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Montmartre quartiere d’arte

Parigi – Montmartre. Con l’aereo scesi a Charles de Gaulle e fra RER e Metro, si arriva a Montmartre. La curiosità di quel posto mi assaliva in tutto il viaggio. L’idea d’incontrare quegli artisti con l’ombrellino, incrociare i ritrattisti lungo i piccoli vialetti che circondano la basilica del Sacro Cuore, fermarsi a visionare le tecniche di pittura, i tipi di pennelli, le spatole oppure gli altri oggetti usati per dare un significato al colore: il senso di creare arte. 

Montmartre è la genuinità di Parigi, i suoi artisti, alcuni fantastici, sono quelli che rappresentano, il senso più romantico di vivere l’esperienza dell’arte. In questa piazza sono passati artisti del calibro di Pissarro, Steinlen, Modigliani, Picasso ed altri ancora, l’essenza dell’artista in piazza con l’ombrellino non indica minor valore, ne aumenta il verso romantico. Un’emozione per gli occhi, se un’opera riesce a trasmettermi, sincerità, intuizione e conoscenza della tecnica per me acquista valore insieme a quella genuinità improvvisa e mai improvvisata di voler fissare su qualsiasi supporto qualcosa che riesca a trasmettere emozioni e sentimenti, ritorna utile nell’arte, impronta un pezzo di se stessi verso il pubblico. 

 

Montmartre e la sua place du Tertre è stata per me un’iniezione di spunti creativi, un tuffo nel passato, un richiamo alla Belle Epoque alla spensierata ricerca di nuove avanguardie fino ai covi d’intellettuali che hanno donato nuova linfa al mondo di cui però continuerò a parlare in un altro pezzo. A Montmartre ci ho passeggiato due volte di sera appena arrivato, ed in tarda mattinata. Due stupori diversi. La prima volta quella serale, dopo aver costeggiato il Sacro Cuore ho raggiunto la piazzetta, c’erano seduti non più di una decina di artisti per lo più chi faceva ritratti. Da lontano uno di loro mi dice: “italiano vuoi un ritratto?” – io sbalordito perché stavo pure zitto in quel momento, gli domando – “Come l’hai capito che sono italiano?” – “ce l’avete scritto in faccia che siete italiani, voi …italien!” poi mi sorride e si volta salutandomi. Anche io sorrido e continuo, di certo quel momento lì ha avuto la sua valenza immateriale, di stupore, sorriso, battute. In quel momento, anche quelle emozioni sono state una forma d’arte. A pensarci bene avrei dovuto fermarmi e tornare e farmi fare quel ritratto che mi avrebbe ricordato e forse, chissà avrebbe aumentato anche il suo valore nel tempo. Continuando la passeggiata tra vicoli e bistrò, la chiesa del Sacro Cuore era ancora aperta. Bella maestosa, da quella collinetta che domina e protegge Parigi. Se Montmartre sotto certi aspetti ricorda la nostra Trastevere, quella basilica è il balcone del Gianicolo. Guarda Parigi con gli occhi di una madre, è un messaggio di pace evidente e rigenerante. 

Montmartre di sera l’ho notata tranquilla e cordiale ma attenzione perché tutti avvertono di stare attenti al portafogli, e forse anche Maurice Leblanc ne sarà stato ispirato quando ha inventato Lupin.

Quando sono tornato di giorno, Montmartre era un’emozione diversa, fatta di luce e di un autunno ancora caldo anche se per poco. I colori accesi delle foglie gialle e rosse, le famose vigne che danno un tocco romantico ad un quartiere già unico e sinuoso. Le piccole botteghe aperte sono piene di visitatori, non solo turisti, anche autenticità. I ritrattisti ti fermano per le piccole viuzze acciottolate ed altri ancora sono in place du Tertre insieme agli artisti di paesaggio, di figure  fantastiche o di astratti. Un vecchio pittore ha appena terminato da poco 4 piccole tele ad olio fatte a spatola, l’odore dei colori e la luce d’autunno rende unico questo luogo, colmo ancora di grande autenticità. Sembra che qui la globalizzazione sia stata in qualche modo fermata dalla creatività, rimango attratto da un astrattista che sembrava impazzire sopra i suoi acquerelli, getta acqua sul cartoncino e la toglie con frenesia, più avanti, altre opere di altri artisti che rimandavano il pensiero indietro nel tempo, agli inizi del secolo scorso. Intrecci di passato, presente e futuro donano continuità all’essenza dell’arte.

Le vigne a Montmartre - I toni rossi delle foglie di Vite
Le vigne a Montmartre - I toni rossi delle foglie di Vite
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese

Vicino alla piazzetta una piccola locanda da fuori abbastanza anonima e di certo non pulitissima ma, una volta dentro sembra tornare indietro di 100 anni, l’inizio del ‘900. Posateria d’argento e costi molto equilibrati per essere a Parigi, buon vino rosso, selezione di formaggi interessante e un arrosto d’oca davvero equilibrato di casa, di rispetto per la tradizione. Oltre al cibo interessante anche i clienti sembrano calati in una gestualità che ricorda molto quella gentilezza ereditata dalla étiquette e dal costume di quegli anni. 

Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo

Un altro locale molto interessante si chiama “Le Caulaincourt” e si trova nella zona omonima. Mi ha servito Paul (foto a sinistra) con molta cortesia e professionalità dato che il mio francese risulta di fatto inesistente. Accenno a questo locale perché è stato aperto da pochi mesi ed è un gruppo di ragazzi a gestirlo. Mi è sembrato molto interessante il richiamo alla tradizione parigina. Buono anche l’abbinamento con i vini soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
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Mauro Puccitelli, essenza vetraria!

Essenza vetraria; la storia della bellezza fragile salvaguardata da concreta sapienza. Certe volte mi reputo fortunato quando penso agli artisti che ho avuto modo di conoscere. Soprattutto spesso rifletto sul fatto che, forse, sono fra i pochi ad avere avuto l’opportunità di vedere nascere un oggetto praticamente dal nulla, completamente modellato e concluso attraverso l’opera di un “maestro artigiano”. Nessun fastidioso step di catene di montaggio, nessun passaggio di mano. Responsabilità nuda e cruda nel creare qualcosa di straordinario perché unico, partendo dalla materia prima e, cercare di creare una propria rappresentazione materiale della fantasia, dare, per quanto impossibile, una sostanza al sogno. Forse è questo il senso delle sfere di vetro soffiato di Mauro Puccitelli, maestro d’arte vetraria, oggi a mio avviso un punto di riferimento artistico nel settore del vetro artistico per gli artigiani di quasi tutta Italia. Mauro rappresenta così la sua fantasia, attraverso il vetro riesce a dare dimensione ai sogni e li racchiude dentro bolle, tanto affascinanti quanto fragili, come spesso sono le idee.
essenza vetraria nei particolari degli insetti in vetro che sembrano veri
essenza vetraria nei particolari degli insetti in vetro che sembrano veri
Nelle sfere di Mauro ci sono unicorni, farfalle, insetti, bruchi, fate e ogni cosa possa venire in mente all’essenza straordinariamente creativa di un artista che riesce a farti scorgere quanto siano eleganti e straordinarie le forme più piccole e quanto, allo stesso tempo, possa essere di fondamentale importanza fermarsi ad osservarle, come faceva lui con i colori dei sassi bagnati quando, da piccolo, mi racconta di essere rimasto spesso esterrefatto ad osservarne la lucentezza, specie in quelle pietruzze che lasciano filtrare un po’ di luce ed è come se volessero mostrare una parte di come sono fatte “dentro”, quasi a voler raccontare una confidenza su qualcosa che al buio, invece, rimarrebbe segreta. In quelle “bolle” c’è un po’ tutto questo, e vanno quindi trattate con cura e col rispetto che si deve alla loro elegante fragilità. Le ragnatele di fili di vetro, gli insetti e gli unicorni della sua bottega aperta fino al 30 agosto all’ombra della rocca di Senigallia, infondono aspetti di una storia straordinaria che meraviglia gli occhi, e racconta di infinitesimali piccoli universi protetti dalla lucentezza sottile e cristallina del vetro soffiato. La bottega temporanea dove Mauro e la sua famiglia trasformano i sogni in storie di vetro soffiato, è racchiusa in un piccolo scrigno di pochissimi metri quadrati, ma entrandoci, il viaggio sembra essere infinito. Nelle sere calde e ventilate di questa estate, Mauro lo trovi lì davanti all’uscio della sua bottega a soffiare e modellare i suoi vetri, con l’umiltà semplice di un artigiano dallo straordinario talento artistico, lo sguardo sapiente di chi nasce pittore e le sue tecniche le insegna da tempo nelle accademie. Tecniche e saperi che, semplicemente possiede e segna su tela da tanto tempo, infondendo sensazioni anche qui fantastiche e nel contempo riflessive, ad esempio, sul rapporto che si ha con la natura. Insomma se state passeggiando per Senigallia e sotto la rocca antica vedete una folla riunirsi avanti all’uscio di una bottega, e magari riuscite pure a scorgere una fiammella sopra un banchetto, siete fortunati anche voi, avvicinatevi perché vuol dire che l’artista è all’opera. P.S. Mauro Puccitelli lavora ed opera principalmente a Frontale di Apiro, tuttavia per diversi anni è stato a Matelica da dove si è dovuto trasferire per cause di “forza maggiore”. Clikka per info e contatti
Artista all'opera avanti l'uscio
Mauro Pucitelli e il pubblico, l’Artista all’opera d’avanti alla bottega
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Restauro artistico, nobile recupero della storia

Abituati alla vita frenetica di oggi, dove la maggior parte di noi corre senza capire nemmeno il perché, nell’atrio di una “casa-museo” con una collezione ricchissima, sicuramente fra le più interessanti dell’intera Regione Marche, e d’Italia, oggi purtroppo non senza i problemi annessi e connessi del sisma che lo ha reso inagibile, si scopre, una parte importante dell’essere uomo. Fino a poco tempo fa era la possibilità di trovare un senso di calma fra le espressioni d’arte, un motivo per rifocillarsi dai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Entrando nel porticato mesta, quasi nascosta, la piccola bottega di una giovane artista, Angela Allegrini. Una restauratrice di opere d’arte sicuramente unica nei suoi modi di fare eleganti, creativi e nella sua innata professionalità. Entrando in bottega il primo bel contrasto che palese si mostra agli occhi è la superbia eleganza dei suoi restauri. Ricordo qualche anno fa di una Madonna col Bambino del ‘700 attribuita al “Brandi”, imponente ed elegante che Angela ha riportato alla luce con la pazienza e la minuziosità di una professione che puoi affrontare solo se alla professionalità aggiungi una passione accorata, intima nell’animo. Era un’opera imponente, sapientemente “medicata” da questa “piccola” ma grande “dottoressa” dell’arte.

Angela ha conseguito il diploma di Laurea presso l’Istituto per l’Arte ed il Restauro di Palazzo Spinelli a Firenze. Per 4 anni ha poi lavorato presso ditte Urbinate specializzate in lavori di restauro in esclusiva per le soprintendeze ai beni storici artistici di gran parte delle regioni italiane. Dal 2007 ha deciso di mettere a disposizione il suo mestiere alla città in cui è nata. Nella sua bottega esegue restauri di opere importanti provenienti anche da altre zone d’Italia, sono convinto che avere in casa un artigiana-artista come lei sia un orgoglio per tutti i matelicesi. Un’arte nobile quella del restauro artistico.

Un particolare di bottega
Un particolare di bottega

Fra le opere ridate alla luce Angela conta il “Monumento ai Caduti” presso i Giardini Pubblici commissionato dal Lions Club, diverse tele di Nature Morte settecentesche attribuite allo “Spadino”, opere di illustri ritrattisti del passato come “Raffaele Fidanza”, restauri di affreschi in chiese importanti, e non da ultimo il ripristino della bella carrozza di Mons. V.F. Piersanti presso la stessa “casa museo”. Una poliedrica, vivace e giovane artista del restauro. La sapienza di un mestiere nobile nella sua importanza culturale, di grande responsabilità nella conservazione di pezzi unici della storia dell’arte. Uno di quei mestieri che sono un fondamentale contributo al ripristino della “cultura del bello” oggi quanto mai importante nel nostro bel Paese ferito, ma da sempre, fervido esempio per il mondo intero. Comunque quando a far questi mestieri si trovano professionisti, giovani, capaci, responsabili, allegri e pimpanti come Angela si riaccende la speranza.

Uscendo dalla bottega, l’augurio è quello di vedere ripristinata presto la possibilità di fare una visita a “Casa Piersanti” e poter solcare di nuovo quel portone importante, per respirare a pieni polmoni l’essenza storico-artistica di questa parte del maceratese. Oggi Angela è una restauratrice artistica, che persegue il suo talento a ricucire gli strappi che le scosse hanno prodotto. Oggi più che mai, credo la sua passione dovrà trovare la possibilità di essere espressa, perché oggi di questo tipo di “saperi” se ne ha estremo bisogno.

Angela Allegrini “Vita per l’Arte” – 62024 Matelica (MC)

t.+39.338.1095752 – www.vitaperlarte.it

Boville Ernica … altro che il paese dei buoi!

Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza
Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza

Una bella scoperta della ciociaria.

Boville Ernica, veduta del paese
Boville Ernica, veduta del paese

 

Un paese con poco meno di 9000 abitanti, tra Frosinone e Cassino, dentro la Ciociaria.
Un posto di quelli che raccontano l’italia nascosta, ma sicuramente la più vera.

Boville (dal latino “Bovis Villae”, “cittadina del dio bove”) è il nome che il paese acquisì nei primi del novecento, prima era chiamata Bauco.

Boville a mio avviso, passeggiado sui vicoli di sampietrini dove si affacciano le insegne retrò e ben messe dei non tanti locali del centro storico, richiama alla mente, quei paesi bohemien, non solo per il nome che suona come un francesismo, ma per quella certa aria di calma ed eleganza che le mura riescono a trattenere.

Mosaico di Giotto
Mosaico di Giotto

Scoprendola infatti la cittadina mostra una sorta di eleganza genuina, la piazza è particolare e tiene affiancate due forme di chiese, di cui una oggi ospita, nella facciata, il monumento ai caduti della grande guerra e l’altra, è la chiesa di Michele Arcangelo. Poco lontano merita assolutamente una visita la chiesa di San Pietro Ispano con la bella cappella Simoncelli dove si trova addirittura un mosaico che raffigura un mezzo busto di angelo eseguito da Giotto.

Tornando nella piazzetta centrale del paese, all’ombra dei campanili, ad angolo con l’imbocco della via per il Comune, c’è la bottega di alta sartoria di Roberto Cervoni.

Un artigiano che merita veramente di essere raccontato per la grande accuratezza che opera nel confezionare le sue creazioni su misura prevalentemente da uomo.

Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi
Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi

Una bottega di alta scuola sartoriale, must di eleganza immersa nel centro della catena dei monti Ernici. I tanti passaggi per creare un prodotto di alta scuola artigianale, che vede committenze di altissimo profilo, ma per motivi di privacy non posso elencarle.

Molto interessante e non eccessiva anche la proposta gastronomica del territorio, dove non mancano riferimenti culinari propri della Ciociaria; merita una citazione particolare l’olio extravergine di oliva che qui si produce, Boville infatti, fa parte dell’associazione nazionale “Città dell’olio“. Vino interessante è il “Cesanese del Piglio”.
Insomma Boville Ernica è sicuramente una bella scoperta ed una tappa immancabile in un viaggio dentro la Ciociaria, oltre ad essere anche “Uno dei Borghi più belli d’Italia”
Luogo inaspettato e senza dubbio piacevole, dove si respira ancora il vento di un’Italia calma che viaggia ancora, e per fortuna, al ritmo delle sue stagioni.

p.s. ringrazio di cuore il vice Sindaco Antony Astolfi per aver contribuito con interessanti informazioni e con alcune foto.

Informazoni:

Comune, Pro Loco

Africa Vera – parliamone a Teatro

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  • Africa Vera a Matelica – Africa Vera si è svolta il 16 ottobre 2015 dalle ore 18 fino alle 24 presso i nuovi locali dell’enoteca Comunale, nel Foyer del Teatro “Giuseppe Piermarini” a Matelica, l’aperitivo musicale e mostra fotografica, “Africa Nera – Africa Vera”.

Un’iniziativa che ho avuto l’onore di vivere in prima persona, sia col viaggio in Africa (ne parlo nel blog in articoli precedenti nella sezione Africa) che con i successivi bei momenti di dialogo condivisi al ritorno in Italia con i colleghi e coloro che hanno letto i pezzi che ho scritto.

Sicuramente visitando la mostra, si avrà l’opportunità di vivere un’esperienza che non sempre viene passata dai media…

Questo aperitivo/mostra fotografica è la prima sintesi di una missione, sostenuta da molti anni dall’azienda per cui lavoro Halley Informatica, che ha dato l’opportunità a me e altre mie colleghe (Monia Bregallini, Monia Pecchia e Santina Barboni) di poter fotografare in 20 giorni la grandiosa opera di “costruzione reale” di un dialogo interculturale “vero” fra popoli, iniziato oltre quarant’anni fa da Padre Sergio Ianeselli.

Ribadisco da laico che quel frate lì (Padre Sergio) è davvero una figura da seguire, al di la di ogni fede religiosa.

Per questo motivo, siamo veramente soddisfatti del fatto che Associazione Pro MatelicaComune abbiano sposato l’idea di coinvolgere i produttori di verdicchio e gastronomici locali per creare questa serata, che abbinerà momenti di convivialità e riflessione all’interno di una struttura di altissimo pregio culturale come quella del Teatro Giuseppe Piermarini.

Ovviamente l’incasso della serata verrà direttamente inviato alla missione di Padre Sergio; per maggiori dettagli www.promhandicam.org.

Un’occasione per vivere la realtà africana e dare un sostegno a popoli disagiati in maniera del tutto diretta e senza alcun filtro!

Volantino
Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense
Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

Decadenza colorata! … sensazioni italo americane, senza tempo.

"Decadent Polycrhomatic Bridge" - Marco Costarelli 2005
“Decadent Polycrhomatic Bridge” – Marco Costarelli 2005

 

Era il 2005, il mio secondo viaggio nella “Grande Mela”. Il primo lo avevo fatto nel 2004. Mi accorgo solo oggi di non aver mai scritto di quella bella avventura professionale ed emotiva.

Tuttavia ho deciso di non iniziare ancora a descrivere, nemmeno oggi, la parte professionale di quel viaggio, ma solo quella emotiva. Voglio narrare, per ora, ed in maniera esclusiva, il motivo ispiratore dell’opera che sta in foto.

La sensazione di essere approdato per la seconda volta nel cuore di una nazione coesa, quanto paradossalmente contraddittoria.

L’Impero Romano dell’occidente contemporaneo. La consapevolezza di un territorio e del suo popolo che, seppur ferito al cuore, stava trovando il coraggio a ricomporre la spinta verso l’alto per salvare la propria sorte, anche se erano passati solo 4 anni dal disastro del WTC.

I Newyorkesi apparivano umilmente solidali. Questo essere disponibili e aperti al prossimo stonava con l’immagine di un territorio così diretto verso il capitalismo sfrenato, verso l’interesse a tutti i costi. Vedevo due velocità, in due direzioni contrapposte. Quella delle istituzioni e del business che stavano, nonostante tutto, spingendo sul pedale economico perché la nazione mantenesse la sua leadership di continua e convulsa espansione verso il resto del mondo da una parte, e, dall’altra, un popolo, che nel contempo, cerca di cicatrizzare le sue ferite, nel modo più lento e doloroso possibile, attraverso il ricordo permanente ed indelebile delle vittime innocenti, intese come causa ed effetto dell’oppressione istituzionale sui controlli doganali, che stridevano con il simbolo della fiaccola alzata da Lady Libertà su Ellis Island.

La “Grande Mela” morsa, non tanto nella sua prodigiosa effervescenza tecnologica, quanto nel suo orgoglio di paese inattaccabile. Un paese di ponti che univano i territori multietnici della metropoli, ma che allo stesso tempo, stavano evidenziando anche i confini sociali fra razze sempre più stratificate e diversificate fra loro.

Quella interazione di genti e di culture, che ha fatto della “City” per eccellenza il luogo di fusione della policromia culturale, sembrava essere causa ed effetto di quel attacco inaspettato. 

Da questa riflessione nasce “Decadent Polycrhomatic Bridge” (foto all’inizio del pezzo). Sensazioni timidamente vivaci e non nitide di acrilico su tavoletta telata. Spero che vi piaccia.

Frastuono arido

Raffaello in maschera
Raffaello in maschera

Circondati dagli stupri della bellezza, dall’assordante peso dei rapporti umani, dai social network, dalla comunicazione di massa,

ci si ritrova a rinnegare il senso leggero di un sorriso, di una risata, di quattro chiacchiere, del riflesso inestimabile di un’opera d’arte, della manualità di un mestiere, delle radici del passato.

Affannati ed in corsa per un traguardo che non c’è, si generano vizi come cancri imbevuti di malaffare,

ipocrisie nefaste che sciupano la parte buona dell’anima.

Certi di un’autorità maturata su questo terreno arido, ci si autoalimenta nella convinzione di una via falsamente giusta, come viziati da una sempre più incolmabile lacuna dell’anima.

Soffocati dalla comunicazione indotta del peggio del nostro tempo.

Rimessi a lustro da anni di inefficaci guerre di potere fra chi logora e chi si fa logorare.

Inermi in tutto ciò gli uomini divengono i nuovi schiavi dei tempi moderni.

Trovare il senso…

Solitudine bianco e nero
Solitudine bianco e nero – foto di Enea Francia

Trovare il senso delle cose,verificare se tutto può essere allineato.

Pensare, tacere, parlare, ridere, soffrire poi rinascere.

Essere qualcosa di diverso, di irripetibile, decidere se tutto fa parte di noi stessi.

 

Riposto in un cassetto dei ricordi, quell’oggetto che ti dice chi eri, non si muove,

ti guarda in silenzio, aspetta di essere raccolto, usato, attende il tuo coraggio di bambino.

 

Fregarsene delle opinioni della gente che ti osserva

come cornacchie appese al filo della pubblica ipocrisia,

gracchianti e avide, mentre tu sei il contadino che

sta seminando al meglio il campo della vita.

 

Sentirsi un seme di quel campo, in attesa di germogliare di nuovo,

apparentemente sordo al fastidioso e stridente gracchiare degli uccellacci.

In solitudine, nell’attesa inerme che qualcosa possa sbocciare di nuovo.

Qualcosa che riesca a dare un senso al tutto.

Qualcosa che sia in grado di tracciare il solco,

per tornare a sorridere e a capire chi sono.

 

La voglia di non mettersi in discussione.

Libertà e idee - Acrilico su tavola - Marco Costarelli (cioè io)
Libertà e idee – Acrilico su tavola – Marco Costarelli (cioè io)

Sarà per via di una mia voglia di protagonismo, sarà perché se non deleghi il tuo essere ad una istituzione oppure ad un credo che lo fa al posto tuo, capita che rimani spesso a pensare e a riflettere su chi sei e quale sia il tuo scopo di vita.

Sarà che a volte trovi più autentico un dibattito venuto fuori da una riflessione tra 4 amici, in una serata grigia e, per certi aspetti surreale, dove però riesci a capire i tanti aspetti contrastanti delle persone che ti stanno attorno.

Capisci chi non vuole mettersi in discussione. La volontà di dare per scontato quello che c’è, che sta li e basta, che per tanti, troppi è così e basta!

Non è possibile cambiare, anche se io lo spero sempre e comunque.

Di fondo è un atteggiamento mentale di chiusura ai pensieri altrui che porta la gente ad essere dissociata, cinica falsamente altruista, conforme alle regole anche se non ne sono inclini.

Allora capita che diviene routine chi si suicida per pagare le tasse, chi non arriva più a fine mese non fa manco più notizia. Non se ne parla più perché inizia lo spettacolo delle promesse fasulle. Si rispolverano le vetrine dei negozi, non più per vendere oggetti o manufatti ma semplicemente faccioni elettorali a cui per comodo, diamo la delega del nostro menefreghismo.

Guardate le campagne elettorali, tutti “Cetto La Qualunque” che propinano la propria persona, il proprio essere al di la delle cose, degli argomenti. Allora i programmi li scarichi da internet, fai copia incolla e ti fai il tuo personaggio adatto a tutte le circostanze. E’ questa la rovina della società, quella di essere talmente asettici a qualsiasi cosa si proponga, che non segua la corrente, che ne sia magari contraria nei modi di fare o di agire, che automaticamente sei fuori dal giro, diventi da oscurare, da lasciare in disparte.

E la colpa qual è? …forse è quella di esprimere un pensiero? 

Internet sta diventando una bilancia eccezionale nel verificare i rapporti di pensiero. Ci sono quelli che continuamente si mettono in discussione, come me, come molti altri sulla piattaforma. Scritti che possono anche essere contestati o dibattuti e in contrasto, altri che scelgono la via breve delle immagini, o del “cool”, della firma a tutti i costi o degli “status symbol”. Chi non è conforme a questo è fuori. Chi se ne sbatte delle regole propedeutiche alla vendita di se stessi è fuori.

Attenzione non si è più anticonformisti come nel ’68, non è più considerato “altro”, è semplicemente fuori dal coro. Chi non si impone con il denaro nella macchina dei consensi di oggi, se cerca di farlo semplicemente con le idee è fuori. Automaticamente. Inevitabilmente. O fai il galoppino o sei fuori. Poi ci sono quelli che il loro modo di ragionare e di esprimere creatività, che è l’unica cosa che ci distingue dagli animali, la danno in prestito oppure in delega a qualcun altro. Ieri sera ne ho avuto la dimostrazione palese.

Buon fine settimana a tutti.