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La grande crisi…? E io …mi sono dato al cinema !!!

La crisi è data da una grande dispersione delle persone intelligenti. Ecco quali sono i principali fattori che generano, secondo me, i più grandi problemi di oggi. Nessuna programmazione (tranne quella cinematrografica n.d.a.), tutto affidato all’economia di mercato, a qualcosa che, senza rendercene conto, ci fa solo correre come pazzi. Allora ecco che salta la “meritocrazia” saltano i rapporti umani, ai quali non si da più peso per correre sempre più affannossamente senza un traguardo. In questi giorni ho avuto modo di vedere il film di Carlo Verdone “Io loro e, Lara” che ha fatto il pieno nelle sale. Ho visto anche “Il mondo dei replicanti” con Bruce Willis. Il primo sicuramente più interessante del secondo che, comunque, nonostante la dimensione fantascientifica, passa un messaggio (o per lo meno a me è sembrato così) che in qualche modo lo lega al film di Verdone. Il totale distaccamento della società a se stessa. Da una parte un prete che tornato dall’Africa, parla delle sue crisi di fede e non se lo fila nessuno, dall’altra la vita degli esseri umani data in delega a macchine, che per comodità, fanno tutto al posto nostro.  Proprio tutto. Una vita vissuta in terza persona, come se non ci appartenesse. E’ lo specchio della società di oggi dove oramai troppo spesso le migliori risposte sono le frasi fatte. Le cose si fanno solo “perchè di moda” o “perchè così va il mercato”. Credo che in generale non si sia mai vissuti con questa esasperata approssimazione, con uno spirito del “fare tanto per fare” troppo spesso senza senso, senza un obiettivo. Prendo ad esempio il mio paese Matelica dove durante le feste natalizie, campeggiava in piazza una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Senti in giro e scopri che tantissimi l’hanno criticata. Non voglio essere anche io del gruppo dei disfattisti, ma siamo sicuri che non era possibile per quella “pista” un’altra location? Oppure un’estetica migliore magari, oltre al pensare di far qualcos’altro meno impegnativo… anche perchè poi il ghiaccio è toccato smontarlo a picconate. Allora mettere un Babbo Natale in piazza a dar regali ai bambini no? Natale è il sogno per eccellenza. Natale è raccoglimento. Natale non è ne Las Vegas con feste di Capodanno (omissis) in palazzi, magari pubblici, ne tantomeno la bruttacopia del Rockefeller Centre. Cose buttate lì senza un senso estetico, senza considerare incidenze con la bella architettura del centro storico, con il traffico, con il passeggio e perchè no, anche con la dimensione della piazza intesa come luogo d’incontro. Lo stesso per la copertura dei mosaici in mezzo al corso; sopravvissuti per millenni sottoterra, a solo un mese dall’apertura iniziano a colorarsi di riflessi verdognoli e riempirsi di cartacce. Una società colma di un provincialismo esasperato. Scusate la vena pessimista ma sinceramente non ne posso più di vivere in una città che oramai sembra aver delegato la logica del ragionamento a chissà chi. Ho letto da poco “La Deriva” di Stella e Rizzo, un libro coraggioso e interessante. Purtroppo vedo che quasi dappertutto, tranne qualche eccezione, si lavora con una logica logorante che gli autori descrivono in maniera accademica. Istituzioni che danno risposte piene di frasi fatte, fanno addirittura spot con le frasi fatte. Nel caso che voglio accennare si tratta della migliore accezione letterale poiché l’oggetto è la poesia di Leopardi, proprio perchè scritta tempo addietro è appunto una serie di frasi già prodotte e pronunciate oggi molto male in italiano nella pubblicità in cui recita Dustin Hoffman per la Regione Marche. Mi ricorda tanto Alberto Sordi nel film un americano a Roma. “…a spring entra l’applauso… è matematico ragazze…”. Il problema è che con quello spot l’applauso non è entrato proprio come succede nel film di Sordi. Costato, si dice, quasi un milione ottocentomila euro, credo che la gente abbia voglia di rispondere a chi fa ‘ste cose come il grande Albertone a chi gli faceva la pernacchia “…ormai hai ventunanni credo sia proprio il caso che tu sappia di chi sei figlio!” Commentate !!!



Il senso profondo dell’esser provinciale!

Dalla cultura della salvaguardia dell’identità locale al movimento dell’avanguardia “provincialotta”. Dal Louvre a Piazza Garibaldi.

Le piramidi in vetro del Museo Louvre di Parigi
Le piramidi in vetro del Museo Louvre di Parigi
La vetrofania di piazza Garibaldi
La vetrofania di piazza Garibaldi

L‘”avanguardia provincialotta” è un movimento  di intellettuali, politici, segretari e scribacchini, più o meno fasulli, risultato dell’era contemporanea (ultimi anni) la cui finalità principale è quella di arrivare senza alcuna cognizione di causa al perseguimento di obiettivi più o meno senza senso, tralasciando qualsiasi  argomento logico o comunque atto a giustificare la ragione per cui si opera, cercando in via esclusiva di copiare, il più delle volte fallendo con una scimmiottatura, elementi spesso molto più interessanti ed esteticamente attraenti.

Una “cassa da mortu?”, “un ingresso per la metropolitana che non c’è?”. Si rimane allibiti dall’assoluta ed oggettiva “bruttezza” di quella specie di urna di vetro e ferro che riesce, solo con la sua presenza, a far odiare alla gente di Matelica, un tesoro di immenso valore storico ed identitario, come le tracce dei popoli antichi. Si riesce con un solo gesto, in un’impresa difficoltosa e di questo bisogna dare atto a questi avanguardisti. Riuscire a far odiare le tracce che hanno lasciato gli abitanti di queste zone migliaia di anni fa. Riuscire nell’intento di provocare nelle persone “odio” invece che educare ad ammirare e studiare l’arte creata da chi in passato ha tracciato un senso di estetica e di bellezza artistica. Non può esistere alcuna passione o ragionamento progettuale nel disporre una cassa di tale fattezza in mezzo al corso. Una scimmiottatura venuta male della piramide di vetro posta avanti al Louvre. Mi domando, non sarebbe risultata più interessante e sicuramente anche più economica una lastra di vetro posta sul piano della pavimentazione, come ce ne sono dentro i negozi di Piazza Mattei, ma anche in città come Perugia? Oppure una “campana” un po’ più bassa, magari anche senza quella orribile forma a “coperchio di cappotto di legno?”

Non credo che l’intelletto degli architetti, dei politici e degli ingegneri di un paesotto di provincia come il nostro non sia in grado di partorire creazioni migliori di questa che invece riesce ad esprimere esclusivamente la sintesi di una cultura dirigente arida di qualsiasi spunto creativo che sembra al contrario debba essere esclusivamente soppresso a beneficio di un culto esasperato per l’approssimazione. Per cercare di non essere oltremodo polemico, affinchè possano essere prese queste mie considerazioni, come uno sfogo atto a migliorare il senso di ciò che viene fatto al pubblico servizio, propongo una serie di itinerari fra le “schifezze” del nostro territorio fatte negli ultimi anni.

Lo intitolerei “Esempi da non copiare!”

Faremo il pieno di turisti!!!

Che ne pensate?

Da Macerata a Lanzo, artigiani in mostra.

La bella sensazione di fare qualcosa di utile.

Lampade in pasta di marmo di Fabrizio Savi

Lanzo Torinese – Sai quei giorni in cui lavori contento? Quando vedi la gente felice di creare qualcosa di armonioso con le proprie mani. Succede di captare queste sensazioni se vedi chi ti stupisce per capacità e consapevolezza nel riuscire a “creare”. Qualche volta ancora succede. Sensazioni e armonie che escono dal lavoro degli artigiani e degli artisti. Come le Lampade di Fabrizio che sono “filigrane” di marmo, dolci contrasti, giochi di luce nei pezzi unici che crea dalla polvere. Il vetro che non bolle mai di Mauro Puccitelli. Uno che facendo conto sul proprio lume (fiammella ultra silenziosa, suo ovviamente il brevetto e anche la fattura) e soprattutto sulle proprie mani, da un’espressione umana o comunque artistica ai vetri colorati che modella, e che soffia, ognuno con un effetto diverso, unico. Le “rinate” ceramiche antiche del piccolo e fantastico borgo di Esanatoglia elaborate e modellate dalle mani di una giovane artista artigiana che nel centro storico del paese ha una bottega di nome “Atipico”, giusto contrasto, almeno nel nome, alla oramai disorientante omogeneità “tipica” (questa si) della globalizzazione. 

Il maggiordomo e la scala di Mimmo Laganà

Pezzi che richiamano in parte la sintesi della ricca produzione artigianale presente nella Provincia di Macerata. Pezzi unici della produzione artigianale ma anche di quella enogastronomica. Farine di granturco quarantino del Cav. Bertini, Verdicchio di Matelica e olii di finissima qualità, dall’extravergine agli unici monovarietali di piccole aziende come “La Collina Incantata” di San Severino Marche. Questa è stata la selezione di “pezzi” della nostra tradizione.

Creazioni in vetro soffiato di Mauro Puccitelli

Lassù a Lanzo vicino alla reggia di Venaria, sontuosa e da poco riaperta al pubblico, ci sono ancora gli intagliatori del legno, artigiani che creano con le loro mani vere e proprie opere d’arte usando tecniche di scultura tramandate da generazioni per risultati comunque sorprendenti. Poi capita che conosci un artista, uno che, usando rispetto e un carisma semplice e naturale, dato dalla sua spontanea propensione al prossimo, ti racconta che comunque ognuno di noi trova vero relax sopra la tazza del cesso, detentrice di vero potere, poiché tutti abbiamo bisogno di lei. Come dargli torto.

La "bicicletta sidecar" di Mimmo Laganà

 Un artista che ti parla così schietto va ascoltato e approfondito. Siamo stati parecchio del tempo in fiera a parlare di arte. Ho visitato il suo atelier. Mi è piaciuto moltissimo. Lui mi ha raccontato che “Gianni” (così chiamava lui l’Avvocato) ha lasciato parecchi dei suoi pezzi in eredità a Lapo, Luca, Jhon ecc. Ogni tanto Gianni andava, a bottega a trovarlo, naturalmente  in incognito e provavano anche a fare qualcosa insieme. “Era un uomo estremamente affabile e, quando si stava insieme non faceva mai pesare la sua notorietà.”

Una lezione sugli uomini le loro aspettative, la libertà, l’umiltà come valore intrinseco al rispetto umano, al di la dei soldi o altro. Mimmo Laganà è così, un artista vero, un uomo umile, alla ricerca di un nuovo senso da dare ad oggetti che a prima vista, sembrerebbero non avere più senso.

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Avere passione oggi è inefficace!

L’altra sera ho visto un documentario. Parlavano della fiction su Enrico Mattei e hanno fatto anche un focus sulla sua figura.

Il titolo era “l’uomo che guardava al futuro”. Un italiano, un marchigiano che aveva intuito come l’Italia potesse divenire leader nel mondo nel mercato petrolifero. L’obiettivo era dare energia ad una nazione che doveva riprendersi da una guerra. Una nazione affamata.

Mattei imprenditore dello stato e per lo stato inteso come società e quindi gruppo di individui. Imprenditore lo definiamo noi oggi, in un Ente dello stato, da lui fondato, l’ENI, imprenditore, ma per un fine comune, utile a tutti.

Allora serviva far ripartire il motore della ripresa. Mattei aveva chiara la sua missione.

Un marchigiano solido come la realtà da lui fondata. Vicino a lui a quel tempo altri grandi visionari italiani come Camillo e Adriano Olivetti, fondatori della famosa azienda omonima, oggi proprietà di Telecom.

Ieri era possibile dare spazio alle intuizioni in qualsiasi campo. Oggi no. Ieri era possibile che qualcuno che avesse intuito potesse avanzare in ogni campo in Italia. Oggi tutto è reso impossibile da mille problemi, balzelli e leggi che però aiutano sempre i più furbi. Ieri c’era reale senso dello stato oggi solo immagine. In qualsiasi campo. Oggi si cerca solo il mercato, si va dietro solo al mercato, così vediamo che abbiamo solo venditori. Tutto è commercio. La politica è oramai solo il “marketing del qualunquismo”. E con questa logica si costruisce una società del tutto sbagliata. In questo modo siamo immobili ma continuamente in movimento.

Siamo come i dinosauri di cartapesta.

Siamo circondati da un qualunquismo sfrenato che ci uccide davvero da dentro.

Immobili quanto inutili.

L’imprenditoria vuol dire vendere ad ogni costo. La creatività non è retribuita. Il lavoro delle persone rifiutato, non valutato. La gente comune stimolata ad accendere finanziamenti e morire coperta dai debiti.

Le banche non investono “prestano e consigliano investimenti”. Siamo circondati da burocrazie assurde. I visionari messi comunque in secondo piano o addirittura criticati dopo cinquant’anni dai personaggi che oggi sono sotto i riflettori, addirittura come esempi anche pericolosi. Io credo che mai come oggi si stia smettendo di perseguire finalità oggettive.

Mai come oggi si guardano solo i mezzi e mai le finalità comuni. Allora era necessario ridare indipendenza reale ad un Paese, formare gente appassionata al lavoro, un lavoro fatto di rischi e di rinunce ma portato avanti con lo stimolo di chi aveva dentro la voglia di crescere di costruire qualcosa di straordinario. Si progettava il futuro. Oggi i tempi sono diversi, porsi gli stessi obiettivi di allora sarebbe assurdo. Ma dall’altra parte non è possibile che tutta l’economia giri solo dietro all’immagine, al valore immateriale tout court, allo schema bancario di finanziamenti. Oggi che la produttività nel mondo è a livelli elevatissimi e che i problemi sono di sovrapproduzione, non è possibile che non si riesca a porsi obiettivi per non contrarre debiti, per non incentivare una concorrenza senza finalità e senza logica, ma esclusivamente esasperante, che porta solo al cannibalismo economico e alla sola “vendita a tutti i costi e di qualsiasi cosa”.

Mattei e l’ENI avevano un senso allora, si dava energia alla gente per ricostruire e dare speranza ad un Paese, puntando sugli uomini e soprattutto sulla loro formazione. Si rimetteva in piedi una nazione. Hanno contribuito alla reale indipendanza di una società e di una intera nazione. Hanno lavorato per un fine preciso.

Io credo che mai come oggi l’economia e la società abbiano bisogno di entrare in una fase culturale continua, di fermento artistico e creativo, dove ritornano i valori umani, il valore dei rapporti veri, sinceri e leali. Il valore della chiarezza, di poter parlare a cuore aperto. Il dialogo fra la gente. Oggi dovremmo ricreare una economia della conoscenza per accrescere i saperi, e contrapporla alla concorrenza, valorizzare le risorse umane e non essere solo ed esclusivamente afflitti dalla stupidità del debito o del fare o competere ad ogni costo!

Io credo che nel secondo dopoguerra, ci fosse l’esigenza di cambiare nel senso tracciato da gente come Enrico Mattei. Il ringraziamento della società nei suoi confronti è stato un attentato.

Oggi c’è l’esigenza di tracciare un solco verso una società più limpida e meno opportunista. Ridare centralità all’individuo.

Perchè nessuno dovrà mai essere servo di un’ossessiva compravendita continua.

Ma si facciamo i Giovedì Golosi …

Torno a scrivere con uno spirito propositivo. E’ passato tempo ma ecco, sono di nuovo qua.

Facciamo questi “GG” (Giovedì Golosi).

“GG” di enogastronomia, di tradizioni nostrane.

…si se magna, ma si pensa anche e, si ride, …spero.

I “GG” che per me, sono non a caso anche le stesse iniziali di un certo “GG”. Quello che non si sentiva italiano ma per fortuna o purtroppo lo era.

Giovedì Golosi allora per chi sente di voler essere ancora un po’ più maceratese, e quindi anche più italiano. A chi dopo tanta TV, “modi e mode venduti quasi per forza” vuole ritrovarsi a riscoprire chi siamo davvero.

Stiamo sistemando le serate, decidendo ancora il prezzo, non superiore, spero a 15 euro.

Modi per coinvolgere tutti a partecipare e costruire assieme le serate. Ovvio che gli argomenti e le ricette trattate saranno passate al vaglio assoluto di una apposita “commissione democratica (?)”, costituita da me e altri. A proposito… abbiamo costruito anche una pagina su facebook.

Premetto che non si vuole passare per quelli che… “la Gastronomia la conosciamo solo in pochi eletti!”. Anzi più gente racconterà pezzi legati alle proprie esperienze passate o legate in qualche modo ai temi svolti, più saremo contenti di riempire il ricettario di esperienze. Si sta pensando anche di fare una

scontistica per le serate per chi ha delle cose da raccontare.

Unica cosa bandita categoricamente sarà: la polemica da bar.

Il fine è quello di raccogliere quante più notizie e storie possibili al fine di ritirare fuori quante più storie possibili legate alle nostre tradizioni. Chi ha da raccontarle, si faccia pure avanti.

…intanto questo è il link alla pagina di facebook