe una “start up” che faccia iniziare ad usare la testa a quanti abbiano smesso di farla funzionare, sedotti dal niente di un consumismo fasullo, fatto solo di compravendita, speculativa, eccessiva ed esasperante.

 

Un parassitismo umano senza logica, cultura, fantasia, rispetto di tradizione ed etica. Intanto acceleriamo sempre di più seduti nel vagone “sgarrupato” e mal ridotto di questo treno in corsa col motore in fuori giri, su rotaie arrugginite dal nostro chiedere senza mai dare.

 

Sembra girare sempre più veloce questa centrifuga che ci porta verso il baratro naturale. 

 

Non occorrono tanti accorgimenti per capire che questa purtroppo è la realtà. Fatta la tara dei vari mutamenti climatici in atto, e dei post inutili sui social, forse anche miei, mi sono sempre reso conto di quanto sia inutile, oggi, il meccanismo di sovra produzione in atto nel mondo. 

Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa

Favoriamo con la nostra competizione giornaliera asfissiante la creazione di un divario sociale fatto da pochi ricchissimi e sempre più poveracci, intimoriti da uno “status quo” alienante che disarma e annienta, per cui da una parte la noia e dall’altra la fame, divengono sempre più spesso questioni fatali.

 

Un gioco al massacro delle materie prime che sono finite, terminate, le stiamo sfruttando in debito. 

 

Secondo il Global footprint network (link) stiamo consumando le risorse per il 75 per cento in più di quelle che la terra riesce a rigenerare, occorrerebbero di fatto 1,75 pianeti terra per soddisfare il consumo di risorse che consumiamo ogni anno. Siamo parassiti del pianeta e non ce ne rendiamo conto. 

 

Perché questo, secondo alcuni è ancora l’unico modo di vivere possibile, l’unica via dell’esistere, l’iper consumo; criceti in gabbia o rane bollite.

 

E’ incredibile come questo aspetto di economia distorta su scala globale, che porta a sprechi insensati sia paradossalmente ancora idolatrato come unico modus vivendi di una popolazione globale che sta soffocando per colpa dell’economia della competizione che si è imposta da sola. 

 

Siamo le vittime delle offerte speciali, degli sconti del supermarket del tutto e subito, senza nessun interesse per il domani, come se fossimo in fondo, tutti coscienti di non averlo per niente un futuro domani.

Overshoot day. A Fiastra colpisce come l'arte sia esempio di collaborazione tra uomo e natura.
Overshoot day. A Fiastra colpisce come l'arte sia esempio di collaborazione tra uomo e natura.
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Solstizio d’Inverno in percentuale

Oggi è il solstizio d’inverno ma le percentuali sono molto basse. Sembra quasi che il Padreterno, Madre Natura o chi per loro dovessero verificare come sia lo spread per far cambiare stagione. Il mondo non vive in base ad esigenze economiche, gira finché non si stanca di sopportarci senza tenere conto del deficit delle democrazie o di altri regimi più o meno popolari o populisti che cercano di orientare gli scenari economici.

Questa storia delle percentuali del 2,4% e del 2.04% mi ha stancato sul serio.

Nella fattispecie ho paura che dietro a tutto questo ci sia, da una parte la solita politichetta italiana che gioca a dadi con l’Europa e, dall’altra, una serie di gruppi finanziari affamati di speculazioni. 
In mezzo, incastrata come in una morsa da meccanico, c’è l’economia reale, fatta di piccole e piccolissime realtà che fanno fatica a decollare come le startup, o che continuano a scomparire come le botteghe artigiane, perché prese in giro in modo incessante da un sistema sempre più convinto di poter fare a meno di tutto e tutti.
Facciamo un giro nei piccoli paesi morenti per renderci conto di come continuano a spopolarsi, poi andiamo a vedere come ‘scoppiano’ in tutti i sensi le grandi città. 

Quante iniziative inutili vengono finanziate alla carlona, in special modo se parlano di salvaguardia dei piccoli territori, quanti sono i progetti di rilancio che funzionano in tutta la penisola…? 

A furia di chiacchierare di Europa, di Pil, di deficit e di crescita, stiamo perdendo ‘valore reale’ ogni giorno, e questo valore perso non si recupera più, perché si chiama “abilità manuale” e si declina nella sapienza di “saper fare prodotti di qualità”. Ma a forza di fasciarci la testa per imparare ad usare una stampante 3d, non si trovano più prodotti durevoli e soprattutto Mestieri (con la M maiuscola) come i tornitori, gli stagnini, i sarti oppure i muratori professionisti che non vengono nemmeno considerati (su questi ultimi, vedi ricostruzione post “PulpSisma”). Tutto diventa sempre più approssimativo, fatto di corsa, fatto male, deve durare poco, dobbiamo correre. 
 

Il paradosso è che tutto quello che ci danno a bere, alla maggior parte della massa sta bene, perché è ammaestrata ormai, oppure demotivata e compra tutto quello che fa tendenza anche se non vale un cazzo. 

La stessa cosa vale per il cibo. Guardate la miriade di cultivar che stiamo perdendo, siamo sicuri di averne così tante ancora?

Ho paura quando vedo un prodotto ‘di nicchia’ in un supermercato perché, anche se costa come l’oro, non può reggere il sistema elevato di produzione in numeri da scaffale.

Da qualche tempo mi sono preso la briga di leggermi alcuni disciplinari di produzione DOP, IGP ecc… (chi mi conosce sa bene la mia estrema criticità all’IGP del Ciauscolo, metto il link ad un mio articolo di molto tempo fa), dopo un po’ che vado avanti a leggerne gli articoli, mi prende sul serio la voglia di bere il detersivo per i piatti e, vi assicuro, che non sono autolesionista, quindi magari opto per una “coca cola” almeno so di non sapere cosa bevo….

Oggi tutto viene reso estremamente immateriale e liquido da un capitalismo fatto di soli utili e da una politica che guarda esclusivamente l’immagine. 
Sembra che non ci sia più spazio per chi tenta di essere pragmatico nel risolvere questioni in molti casi anche estremamente semplici da sistemare, che magari, aiuterebbero a sopravvivere senza debiti o ansie. 

Cazzo oggi sono andato da un artigiano, uno bravo che il suo lavoro lo sa fare, sembrava fosse esaurito dietro una serie interminabile di questioni burocratiche. 
Per me è da questa stupida corsa all’immagine inutile ed utopica che derivano tutti i problemi di Pil deficit e di altra economia che non riguarda la sopravvivenza dignitosa delle persone ma solo il loro apparire belli fuori e vuoti dentro, per galleggiare in una società omologata e omologante.

Spesso quando finisco a pensare a queste cose qui, alzo lo sguardo, vedo la mattera in cucina che è di fine ottocento e mi rendo conto che è il mobile più antico della stanza e che però il suo lavoro di mobile lo fa meglio di tutti gli altri arredi più giovani e anche ‘componibili’. 
Non sono un economista e non voglio neanche esserlo, ma sono convinto che il consumo a tutti i costi sia l’unica delle ideologie che continuiamo a perseguire, di sicuro è anche l’unica più catastrofica ed inattuabile. Smettiamo di correre senza motivo prima che sia troppo tardi. Intanto il Natale arriva lo stesso insieme con la corsa accorata allo shopping, mentre dentro al significato di quella “Grotta” non ci guarda più nessuno, se non per farci speculazione di bassa politica.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

“Soave” come il castello, il paese, il vino.

Soave come il castello. Custodito da Mauro Nicolai che con passione guida anche i viandanti raccontando i momenti storici più particolari e le varie stanze della rocca scaligera.

Mauro Nicolai nel cortile del castello
Mauro Nicolai ed io nel cortile del castello.

La bella sensazione di essere accolto nella concreta semplicità con cui lui descrive momenti storici vissuti in quel castello; la stanza di Dante Alighieri nel suo periodo di soggiorno a Verona, la torre di guardia da dove venivano condannati e gettati banditi oppure gli oppositori, fino alla decisione di Cansignorio della Scala di ampliare la cinta muraria per permettere una fortificazione completa di tutto il paese, poiché le sole mura della rocca principale non bastavano, nei momenti di assalto, ad ospitare tutti gli abitanti che negli anni, intorno a quel mastio difensivo, avevano formato un villaggio abbastanza numeroso. Quel che rimane impresso di questo luogo, oltre al fatto di essere uno dei pochi paesi ancora completi di tutto il perimetro della cinta muraria, è il senso di familiarità e gentilezza spontanea, che ho potuto apprezzare un po’ in tutto il borgo.

Stele Camuzzoni
Stele Camuzzoni

La proprietà oggi è ancora della famiglia Camuzzoni, infatti nel 1892 il senatore del Regno Giulio Camuzzoni decise di rilevarlo per restaurarlo con il preciso intento di lasciare ai posteri una completa sensazione di immersione nel periodo medievale.

Soave come il paese (e quindi i suoi abitanti). E’ apprezzabile la cura messa nel coltivare bellezza; la noti sui balconi delle case del centro, la pulizia per le strade e quel senso di freschezza genuina tipica dell’atmosfera prealpina elevata dal plus della cinta muraria che ne segna i perimetri elevando tutto il paese in un unicum di calma e straordinari scorci fiabeschi. Per questo motivo passeggiare per il centro storico è un piacere che può durare da mezz’ora a tutta una giornata, parecchie sono le enoteche, tutte ovviamente fornitissime di ogni peculiarità locale, un intarsio di piccole botteghe caratteristiche e particolari e, anche diversi ristoranti, alcuni molto interessanti dove quella bellezza si tramuta in gusto.

Stradina fra i filari
Stradina fra i filari

Soave come il vino, (anzi i suoi vini e le sue cantine). Ottimi vini bianchi, la famosa doc che prende il nome appunto dal paese, ma anche ottimi rossi, perché questo territorio incrocia gran parte della vocazione vitivinicola della Valpolicella, quindi l’Amarone che qui viene prodotto risulta, in molti casi, di gran livello. Sono stato a Soave qualche settimana fa, in un giro che ha fatto tappa anche al Vinitaly; in qualche cantina del paese ho potuto vedere bandiere affisse con l’iniziativa “Vinitaly and the city”, scoprendo una pregevole iniziativa portata avanti insieme ai paesi di Valeggio e Bardolino che hanno creato momenti atti a veicolare il pubblico che in quei giorni ha fatto visita in massa a questa colossale manifestazione. Una bella idea per attuare il

Statua e merli.
Statua e merli.

concetto di “Terroir”. Fra l’altro ho scoperto che a breve si terrà proprio la festa medievale del Vino Bianco di Soave (informazioni link pagina fb Proloco)

Soave mi ha dato la bella impressione di essere un luogo dove le sue mura riescono ancora a preservare la propria identità ma le sue porte la condividono col mondo.

Informazioni: Ufficio turismo e Proloco

Dionisio…. ciao amico mio!

Ciao amico mio!

Ciao tra i dolori di una terra che avrebbe ancora bisogno di te!

Inaspettatamente sei scomparso, come rassegnato da una stupida cecità di un popolo inerme, isolato e desolato. Sei stato un maestro di vita prima di essere quasi un nonno per me! Ti ho voluto bene e ti chiedo scusa se ti ho deluso! Se ho deposto le armi, rassegnato da questa ignoranza sterile della gente che ho visto disorientata! Dionisio sei Stato formula di coraggio esempio di un vivere pioneristico asimmetrico alle convenzioni!

Un uomo che mi onoro di aver conosciuto, dal coraggio reale delle proprie convinzioni, portate avanti da marchigiano vero, pragmatico nelle scelte e con il coraggio umile di chi conosce i limiti e le potenzialità della propria terra!

Un grande esempio per tutti gli stolti che popolano oggi questi paesaggi straordinari! Un agriCultore con la cultura del paesaggio, di quelli che non esistono più!

Il Tuo orgoglio identitario, timido e deciso spero che faccia breccia sulla stupidità telematica di oggi! Sui tanti falsi intellettuali, i consulenti della prima ora che popolano le istituzioni e che tu hai reso inermi da sempre.

Ti voglio bene Dionisio, sei stato un grande maestro di vita per me e per molti altri. Sei uscito di scena ad ottantotto anni, senza far rumore mentre fuori c’era la neve.

Il tuo essere all’avanguardia nonostante l’età è dimostrato dal fatto che della tua scomparsa, io almeno, ne sia venuto a conoscenza da un blogger. Un ottantenne declamato da un internauta dell’Italia di oggi sembra quasi un paradosso.

Bertini, hai spezzato i sigilli! Sei un baluardo, un esempio di un’identità che può essere riscoperta attraverso la condivisione, connubio di armonie tra esperienza ed innovazione.

Sei il nonno PIONIERE di tutti quelli che preferiscono RACCONTARE piuttosto che copiare male le frasi senza senso degli esperti di marketing.

Mi ricordo i giorni in cui scherzavo del fatto che vendessi farina per polenta in Valsugana. Tu mi dicevi che non era così paradossale perché le varietà di granturco erano completamente differenti. Sono uncinate le pannocchie loro mentre qui, il TUO “quarantino del maceratese” era diverso, quindi APPETIBILE per quei posti. Io sorridevo e scherzando ti dicevo che eri un grande commerciale, ma non avevo capito niente. Il tuo era un esempio di orgoglio territoriale, che non c’entra niente con il commercio o col marketing. La tua era sapienza si era fatta sul campo.

Ti voglio bene amico mio e, sono convinto che il tuo messaggio è stato un esempio da seguire per tutti quelli che vogliono un mondo migliore senza tante “stupidate”, ma con il tesoro delle tante cose che il nostro paesaggio può offrire.

Ciao grande, sei stato la mia icona pop!

Se delle varie realtà particolari, non frega più niente a nessuno, …perché indignarsi per il TTIP ?

Era il 1974, Pasolini parla di regime della civiltà dei consumi, vedete il video poi leggete il pezzo se avete finito di struccarvi da “zombie idioti”. Questa intervista sembra fatta oggi! Ecco perché me ne frego del TTIP e di tutte le puttanate che sparano i politici. Tanto sono tutte strategie per far ingerire la pillola e far in modo che niente possa cambiare in meglio. Oggi paradossalmente occorrebbe essere “tradizionalmente anticonformisti”. 

Quella omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere della civiltà dei consumi, riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. Questa acculturazione sta distruggendo l’Italia. Quello che posso dire è che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi.

Pier Paolo Pasolini a Sabaudia, Febbraio – 1974 –

La gente che ha fatto ore di fila per vedere un padiglione dell’Expò dove ci stanno pezzi di plastica a forma di cibo, è lo specchio di una civiltà inutile. Mi domando ma un giro per i paesi vi da proprio fastidio? Parlare con i contadini, respirare l’odore delle case di un borgo, i primi camini accesi, si scopre sempre qualcosa di nuovo e trovi sicuramente una sorpresa più genuina dietro un sorriso di un anziano o di un bambino.

Dopo aver sparato 4 miccette per Halloween ed essersi tolti il trucco da “zombie rincretinito”, mi piacerebbe fare quattro passi all’aria aperta. Tanto per respirare un po’ di aria fresca e, magari, capire che la vera bellezza sta dentro i luoghi che snobbiamo di più. Un piccolo borgo, un centro storico, un pezzo di natura ancora in equilibrio con gli uomini.

Camminando per i vicoli dei paesi, non rimane quasi più nulla delle varie “realtà particolari”, le realtà che hanno caratterizzato da sempre l’Italia, sono sempre più assottigliate, e più le istituzioni e la politica parlano di agire per salvaguardarle, sempre più spesso, per colpa di ignoranze e superficialità, si scrivono normative o leggi che ne favoriscono l’effetto opposto, quindi la scomparsa. Se avete tempo, cercate di leggere cosa ci sia scritto nei disciplinari di produzione  IGP, DOP, DOCG ecc. di diversi prodotti.

La stragrande maggioranza di queste sigle sono regolate da norme che ne ammettono spesso l’utilizzo di conservanti per l’esigenza, dicono loro, di sostenere il mercato. Allora mi domando se esiste una Denominazione di Origine Protetta perché la tendenza è quella di affrontare il mercato? Tanto varrebbe scrivere “Promozionale” invece che “Protetta”. Viceversa se si vuol “proteggere” un determinato prodotto, lo stesso andrebbe reso puro dall’aggiunta di “roba chimica”.

Bisogna capire che ci sono prodotti di eccellenza e alta manualità che non devono essere fatti per il mercato ma andrebbero tutelati proprio dal mercato stesso. Andrebbero trattati al pari delle opere d’arte di un museo.

Ecco perché, in fondo, diviene ovvio che l’Organismo Mondiale della Sanità lanci l’allarme sulle carni e sugli insaccati. Quindi, da una parte le lobby della soia e multinazionali come la Monsanto che premono per una omologazione che ci porta a marcire, dall’altra le istituzioni regionali e locali che permettono di vagliare disciplinari per insaccati estremamente discutibili, dove si ammette ad esempio l’uso del salnitro o di altri conservanti, quando tradizionalmente questi non c’erano, quindi la conseguenza è che, anche il prodotto alimentare che lo contiene, per la proprietà transitiva, diventi potenzialmente cancerogeno.

Il problema non ci sarebbe se ricominciassimo a riconsiderare “le varie realtà particolari”, la straordinaria varietà dei nostri prodotti territoriali, le manualità che forse ancora sopravvivono nei piccoli borghi. Tutti questi allarmi non ci sarebbero se invece di andare al centro commerciale a stressarci tra gli scaffali, iniziassimo a camminare per le strade provinciali e per le colline e/o andassimo nei caseifici, o nelle salumerie di campagna, parlassimo ai contadini o vivessimo più a contatto con la realtà.

Se invece, tolto il trucco da zombie per Halloween, preferiamo far 50 km di autostrada per vedere l’ultimo mobile da montare all’IKEA, mangiando per pranzo un Hamburger e una bibita fresca, fanno bene a far passare il TTIP, non avremo più barriere per marcire tutto l’anno da zombie rincoglioniti e spenderemo ancora meno per comprare stronzate, mangiare schifezze e decontestualizzare completamente le nostre identità.

Buona domenica a tutti bella gente!

Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster
Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense
Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

…a Sangmelima ….quando i bambini fanno ooooh!

Camerun, Sangmelima, 13 maggio 2015

 

Iniziata dall’opera dell’instancabile ‘mon pére’ Sergio Ianeselli, a Sangmelima i volontari di Agape sostengono un orfanotrofio. Suor Christine è la coordinatrice anziana. Una donna che ha iniziato il suo cammino spirituale aiutando i piccoli bambini abbandonati dentro la propria casa oramai 30 anni or sono.

Riguardo l’abbandono dei minori, bisogna sottolineare che, la tradizione animista di questi paesi dell’Africa nera, non lo concepiva.

Nei villaggi infatti, avevano la tradizione della ‘famiglia allargata’ per cui la solidarietà di sostegno ai più piccoli in caso di necessità, era dovuta per religione e legge. Poi agli inizi dell’ottocento sono arrivati i coloni, per lo più, tedeschi e francesi, hanno impiantato i grandi agglomerati urbani, con i loro problemi conosciuti anche nei cosiddetti paesi evoluti, compreso l’abbandono.
Oggi sono quasi 50 i bambini ospitati completamente presso la struttura di Sangmelima.

Qui Daniele Ortolani e Cristiana Consalvi fanno un grande lavoro di supervisione dall’Italia con Agape, attraverso viaggi costanti in Africa, cercando donazioni, istituendo adozioni a distanza e iniziative di propaganda diretta in Italia, per l’ausilio e il sostegno alla casa di accoglienza.
Sangmelima trasferisce l’allegria consapevole di una sofferenza passata da piccoli esseri umani.

Il Camerun, Yaunde. Un immersione nei forti contrasti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Partire con una grande curiosità addosso. Non sapere cosa aspettarsi una volta arrivati a destinazione.

Siamo decollati da Fiumicino alle 6 e trenta insieme a Monia Bregallini, Santina Barboni e Monia Pecchia di Halley informatica, e gli altri partiti con noi dell’associazione Agape Daniele Ortolani, Cristiana Consalvi e Francesca Cuccu. Ci hanno introdotto nella mentalità che avremmo incontrato nel cuore del continente nero.

Appena scesi a Yaunde, dopo due scali a Bruxelles a Duala e circa dodici ore di viaggio, siamo stati accolti da uno splendido tramonto africano. Qui la notte scende presto, alle 18 e 30 è già sera. Finiti i controlli aeroportuali per l’ingresso in Paese, non molti in realtà come si può immaginare, il cielo si è scurito.

Padre Sergio era lì, ci ha preso in consegna, siamo in Africa. La mia prima impressione è stata quella di essere ospite di una figura importante, per cosa sta affrontando in queste terre con coraggio e vocazione, una missione d’amore per il prossimo.

Oggi è il secondo giorno, e già abbiamo visto molte cose. Siamo nella struttura di Padre Sergio, un’oasi per i bambini di Yaunde, li abbiamo visti andare a scuola, alcuni, a dire il vero ricoverati e controllati per alcune malattie, più o meno gravi, altri in fisio terapia per cercare di tenere sotto controllo sindromi di spasticismo.

C’è ancheun laboratorio di ottica curato e gestito da un’italiana, Sonia Gasperini.

Nel pomeriggio di oggi, siamo stati in visita presso le strutture ricettive universitarie che Padre Sergio ha fatto costruire qualche anno fa vicino Yaunde. Toccando con mano la realtà di questi territori, divengono chiare anche le difficoltà da superare, per cercare di aiutare e sostenere queste popolazioni. Un italiano medio come me, sarebbe portato a chiedersi “Ma chi glielo fa fare?”

La risposta e il sollievo dell’anima arriva dopo nello sguardo e nel sorriso commosso di quei giovani aiutati a crescere ed essere istruiti anche se non potrebbero permetterselo come nel caso di Elù, una giovane Camerunense che all’arrivo di Daniele e Cristiana li ha travolti letteralmente di abbracci.

E’ lontano il Camerun. Strana la sensazione di sentirsi “quello diverso” in terra straniera. Mi era successo in Germania non molto tempo fa a Dusseldorf dove ero l’unico moro in mezzo a tutti pallidi. Qui è un po’ diverso, i colori sono differenti ma i sorrisi, quando ci sono, hanno il potere di rafforzare una tavolozza multiculturale di straordinaria bellezza.

Per le strade l’imbarazzo nel colore della mia pelle, per quanto in queste zone, noi bianchi siamo stati a dir poco invasivi. Abbiamo preso molto, in termini di materie prime e abbiamo restituito loro, molta voglia di occidente, la passione per il calcio, la coca cola e i jeans.

Però quel lieve senso di colpa nei confronti di queste popolazioni si allevia grazie al lavoro di quelli come Daniele, Cristiana, Francesca, e Sergio.

info e contatti: www.agapeonlus.it

P.S. Ringrazio Giovanni Ciccolini e Halley Informatica per questa straordinaria esperienza di vita che sto passando assieme alle colleghe.

Giornata della terra! …e Google mi ha detto che sono un drago di Komodo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Google ha linkato un test veloce e simpatico sull’home page del portale. E’ venuto fuori che sono un Drago di Komodo.

Ora, sul fatto che sia affamato di vita, non ho niente da eccepire, ma che mangi capre intere, dovremmo metterci d’accordo.

Sicuramente però se prendiamo l’aspetto metaforico della frase, devo ammettere che quello ci sta tutto. Ultimamente infatti sono propenso a fare figure da “capra” senza rendermene conto e, per fortuna, ancora in occasioni non lavorative.

Inoltre è palese che ci siano capre che mangerei vive, intendo tutti quegli esseri che, senza cognizione di causa parlano ed esprimono considerazioni proprie senza sapere nemmeno di cosa dicono. Di quelle ce ne sono fin troppe.

Comunque l’evento si celebra da moltissimi anni. All’inizio era il 21 marzo di ogni anno, giorno d’ingresso della primavera ma ormai da parecchi anni (credo intorno agli anni ’70, poi se cercate su internet vedete con precisione) è stata ufficializzata la data al 22 aprile. La giornata della terra è una ricorrenza istituita per far riflettere sulle tematiche ambientali e sui modi in cui poter inquinare meno. Comunque maggiori informazioni potrete trovarle qui.

http://www.earthdayitalia.org/

P.S: Dovrebbe essere ogni giorno la “Giornata della Terra”. Parola di ….Drago di Komodo… Vedi te sto faccia da Google!

La rivoluzione è la bellezza, la sconsolazione è pubblica!

(Ho inserito questa canzone di Adriano Celentano con un video fatto da un genio anonimo di internet con sottotitoli in RUSSO!)

Mi sono occupato di promozione del territorio fino al 2009.  Ho gestito una cooperativa che ho chiuso per lutto appunto 3 anni fa. Tante iniziative fatte, bei successi sia in termini di riscontro economico sul territorio che a livello umano. Ancora oggi sostengo che questo tipo di attività creativa sia utile come l’acqua pulita. Ma serve se fatto bene e con professionalità. Nella creazione degli eventi che ambiscono a suscitare appetibilità turistica, ad esempio, un fattore fondamentale oltre all’analisi dei punti di forza rispetto ai contenuti, che si vogliono trasmettere, è fondamentale l’adeguata pianificazione ed il budget a disposizione.

Fino al 2009 il sottoscritto ha coordinato una manifestazione di carattere nazionale per l’accrescimento in ambito musicale dei bambini. Con un gruppo di professionisti musicisti, artisti ed insegnanti di caratura nazionale, la manifestazione è cresciuta fino a raggiungere oltre 1500 partecipanti da tutta Italia (isole comprese) che, per essere presenti all’evento, programmavano la loro gita scolastica qui a Matelica e nelle zone circostanti.

Da un evento di carattere puramente culturale, ci siamo resi conto in pochi anni dei risvolti turistico/economici che la stessa iniziativa procurava al nostro entroterra. Certamente non saranno stati milioni di euro ma erano pur sempre l’introito maggiormente verificabile in termini di pernotti direttamente riscontrabili che ci sia mai stato in zona. Basti pensare che gli stessi partecipanti all’iniziativa solo di pernotto e prima colazione spendevano presso le strutture del nostro territorio circa 25 euro cadauno e che la permanenza era di 2, 3 o 4 giorni. A questo vanno aggiunti i pasti da 7 euro in convenzione, in su.

Il problema più grande a cui si doveva far fronte era sempre la pianificazione, cioè il poter avere il benestare al progetto da parte degli enti preposti al finanziamento nei tempi utili ad una adeguata programmazione, altrimenti risultavano inutili  stanziamenti importanti se fatti ad evento concluso. Mille rivoli burocratici, soldi anticipati e lavori fatti gratuitamente dal sottoscritto e da chi, soprattutto con passione, collaborava all’iniziativa. Le soddisfazioni che avevamo a livello nazionale erano perfettamente controbilanciate dai muri di gomma e dalle delusioni che arrivavano dalle istituzioni coinvolte. Primo in classifica il Comune di Matelica da cui ricevetti una diffida nel 2009/10 perché mi permisi senza comunicazione formale a “sua maestà” di andare a descrivere il progetto all’onorevole Luigi Berlinguer Presidente del Comitato nazionale per l’apprendimento della Musica. Da quella visita scaturì, lo stesso anno, un patrocinio dal Ministero della Pubblica Istruzione, udite udite, indirizzato al diffidato, …io.

La cosa buffa fu che ricevetti le due lettere contemporaneamente. Dopo questa cosa e altre che non descrivo perché rischierei di annoiare chi legge, persi sinceramente le speranze e rinunciai all’iniziativa chiudendo baracca e burattini.

Ovviamente chi vive qui oggi può ben notare come l’iniziativa non esista più e, soprattutto, come paradossalmente, si possano “(s)valorizzare” determinate aree per insediamenti ad alto rischio di incidente rilevante perché, dice il sindaco, altrimenti quei lotti rimarrebbero fermi e non si venderebbero. Vogliamo chiamarlo masochismo politico questo atteggiamento? Ignoranza burocratica? Non saprei dire. Parafrasando Adriano potremmo chiamarla “Pubblica Ottusità”

Di una cosa sono certo. Oggi è tremendamente difficoltoso aprire e mantenere un piccolo albergo o un agriturismo con “tutto in regola” oppure una piccola bottega artigianale, mentre altre attività sembra che abbiano quasi un lascia passare contro cui non si possa far nulla.

Il futuro è tornare ad una dimensione umana più lenta, meno inquinata e fatta dei valori artistici della manualità, e della bellezza. La vera rivoluzione è questa. Cambiamo rotta se siamo ancora in tempo!