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Tramonto facile

Il tramonto facile, l’idea di essere fascisti o antifascisti in questo periodo di profonda crisi sociale mi fa ridere, perché puoi parlare di razzismo e comunque, in qualsiasi caso, questa sarebbe solo una via superficiale per dar spazio ai problemi futili, messi in circolo da quattro idioti che non sanno nemmeno dove vivono.
Le questioni, quelle vere, dei deportati dall’Africa, dei missionari devoti o laici che siano, delle persone semplici che faticano ad arrivare a fine mese, e spesso ancora senza casa, sono celate dietro queste buffonate “vintage” che fanno esaltare solo gli estremisti ignoranti, che sbandierano fatti forse raccontati dai nonni.
Ideologie fittizie perché tirate fuori solo insieme alla bandiera e riposte, insieme ad essa, subito dopo. Spesso celano interessi di bottega, strumentali ed utili solo a confondere le masse, sempre più rincretinite dietro i post dei politicanti di carriera che difendono i loro sponsor, senza capire nemmeno, il più delle volte, che stanno facendo solo marchette!
Sdrammatizzo, immerso in questo niente di pensieri, sorrido perché se mi metto a riflettere seriamente, dovrei piangere nel vedere la stupidità profonda di cui si anima la gente in questo periodo, su come ti additano le masse informi di ignoranti, per come appari. L’apparire è tutto in questa massa inutile di idiozie ammucchiate sopra le rovine della burocrazia trionfante.
Ambientalisti a frotte che giustificano lo smantellamento delle montagne per un pezzo di carta firmato dall’autorità del momento. Giustifichiamo canzoni già sentite come inedite, accettiamo una classe dirigente ammuffita, rozza, marcia, basta che abbia un altro simbolo o cambi stile nel linguaggio.
Siamo talmente social addicted che ci facciamo portare per il culo anche nei nostri spazi pseudo privati, contenti di rimanere nella schiavitù neoliberista del pensiero unico del “cambiamo tutto ma solo di domenica dalle due alle quattro”, così tutto rimane uguale a se stesso, domani avremo ancora un motivo per continuare a lamentarci.
Senza senso dentro un pensiero globalista in cui i pazzi diventano idoli e gli artisti sono sempre più soli.
Sono razzista anche io, odio gli stupidi!
Vorrei che ci si spogliasse di questo velo ipocrita per scongiurare un tramonto (a)sociale fin troppo facile perché privo di sogni, ma che non ha nulla di semplice, al contrario di questo disegno, fatto di colori probabilmente troppo densi, forse anche vecchi, ma, almeno loro,  liberi dai “tubetti”.

La gente solida!

Era una giornata calda di settembre dello scorso anno. L’aria frizzante dei pomeriggi di inizio autunno nelle zone di alta collina. Stavo a Pievebovigliana presso il Convento di San Francesco che adesso, credo, abbia più di qualche crepa, ma che presto, spero, torni a rivivere per quel bellissimo luogo che è stato.

In quella bella occasione ho conosciuto Alberta Paggi assessore del comune, con il piglio di una mamma più che di un politico. Un bellissimo evento, mi avevano chiamato per fare da speaker e reinventarmi una sorta di “Show Cooking” che poi è diventata una grande risata collettiva.

Ricordo il coro del Trentino che era in trasferta proprio lì, qualche turista, e un calore come quello di casa anche se non conoscevo nessuno.

Io li a parlare e cercando di strappare sorrisi alla gente, con la speranza di riuscire a far passare anche qualche contenuto d’identità culinaria, reinventando, insieme a Dino Casoni i piatti con gli ingredienti della tradizione antica di queste zone. A colpi di battute, nel descrivere cosa fosse la “Finocchiella” piuttosto che il “Ciauscolo” ai trentini che erano li, ho conosciuto un cuoco che oggi meriterebbe l’appellativo di Chef con la “C” maiuscola, non fosse altro che per la sua tenacia. Dino è il cuoco del Ristorante Hotel Carnevali di Muccia. Lo stabile è un pezzo di storia recente, la struttura è quella di un vecchio Motel Agip, tra i primi fatti costruire da un grande mio concittadino, Enrico Mattei. Oggi, quel luogo degli anni sessanta, ha seri problemi legati alle fortissime scosse di fine ottobre.

Ho rivisto Dino poco meno di una settimana fa e, la prima cosa che ha fatto è stata quella di sorridermi, con un uno di quei sorrisi spontanei, sinceri e diretti che fa la gente che ti vuole bene, quando ti incontra inaspettatamente. Muccia è un luogo fantasma, le persone rimaste sono pochissime, Dino ha preso in affitto un tendone davanti al suo locale, lì ha spostato provvisoriamente il bar per mantenere un minimo di servizio a chi si ferma in zona. Quel sorriso mi ha descritto oggettivamente la forza del suo carattere.

La caparbietà di voler ripartire nonostante oggi supplisca ad un’esigenza di carattere sociale, civile e morale, quella di ridare una “piazza provvisoria” a chi è rimasto in quel paese ferito. I sopralluoghi, per lo meno in via ufficiale, ancora non ci sono stati, assurdo mi è parso il vedere cosi tante pattuglie attorno a quella stazione di servizio, nessuna pattuglia però assegnata ad un sopralluogo sulla struttura per dichiararne lo stato effettivo di inagibilità, per accelerare la ripartenza di un punto nevralgico per la gente di questi luoghi. Non mi interessa montar polemica sui tempi e i modi lenti di un “ricominciare” così affannato, anzi ne vorrei cogliere gli aspetti involontariamente positivi rispetto ad apparati istituzionali inconcludenti, e soffermarmi solo a dire che, per fortuna qualcuno, un’anima ancora ce l’ha.

Per tutto il resto, questo è il terremoto dell’abbandono a se stessi, dove l’unico vanto in una catastrofe così grande, lo si può scovare proprio dietro il sorriso della gente come Dino, che, sono sicuro, ripartirà anche più forte di prima. Con queste due righe, per testimonianza e voglia di speranza, mando a lui e a quelli come lui un abbraccio grande, perché nonostante tutto, la voglia di ripartire è veemente.

Possiamo rinfrancare la voglia di rialzarsi grazie ad un sorriso di speranza come quello dello Chef Dino Casoni e della sua famiglia.

p.s. nella foto un selfie che ci siamo fatti quella bella giornata. Io Dino, Stefano, Alberta e tutta l’altra gente.

Benvenuti nel Pulp Sisma!

‘Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.’

In questo periodo è la frase che ci diciamo sempre quando ci incontriamo con un mio amico. Un pezzo di Bibbia reinventato e fatto pronunciare da Quentin Tarantino a uno dei suoi personaggi di ‘Pulp Fiction’ prima di premere il grilletto. Tutti ricorderanno questi passaggi del film.

Inequivocabili mi tornano in mente queste scene nel rivedere le immagini in tv o le notizie dei tg, perché oggi più che mai, danno spazi esagerati a questioni futili o di riflesso; per contro, scorgo quello stato di incertezza tra tutta la gente che vedo intorno a me. È una situazione ‘pulp’ corollata di zone rosse, avamposti di pattuglia in paesi devastati e resi deserti dalle scosse di giorni fa ma che ancora continuano, con tanto di autoblindo delle forze dell’ordine, che almeno ci sono, in assetto antisciacallaggio.

È una caotica routine su come far ripartire l’economia stracciata di una zona prevalentemente agricola e artigianale. È una corsa a rimettere al loro posto le chiese e forse, anche le case, dimenticando, forse troppo, di ricucire nel frattempo, le società identitarie che quasi abbandonate, ancora resistono in questi luoghi. Il sentore è che, sopra alle difficoltà di chi imperterrito continua a far quel che può in questi posti disgraziati, ci sia uno Stato che non vede l’ora che i montanari testardi abbandonino tutto per regalare il territorio a lobby di comodo, allora si che la tragedia avrà il suo effetto conclusivo. Tra le foto degli ori e gli affreschi chic negli interni della Trump tower, non vedo nessuna allegoria al pastore che cerca in ogni modo di rimanere vicino al suo gregge di pecore sopravissane, già minacciate da tempo da problemi di estinzione, mentre è questo che accade oggi sulle alture di Cupi o di Castelsantangelo sul Nera. Non vedo, nei discorsi delle varie o avariate domeniche di spettacolo, nessuno come quei norcini che, anche se rimasti senza niente, stanno cercando in tutti i modi di riparare il prima possibile (trovandone di simili nel frattempo) le cantine di stagionatura dei ciauscoli per cercare di garantire una continuità a pezzi di cultura che valgono quanto un’opera d’arte. Vedo tanta finzione negli occhi impauriti dei miei compaesani che troppo spesso vacillano, io compreso dietro un’insensata routine.

In questa situazione pulp, nel frattempo che i vari cuochi stellati o Farinetti imbacuccati si sono riempiti la bocca di amatriciane solidali, non ho mai notato alcuno citare Giampiero, l’unico a cucinare la Griscia a Grisciano la frazione di Accumoli dove è nata questa tradizione. Lui in mezzo alle macerie ci si è trovato a lottare ed il giorno dopo quel 24 agosto, aiutava la protezione civile a montare le tende nel giardino del suo ristorante. Chissà se oggi ha ancora la forza di combattere per quel pezzo di identità. In questo ‘pulp sisma’ di enunciazioni paradossali di Errani che sembra aver detto che se fossimo giapponesi saremmo tutti evacuati, c’è per fortuna qualche sindaco che spera almeno di riuscire a far continuare a vivere il forno del paese o che allestisce i campi per ospitare i moduli abitativi provvisori, che fino a ieri non erano sicuri. A Gagliole, sotto le crepe della rocca medievale, l’ultimo sindaco comunista d’italia urla al mondo che quel paesino ce la farà a risorgere.

Ai proclami del ‘ricostruiremo tutto com’era’, in questa situazione paradossale è la tigna di montagna degli allevatori, contadini, norcini e artigiani l’unica a non essere deviata e distorta dalla… ‘tirannia degli uomini malvagi e potenti’. Solo loro col coraggio delle azioni intelligenti stanno reggendo le botte della burocrazia dopo le scosse. Per fortuna che esistono perché altrimenti grosse fette di identità territoriale sparirebbero e rimarrebbe solo ‘il grandissimo sdegno’ continuando con pulp fiction, qui oggi c’è un mare di gente che ‘non è mai stata così lontano dallo stare bene!’

Italiani ?

Alberto Sordi ne "I Vitelloni" - Fonte Internet .
Alberto Sordi ne “I Vitelloni” – Fonte Internet .

Vedere che Bruno Vespa abbia scritto un libro dal titolo “Italiani Voltagabbana” mi fa pensare che a questo punto, lui sia davvero lo specchio d’Italia e, Matteo Renzi sia sul serio suo figlio naturale. Un’autobiografia loro e di un popolo che non si pone più punti di vista ma solamente “nei” e anche piuttosto sbiaditi nella loro evidenza. Una corretta sintesi nel bene e nel male, di una nazione che non è difficile da governare, quanto inutile (…qualcuno alla fine di un “ventennio” disse ‘sta frase … chissà chi fosse?).

Devo ammettere che nessun altro titolo sia potesse essere più azzeccato per narratore, storia narrata e la maggior parte dei suoi protagonisti. Se la gente come lui rappresenta l’Italia vuol dire che l’Italia per la maggior parte è come lui. Lo si vede ogni giorno, senza tanti fronzoli, tutti a dire “ma che schifo”, “non va bene niente”, salvo poi comportarsi nella stessa medesima maniera “Razziana” di chi comunque punta esclusivamente a “fasse li cazzi sui”, dentro ai partiti e dentro ai movimenti. Un marchio made in italy firmato V&G (VoltaGabbana). 

Abito una terra dove la gente sta diventando sempre più cupa, sembra impossibile trovare in loro briciole di positività. Tirano tutti a campare, presi dalla morsa della crisi che, così facendo, ci inghiotte tutti in un vortice negativo generale.

Sciacalli! Diventiamo sciacalli anche a nostra insaputa. Rifuggiamo dai bei momenti come se fossimo paurosi che allo star meglio o al volersi bene come popolo in generale, fosse applicata, anche lì, … un’altra tassa, magari l’IBA, l’Imposta sul Bene Aggiunto, (… e non l’Iva di un commercialista raffreddato)

Mi viene in mente la canzone di Enzo Jannacci, “Ho visto un RE!”. Peccato che di maestri allegri, nonostante tutto come lui, oggi non ce ne siano più.

Comunque continuo a sorridere, perché, se hai un problema difficile da risolvere e ti ci incazzi sopra, di sicuro al problema si va ad aggiungere l’incazzatura. Allora tanto vale sorriderci su e, razionalmente cercare un modo per risolvere la questione, comunque senza farsi sovrastare dalla negatività.

Ninna nanna dei coglioni fino alla fame! … bonanotte!

A volte mi chiedo per chi scrivo, poi ho ascoltato questo video sopra di Proietti che recita “Ninna nanna di Trilussa” che mi sono detto “allora lui per chi scriveva se non per se stesso?” Quindi mi sono rimesso a scrivere.

Forse sono un coglione anche io che continuo quando la maggior parte della gente si è sempre schierata dietro al “forte” di turno. Poi tutti che cerchiamo i poteri forti, li andiamo a cercare senza nemmeno considerare che li alimentiamo noi, li creiamo noi, li sosteniamo noi, tutti noi. Loro si animano della rassegnazione popolare, nel dire “ma almeno s’è fa qualcosa”, nel “vabbè che ce voi fa?” davanti all’ennesimo comizio del politico con la faccia da cretino che arriva a guidare il Paese o i paesi (con la “p” maiuscola o minuscola cambia poco). Gli diamo ossigeno rassegnandoci al dirigente di turno in un’azienda qualsiasi che non ti da risposte ma spesso agevola il complicarsi di un problema fino ad arrivare, ad esempio a trasferire una multinazionale come la Fiat che so… a Detroit ?

Poi c’è l’alternativa politica. Quella di sempre, quella senza proposte intelligenti, progetti o spirito di collaborazione per attivare soluzioni possibili. Quelli che vivono di frasi fatte tipo “l’Italia potrebbe vivere solo di turismo”. Ho fatto un patto con me stesso e il prossimo che sento dire questa frase lo prendo a calci in culo. Pensate che è stata utilizzata da tutti i governi democristiani, probabilmente è di stampo andreottiano, ripetuta ogni volta che si andava allargando un cantiere industriale a scapito di qualche spiaggia del sud Italia.

Altra frase di merda è quella che dice “dobbiamo sostenere il km zero” oppure promuovere i “prodotti tipici”. Sul  “non significato” della parola “prodotti tipici”, nemmeno ci perdo tempo. Invece è interessante analizzare la puttanata del km zero! Spiegatemi che vuol dire no? Se sei di fianco ad una zona industriale che vuoi coltivare? Oppure quei geni “politically correct” che nelle mense dei bambini metterebbe solo prodotti IGP, DOC o DOP, in pratica solo formaggi, salumi e vino, e a leggere l’ottanta per cento dei disciplinari di produzione si preferirebbe andare a mangiare 8 giorni su sette al “mc drive”. Quindi per non essere solo critici ma costruttivi non sarà ora che qualche sapientone “movimentista”, “sindacalista” o “neo-anticonformista”, “Hypster” o “politichetto de borgata”, iniziasse a pretendere investimenti seri su progetti interessanti per la tutela REALE delle “identità locali”, dei “giacimenti gastronomici o artigianali”, conservazione delle “cultivar” ?(che di sto passo ne rimangono solo quelle delle culture massive). Oppure creazione e promozione di eventi fatti con criterio senza scimmiottature o prese di posizione per semplice lesa maestà da quelche politicaio o polisempronio? Altrimenti come si esce dalla crisi in questa nazione?

Dice: “Ma tu basta che parli e poi che fai?” – risposta – “Io in passato ho fatto molte cose a favore di questo, mi sarebbe piaciuto continuare in quel lavoro che era prioritariamente la mia passione! Non ho potuto per una questione di marchette! Politichetta e puttanai vari! Ma i risultati io a casa li ho portati sempre, con i progetti che ho messo in atto, basta che scorriate indietro e qualcosa troverete anche qui sul blog! Ah sono tutti ancora buoni!”

Oggi l’oligarchia politico/dirigenziale non vuole sviluppare progetti innovativi, perché la classe dirigente si è auto formata grazie anche alla gente che tendenzialmente è sempre più cogliona, segue il coglione che urla di più, non ragiona le soluzioni, ma tifa addirittura per la divisione partitocratica che alla fine non dice assolutamente una “beneamata minchia!”

Ecco allora che il senso delle istituzioni non può che disgregarsi dietro la totale complicità del popolo coglione, che se tale rimane, è inutile che si lamenta.

…forse il problema è che fa schifo la gente.

 

Il problema è che fa schifo la gente? - Ore 21.00 Palazzo Ottoni -  Matelica
Il problema è che fa schifo la gente? – Ore 21.00 Palazzo Ottoni – Matelica

E’ straordinario quando nasce quasi per caso una sorta di feeling tra le persone che condividono argomenti che partono da basi comuni.

Almeno questo è il sentore che ho avuto quando, due settimane fa, ho contattato Alfonso Luigi Marra. Un personaggio senza dubbio discusso, sicuramente però una persona, fra le poche che rimanda coerenza di contenuti nella sua opera di Avvocato, politico e scrittore.

Forse uno dei pochi personaggi di Pensiero rimasti in Italia.

In realtà la motivazione del convegno che venerdì faremo presso la sala convegni “M. Boldrini” di Palazzo Ottoni a Matelica Ore 21.00, parte da una considerazione fatta realmente da 4 amici, non al bar ma avanti You Tube, fra un video e l’altro di propaganda politica locale e nazionale, fra un confronto, sempre in video, tra i grandi personaggi della storia italiana, e le marionette di oggi.

E’ sbalorditivo notare come Enrico Mattei nelle interviste della tv in bianco e nero degli anni sessanta, senza effetti speciali, ne possa uscire 100 volte meglio di Renzi, Alfano e compagnia bella di oggi. Le dichiarazioni di Benito Livigni e altri che hanno addotto prove relativamente ai mandanti di lobby di alta finanza rispetto l’uccisione del primo e ultimo “imprenditore” di stato, Enrico Mattei, un grandissimo uomo, oltre che mio concittadino.

Dai grandi uomini delle istituzioni di un tempo ai buffoni di corte di oggi. Nel nazionale come nel locale. Galoppini senza argomenti, senza la volontà di arrivare a contenuti costruttivi, ma solo in continua propaganda elettorale.

Anche oggi, anche nel frattempo che non ci sono quasi più negozi nei centri storici, a due mesi delle elezioni, le vetrine vuote si stanno riempiendo di manifesti di gente più o meno scontata, che non vende nulla se non se stessa, idee scopiazzate o, nella più interessante delle ipotesi, personalismi di alleanze inutili e senza logica.

E la gente osserva passiva la morte del pensiero e delle idee, soffocate dalla colla e la carta dei faccioni promettenti cambiamenti finti, …come l’euro.

Mistificatori di realtà spesso pretenziosi, non di conoscere, ma di arrivare in cima alla piramide delle proprie ambizioni. Gente, che quando ci parli, non ammette mai i propri errori, inconsapevoli di farne molti di più delle persone normali come me.

Per questo è importante riattivare la mente, ricominciare a riflettere dalle piccole cose, per migliorare se stessi e forse, attraverso se stessi, la società.  Quindi vi aspetto venerdì sera insieme a Paolo Liberati e Alfonso Luigi Marra.

Verso la svolta autoritaria!

Non si può rimanere muti di fronte a tutto questo.

Io, per quel che vale, sottoscrivo e condivido quanto sotto che ho visto qui.

Berlusconi-renziStiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

 

Primi firmatari:

Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Lorenza Carlassare
Alessandro Pace
Roberta De Monticelli
Salvatore Settis
Rosetta Loy
Corrado Stajano
Giovanna Borgese
Alberto Vannucci
Elisabetta Rubini
Gaetano Azzariti
Costanza Firrao
Alessandro Bruni
Simona Peverelli
Sergio Materia
Nando dalla Chiesa
Adriano Prosperi
Fabio Evangelisti
Barbara Spinelli
Paul Ginsborg
Maurizio Landini
Marco Revelli

La Grande Pochezza!

La Grande Bellezza - Fonte Internet -
La Grande Bellezza – Fonte Internet –
La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare. –  Jep Gambardella – La Grande Bellezza
Ma che gran figata che è sta frase. La metto in pratica anche io che ne ho 35 da oggi. Tutti critici cinematografici dopo l’Oscar al film di Sorrentino. Sui social network leggi commenti da parte di tutti. Parlano e soprattutto criticano il film. In tantissimi sparlano o dicono che sia semplicemente brutto. Non capisco la gente o forse il vero problema è che comincia proprio a fare schifo. Senza ipocrisie dovremmo iniziare a migliorarci tutti in questo senso, senza più puntare il dito solamente contro agli altri. L’autocritica io con me stesso la faccio tutti i giorni, forse sono un egocentrico, vivo nel mio mondo oppure, non lo so; ma posso dire semplicemente che ci credo ancora nella possibilità di costruire qualcosa di migliore assieme a chi abbia ancora un briciolo di libero pensiero. Accendi la TV e senti di politici che le sparano grosse sul fatto che l’oscar al film sia un motivo addirittura di ripartenza nazionale. Mi chiedo. Ma la gente lo ha visto tutto il film? Ha capito il messaggio? E’ la fotografia di un’Italia marcia, schiava delle sue corruzioni, drogata di nulla. Una naturale evoluzione della Dolce Vita di Fellini dove venivano fotografati i bar della Via Veneto di oltre 60 anni fa; adesso la festa si sposta nel super attico di fronte alla storica insegna “Martini”, un distacco completo dal resto quindi non più sulla strada ma in un posto “altro”. In quel film ci ho letto l’evoluzione e l’innalzamento del degrado, la grande ipocrisia della vanità dove però chi ne esce vincente è chi alla fine, porta avanti concetti, tornando a proporre contenuti. Il protagonista si rimette a scrivere e s’interroga sugli sprazzi della bellezza. Atmosfere quasi surreali per descrivere ed analizzare la parte introspettiva di un pezzo di mondo, come l’Italia, guidato da chi preferisce apparire più che essere. Frivolezze e rapporti frapposti pesantemente a valori e contenuti. Una stoccata enorme all’essere radical chic oggi “paradossalmente tipico” della sinistra. Un invito a riflettere sui valori reali più che al resto. La cornice di Roma “Eterna Bellezza” usata come contenitore di gente vuota, anime perse, di cui avere compassione piuttosto che ammirazione. Ma io direi che non solo a Roma succede così. Oggi sembra sia vietato pensare, riflettere e confrontarsi in ogni ambiente. Ogni mossa sembra solo dover essere relegata nella sfrenata pochezza dei rapporti, dei contatti, del saper comunicare. Del “saper fare e saper comunicare” di “Renzino”. Magari poi non comunichi nessun argomento, ma l’importante è che lo fai bene, se hai un giubbino di pelle e le mani in tasca sei più trendy e quindi la gente, la pigli meglio per il “cool”. Allora questa è la “Grande pochezza” di chi oggi si nasconde dietro marchi, slogan e capri espiatori più o meno attendibili. Questo secondo me, che non sono un critico cinematografico, è il messaggio posto in essere da Sorrentino. Non credo che tutti quelli degli ambienti “alti” lo abbiano colto. Ma la “grande tristezza” è che non credo che lo abbia inteso, questo messaggio, manco la maggior parte della gente che arranca per arrivare a fine mese. Che peccato. Forse invece gli americani si, magari hanno capito loro, o forse gli hanno dato l’oscar per sbaglio.
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La crisi o la ripresa?

"Giochi di Luce" di Moira e Marco Costarelli
"Giochi di Luce" di Moira e Marco Costarelli

Per questo post ringrazio Andrea per quello che ha visto in giro per il nord-est, Gionata per un commento interessante in questo blog e Paolo per una riflessione che abbiamo fatto ieri sera al telefono.

Non bastano più i soldi per comprarsi il consenso! Aumentano gli ordini nelle aziende di qualche settore specifico, soprattutto del nord-est, negli ultimi due mesi! La first Lady della Casa Bianca prenota in Spagna 60 stanze! Ci sono parecchie analogie fra il giorno d’oggi e il 1922!

Questi gli argomenti. Ora componiamo il puzzle. La notizia della ripresa nella produzione industriale negli ultimi due mesi sembra essere reale e, oltre alla conferma visiva del mio amico, anche il centro studi “Confindustria” dichiara “Accelera il recupero della produzione industriale in luglio con un aumento dell’1,2% rispetto al dato dello scorso giugno – ricordando anche che – a giugno si era avuta una variazione dell’1,1% su maggio” (dati destagionalizzati).

Il problema potrebbe essere a monte, alla produzione. Serve realmente alla società immettere sul mercato tutti questi prodotti? Bisogna capire la differenza eclatante e sottile fra due  espressioni “il benessere” e “l’Essere bene” come ha sottolineato spesso un grande giornalista economico, Carlo Cambi e dimostra tutti i giorni invece col suo lavoro di medico un mio amico in particolare. Seppure possa sembrare solo un gioco di parole, sono due concetti estremamente diversi fra loro. Il primo porta ad un’accelerazione nei consumi, esempio “Ho lo stress per il lavoro? Vado in vacanza in un centro benessere” Il secondo, invece, tende a vagliare sulla costante qualità della vita. Ridurre la frenesia dello stress quotidiano non farebbe ricadere la scelta vacanze quasi esclusivamente verso il centro benessere, semplicemente perché non ci sarebbe stress da scaricare. Ovvio che questo è solo un esempio per focalizzare il significato dei 2 termini e, soprattutto, iniziare a valutare ognuno di noi internamente, quali siano davvero le cose importanti e necessarie per vivere (e questa si che sarebbe una vera rivoluzione democratica !!!). Sarebbe la vera ripresa dalla crisi che non è esclusivamente economica ma soprattutto sociale. Quindi deve riuscirci la società, senza prendere nessun riferimento di Leader o altro, solo con la coscienza di ognuno di noi. Obama è stato eletto come il possibile uomo del cambiamento, uno di colore alla Casa Bianca, una speranza per una società in crisi ecc. Un mese fa il mondo ha criticato L’A.I. della BP che in piena emergenza per il disastro sull’oceano andava in regata. Oggi in piena recessione economica la first Lady prenota in Spagna 60 camere per le sue vacanze? Abbiamo bisogno davvero di esempi del genere o ce le sappiamo rimboccare lo stesso le maniche da soli? Lo slogan della Casa Bianca sarebbe diverso da “YES WE CAN” a “YES WEEKEND”. Quindi è vero che oggi i soldi non bastano più per comprare consenso, puoi anche essere la moglie del Presidente degli USA ma la gente queste cose non le passa facilmente. Spero tanto in una società che abbia la forza di riuscire ad essere fortemente autocritica al momento giusto. Analizzare quello che succede e non farsi portare via dalla corrente tumultuosa dello “stress” e della “frenesia” verso le cose inutili. Solo così quelle analogie del presente con il 1922  potranno dissolversi e potremo dire di essere davvero un popolo evoluto.

P.s. Spero soprattutto che non sia vero il detto “Chi vive sperando, muore ca…ndo!”

Una ricetta contro la crisi… ogni tanto ci vuole: Rigatoni ai fiori (nella) zucca e sgombro!

Ogni tanto capita che invento qualche ricetta contro la crisi pure io come i politici.

Prendete l’olio, se volete essere fighi prendete un extravergine monovarietale di Orbetana, versatelo in una padella insieme alla cipolla tritata e ai pomodorini, per essere di tendenza meglio i Pachino DOP, precedentemente tagliati in 4 spicchi. Fate rosolare piano finchè la cipolla non viene dorata. In questo periodo di crisi, un po’ di oro anche se solo nel colore non fa male vederlo, …o sbaglio?

Nel frattempo prendete uno sgombro da mezzo chilo, mi raccomando fresco, che il pesce è importante perché trasferisce fosforo e, il fosforo si sa, aiuta la mente a ragionare!! Il ragionamento è un altro fattore fondamentale per il contrasto della crisi. Comunque lo sgombro va eviscerato e sfilettato. I filetti vanno messi nella padella di cui sopra e poco dopo il tutto va “svampato” come l’Italia ai Mondiali, con mezzo bicchiere di Prosecco, se di Valdobbiadene siete i numeri uno. Poi, come ho fatto io, andate in giardino o nell’orto a raccogliere i fiori di zucca, il basilico e la maggiorana. I fiori di zucca li ho presi nel orto/giardino di casa perché la “zucca” è un contenitore importantissimo per il fiore che genera ragionamento e, senza ragionamento è difficile fare i giusti sillogismi, un po’ come lo sgombro non vi pare?

Nel frattempo che il vino “svampa”, 5 minuti massimo ma dategli sempre un’occhiata, lavate i fiori, se sono quelli di zucca gialla, togliete il pistillo che è un po’ amaro, poi tagliateli a rondelle o come vi piace di più e metteteli in padella per 5 minuti col resto del preparato.

In un’altra padella mettete un filo d’olio e del pan grattato (non più di 50 grammi) fatelo dorare saltandolo in padella. Dopo 5 minuti aggiungete il basilico e la maggiorana a piacere e finite la doratura in 10 minuti totali, senza alzare eccessivamente il fornello, altrimenti invece di dorare bruciate tutto di sicuro! Una volta dorato il pan grattato lasciatelo dove sta, tanto non è che ve lo rubano o prende valore!

Sicuramente avrete precedentemente messo a bollire abbondante acqua salata dove ora i rigatoni stanno cuocendo, se non lo avete fatto prima, potete tranquillamente mettere 2 sgombri invece di uno ma, sinceramente non so se il fosforo vi farà effetto ugualmente. E non iniziate a prendervela con me dicendo che potevo dirlo prima. Come si intitola la ricetta? RIGATONI con i fiori NELLA zucca …!!! Quindi non avete scuse! Siete un branco di comunisti, direbbe qualcuno di Arcore!

Ricapitolando se avete in una padella il sugo, magari anche aggiustato di sale e, soprattutto non troppo asciutto, poi da un’altra parte avete preparato il pan grattato dorato, e i rigatoni in acqua stanno cuocendo, siete a buon punto. Quindi scolate la pasta al dente e ripassatela in padella col sugo.

Poi fate i piatti con un filo d’olio a crudo, e una spolverata di pan grattato dorato al profumo di basilico e maggiorana e servite.

Di sicuro non risolverà l’economia del paese ma avrete mangiato un piatto dagli ingredienti poveri, provato sapore e per un attimo magari vi uscirà un sorriso contro la crisi.