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Con le scarpe negli usa e il sedere che trema!

Scrivo con le scarpe negli USA ed il sedere che trema, orgoglioso di esclamare che, francamente, non me ne frega niente di Trump che vince contro Ilary  Clinton.

Era abbastanza palese che dentro un sistema ipercapitalista avrebbe vinto chi ne rispecchia il suo emblema, soprattutto se come avversario ha la copia imbiondita di Rosy Bindi. 

Non me ne frega niente delle elezioni americane perché non sopporto i voltagabbana dell’ultimo minuto,  sono stanco di questa unica via del turbo capitale mascherata dalla social democrazia fittizia di Renzi e compagnia. Non me ne frega perché sono un marchigiano e sto a trenta chilometri dall’epicentro di un sisma che ha cambiato volto a tre regioni, per questo ho il sedere che trema.

Con le scarpe negli USA - Chrisler Building dalla Stazione Centrale
Con le scarpe negli USA - Chrisler Building dalla Stazione Centrale
Con le scarpe negli USA - Pezzi di Little Italy
Con le scarpe negli USA - Pezzi di Little Italy

 

Stavo a New York a metà settembre e ho visto una città piena di italianità, nonostante le amatriciane solidali di una nota catena del food fatte cucinare da messicani o marocchini e senza nemmeno la lontana vicinanza ai sapori di un posto che oggi è fantasma.

Ho camminato per Manhattan con le scarpe di Stefano Minetti, c’ho fatto in un pomeriggio circa 4 chilometri, che con Giulia ridevamo sul fatto che le scarpe fatte a mano a “little italy” le indossavo solo io e la mafia. Chiaro che “io so io…” parafrasando Sordi per ridere. 

Dico questo perché a 30 chilometri dal sisma alla gente come Stefano, di Trump e Hillary non gliene può fregar di meno, perché i problemi sono altri, sono quelli della bottega vuota, nonostante faccia le scarpe in cuoio per chi vuole lui ed al prezzo che decide, perché la manualità è la SUA e fa giustamente quel che desidera del suo talento. Però se la gente non c’è come si fa…? Chi le risuola le scarpe dopo un terremoto? 

Con le scarpe negli USA - Empire State 10 settembre 2016
Con le scarpe negli USA - Empire State 10 settembre 2016
Con le scarpe negli USA - NY Skyline del 10 settembre 2016
Con le scarpe negli USA - NY Skyline del 10 settembre 2016

Non lo dicono questo alla Rai….o nelle tv della nuova oligarchia dei lecchini globali. Non lo postano i politici locali questo, le telecamere si spengono davanti a chi come Stefano può far paura perché lui la responsabilità di fare un prodotto di qualità, partendo da zero, se la prende tutta. 

Nel suo Business Plan, parola che va tanto di moda nell’economia globale, non poteva pensare ad una catastrofe così evidente e, allo stesso tempo, oscurata da tutti i media convenzionali. Provate con le scarpe in cuoio a farci i chilometri dentro Manhattan, io con le sue scarpe ci sono riuscito anche comodamente.

In tv, se questo fosse un mondo di gente di coscienza, domani ci dovrebbe essere lui (oppure chi come lui, sta passando questo periodo buio), a raccontare come si sopravvive ad una catastrofe totale come quella di pochi giorni fa. 

Invece, mentre scrivo sento analizzare il voto degli Usa, tipi che sbandierano doppio petto in stile Silvione d’annata, che se non altro faceva ridere. 

Con le scarpe negli USA - Con le "Minetti Derby" per Manhattan
Con le scarpe negli USA - Con le "Minetti Derby" per Manhattan
Con le scarpe negli USA - Il calzolaio Stefano Minetti a lavoro
Con le scarpe negli USA - Il calzolaio Stefano Minetti a lavoro

Sarò utopico per la massa dei coglioni che si fanno prendere per il culo dai mass media e dalle lobby, oppure più semplicemente penso questo perché ho le scarpe negli USA ed il sedere che trema in Italia, ma per me oggi le persone che valgono milioni di dollari non sono ne Trump ne altri milionari star della tv. 

Oggi per me un ‘the million man’ è Stefano Minetti, perché poco meno di un mese fa mi ha dato l’occasione di passeggiare comodo in mezzo a Manhattan con un paio di scarpe che di sicuro avevo solo io! 

Pensate ero in mezzo a milioni di persone con un paio di Minetti, a vedere tanta gente diversa ma incollata a differenze finte costruite ad hoc da strategie di marketing.

Io no, io ero l’unico diverso da tutta quella gente e questo grazie anche a Stefano.

Calzolaio Stefano Minetti – Pagina Facebook 

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Ripartendo dai MESTIERI.

– ‘Giorgio ce l’hai una bella fiorentina che stasera non vedo l’ora d’accenne lu focu e scallà la griglia’
– ‘oh Marco non me roppe che lo sai che non ce l’ho!’ –
– ‘Si mbriacu, quella che è….?’
– ‘Questa mica è la fiorentina, è la marchigiana, te la fo una fetta da un chilo e due….?’
– ‘Giorgio fai cacà …questa è marchigiana vera o finta?’
– ‘è estera …vene da la Pieve!’ –
– ‘Beh Pievebovigliana mica è Visso so dieci chilometri ohhh ….Ahahahaha!’
-‘Oh Marco vattela a pià nder saccu, damme retta senti che robba che è!’-

Questi sono più o meno i dialoghi tra me e lui quando passo a Visso.

Giorgio Calabrò è uno dei migliori norcini d’Italia.
Uno che con estrema semplicità, quasi tiene celata la sua maestria, la passione, l’attaccamento alla propria terra, anche una certa dose di furbizia da montanaro, ma soprattutto la sapienza e la caparbietà di chi vuole migliorarsi per rendere, da sempre, e molto prima del terremoto, vivibile e migliore un paesaggio stupendo come quello di Visso, nella tutela di quei valori semplici ma fondamentali, specchio di una diversità che, oggi più che mai, dobbiamo salvaguardare. Valori culturali, d’identità gastronomiche, chiavi fondamentali per iniziare a ricostruire questi luoghi, e lui lo faceva molto prima di una catastrofe come questa.

Io riparto da Giorgio perché in quei locali dove stagionava i ciauscoli, insaccati senza tutti quei nitrati consentiti e, affumicati a legna, si trovava ad essere bersaglio, di disciplinari di produzione fatti in maniera criminale che hanno esteso la zona di produzione di una identità dei Sibillini, fino al mare, (cercate l’igp del ciauscolo), che per compiacere i metodi industriali, quasi dovevano essere bandite le antiche cantine di stagionatura, come se tutti conservanti ammessi, avessero effetti minori sulla salute dei consumatori.
Riparto da Giorgio che nonostante tutto utilizza solo sale e maestria per mantenere i suoi prodotti, e ha resistito a quella catastrofe prima della catastrofe, reinventandosi il “Vissuscolo” per rimarcare costanza identitaria ad un patrimonio comune di tutti i vissani e tutti i marchigiani.
Voglio ripartire da Giorgio perché ha ridato nome al ciauscolo, lui come pochi altri norcini di quelle zone, senza perdersi d’animo, cercando di spiegare come si fa un prodotto della tradizione anche quando, gli organi competenti, con l’introduzione del marchio di qualità hanno fallito clamorosamente nell’istituzione di quel tipo di tutela che ha fatto danni molto prima del sisma.
Vorrei che sia lui l’esempio di come rialzarsi oggi, che non ha più niente, ma che il mestiere, quello non glielo toglie nessuno, ha retto i colpi, tanti anche prima del sisma, è stato un elemento di promozione per il territorio, citato dal Financial Times, oltre che dalle migliori guide gastronomiche italiane. Lui sta li con la semplicità furba di chi riesce con orgoglio a vivere con un territorio stupendo quanto insidioso. Io sto con Calabrò perché è simpatico, semplice e, dopo avermi detto che non aveva più niente per lavorare, sorridendo ha aggiunto, che però quel cartello col maiale che avevo disegnato è rimasto li. Sto con lui e anche con Renato, un salumiere macellaio di Matelica che lo ha subito ospitato per segno di rispetto della grande manualità di questo artigiano.

Era una questione quasi morale per me andare a Visso proprio in questo periodo e passare da lui, minimo per un paio di salami, la bistecca o un pezzo di lonza oppure per le sue novità. Era Visso e, respiravo l’aria fresca degli odori della montagna d’autunno, quel profumo dolce e acre dei camini accesi con davanti i ciauscoli a stagionare. Giorgio oggi li, come altri, non ha più niente. Tutto è zona rossa.

L’Italia è il popolo dei mestieri e oggi dobbiamo ricominciare a mettercelo in testa, per forza, non fosse altro che per contrastare gli effetti più insensati della globalizzazione che sta rendendo impossibile la salvaguardia di quanto, ancora riesca a dare senso identitario al nostro vivere.
Allora sono esempi da seguire sia Giorgio che Renato, che lo ha ospitato a casa sua perché quel mestiere lo condividono nonostante le macerie o la concorrenza, continuano a lavorare per migliorare sempre di più la loro qualità artigianale, dimostrando una solidarietà nei fatti e non nelle chiacchiere.

Per questi motivi l’assurdità più cieca ed insensata della politica di oggi è quella di lasciar morire nell’apatia queste economie di montagna, già devastate ancora prima del terremoto. I marchi, le illusioni di tranquillità fittizie della casa perfetta in stile “mulino” ci dovrebbero far riflettere invece su quanto sia importante ritrovare, viceversa, il senso della conoscenza delle persone e della fiducia nel loro ‘saper fare’.
Da una tragedia come il terremoto infatti, stanno rinascendo fra le macerie, cose fantastiche proprio tra chi questo senso del fare ce l’ha dentro e quindi se ne frega di sbandierarlo ai 4 venti.

Giorgio Calabrò è uno dei maestri della norcineria delle marche e oggi a pieno titolo, dopo il terremoto, dell’Italia intera. Cerca una cantina a mattoni, per continuare la tradizione, nonostante abbia perso la casa, la macelleria, i locali di stagionatura ed è ospitato a Matelica dal suo amico salumiere Renato. Una cantina di quelle di una volta oggi stra bersagliate dalle varie normative sanitarie con cui poi compongono disciplinari di produzione che fatti così stabilizzano la produzione industriale dei prodotti, ma non la loro qualità intrinseca. La “qualità”, quella parola non quantificabile a pieno da nessuno slogan, ma colma di umanità perché permeata di un sapore vero e genuino, quello della creatività umana e della continua ricerca nel migliorarsi.

Allora oggi dovremmo essere tutti come loro, Giorgio e Renato, due persone che nell’umiltà della produzione artigianale ancora sono attaccati alla sostanza dei valori, quelli veri, quelli che sono evidenti in un sorriso avanti ad una fetta di ciauscolo ed un bicchiere di verdicchio.

Vi lascio i recapiti per acquistare i loro prodotti, non ne rimarrete delusi.
Macelleria Fantasy di Bartocci Renato Tel. 0737.83348
Orario dal Lun. al Sab. dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

La Pasqua dei … Fedeli …è di cioccolata… a Matelica.

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La Pasqua di cioccolata a Matelica.

Si lo so… Pasqua è un momento di riflessione anche e soprattutto nel pensiero… filosofico, culturale e religioso, infatti, la parte riflessiva l’ho scritta, l’altro giorno, in questo articolo.

Oggi invece, voglio augurare buona Pasqua in maniera più godereccia, raccontando a grandi linee la storia di due cioccolatieri della mia Matelica. Voglio parlarvi di due maestri dell’arte dolciaria. I fratelli Fedeli.

Una tradizione familiare che ha scandito le ricorrenze della mia famiglia e di molte altre, da quando Augusto e Maddalena sfornavano, lungo il corso, capolavori di pasticceria tradizionali. Ricordo che da piccolo con i miei genitori o i miei nonni, spesso, le feste iniziavano con la “smalletta” di pasticcini presi la mattina della festa nella loro bottega artigiana. Dal 1965 quella bottega ha iniziato ad addolcire le giornate di moltissime famiglie del mio paese.

Ricordo anche se ero molto piccolo l’inconfondibile, quanto oggi sempre più raro, odore del forno di pasticceria. La gentilezza spontanea e semplice grande quanto l’umile e cosciente maestria nel preparare veri e propri capolavori di tradizione locale.

Oggi, questa maestria, è stata tramandata ai figli Fabrizio e Paolo Fedeli che, dal 2008, hanno affinato l’arte pasticcera della loro famiglia e sono diventati maestri cioccolatieri, entusiasmando così i palati di chi come me al richiamo del cioccolato non riesce a resistere. Meditata attenzione all’intero ciclo di lavorazione completamente artigianale dei prodotti, una selezione accurata delle materie prime, rendono la cioccolata Fedeli un must gastronomico di tutto il territorio.

Oltre alla cioccolata sono davvero gustosissime le mousse, che oserei definire certamente “uniche” per l’estremo equilibrio di dolcezza e cremosità.

I due fratelli cioccolatieri oggi li trovate nella bottega di viale Cesare Battisti, poco fuori il centro storico di Matelica.

Insegna fedeli cioccolata
Insegna

Chiaramente se qualche lettore di passaggio sta accorrendo ad acquistare le ultime uova di cioccolato, è inutile dire, che il mio consiglio spassionato sia quello di andarli a trovare, tanto sono sicuramente aperti anche stasera.

Buona Pasqua “cioccolatosa” a tutti!

Per maggiori info: Fedeli Fabrizio e Paolo – Cioccolato – Viale Cesare Battisti, 20 -62024- Matelica (MC) Tel. 0737.85406

L’OMS, il TTIP? Stasera Bistecca, “ciauscolo” e caffè !

L’OMS spara una notizia ovvia quanto interpretabile: la carne è cancerogena! Risposta: Stigranc… non ce li metti?

Pressioni legate al mercato internazionale, la comunicazione diviene isterica e, tra la gente scoppia il panico!

Sto riflettendo anche sul fatto che qualcuno tempo fa mi ha chiesto se ce l’avessi col mondo! Non ce l’ho col mondo, ma sono convinto che, forse, sono tra i pochi rimasti sani di mente. E mi viene da ringraziare mia mamma per avermi fatto nascere, più che intelligente e bello (stereotipi conformisti) “simpatico” (dicono) ma, soprattutto, “curioso”!

Allora ecco perché voglio correre il rischio di farmi prendere un tumore da cibo!

Allora salame, fiorentina da un chilo, caffè e sigaretta! Si perché alla faccia delle organizzazioni che tutelano la salute cercando di farci marcire col tofu, la soia e altre porcherie “veganchimiche di importazione” (tacci loro), io voglio morire, ma lo faccio con stile, nella mia maniera, “tradizionalmente anticonformista!”

“Tradizionale” perché se mangio salame non comprerò mai un ciauscolo IGP, (perdonate la mia innata maceratesità) ma vado dal mio salumiere di fiducia e pretendo che dentro non ci siano additivi come il salnitro (nitrato di potassio ammesso a disciplinare, ecco il link), ma solo sale aglio e vino! (Di questo ne parlai nell’ormai lontano 2010 quando fecero la porcheria di stilare un disciplinare di produzione IGP che ha destabilizzato tutte le piccole produzioni di qualità…ecco il link al pezzo per quelli che vogliono… approfondire).

Perché sono i conservanti industriali che rendono un prodotto cancerogeno, sono i mangimi dei prodotti che andiamo a comprare contenti sotto costo al supermercato che ci ammazzano e, non serviva l’OMS a ribadirlo!

Siamo schiavi della comunicazione globale, tutti quanti. Ci fanno parlare di 4 cose e basta. Perché è ovvio che alle multinazionali serve una società che marcisca piano piano senza identità, senza sapore! Allora io invece di marcire, preferisco morire godendo, con gusto! Nel frattempo che ci prendiamo il coccolone per la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, vediamo che Europa e America stanno trattando il TTIP, ossia la possibilità di farci invadere, senza nessuna barriera doganale, di prodotti standard industriali. Allora sarà sempre più difficile rincorrere la qualità della carne allevata ad esempio allo stato brado e non in batteria, perché accordi di intercambio, come appunto il TTIP, favoriscono tutti i prodotti da supermercato.

Alla fine li vorrei proprio vedere quelli che cercano il Km zero al supermercato.

Ma comunque, personalmente, io stasera una bella bistecca di razza bovina marchigiana l’ho messa sulla brace calda, ci ho abbinato un verdicchio che sta in cantina dal 2007, è di Coloccini di Staffolo, di sicuro in vigna lui non ha messo più del verde rame. Poi un rosso del 2010 Onorio di Maraviglia, una favola.

Per finire un caffé ristretto (visto che l’OMS dice che i prossimi referti cancerogeni sembrano riguardare proprio il caffè) e per finire una buona Lucky Strike, per “….rendermi conto di quanto le maledirai ….” ché almeno faccio contento anche Vasco Rossi.

Il buon cibo è cultura identitaria, è la manipolazione commerciale delle Holding che, proprio nel generare caos e frenesia, disorientano volutamente la gente facendoci diventare alieni in casa nostra, qualunque essa sia. Ecco il mio anticonformismo tradizionale!

P.S.: I prodotti e le aziende, come sempre, non sono state inserite a scopi promozionali, ma per meriti raggiunti nella mia scala di valutazione personale!

“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate” -PARTE SECONDA- Turismo

Dedico la rubrica a chi continua ad affermare che “i programmi si scaricano da internet” e che per vincere servono i voti, alla faccia della partecipazione civica.

Questa seconda parte attiene anche a personali esperienze avute nel campo della comunicazione turistica.

Nella speranza che in futuro, i nuovi amministratori locali non siano più complici di spese pazze per progetti assurdi tipo grandi incompiute come l’albergo Agorà, la campagna di promozione turistica della Regione Marche, circa 2 milioni di euro o in ambiente locale mostre o parchi tematici fatti come noto)

Premessa.

La capacità di attrattiva di un territorio è direttamente proporzionale alle capacità dello stesso a coordinarsi nel migliore dei modi affinché possano essere messi a sistema tutti gli elementi utili al fine di valorizzare, tutelare e rendere fruibili le proprie identità.

Prendere atto che è necessario rendere attrattivo il territorio perché ad oggi non lo è. Creazione di un appeal identitario. Vanno evitate le spese pazze per piani di comunicazione non motivati nel dettaglio, così come le stesse per concerti, show o mostre sovra esposti mediaticamente. Ho provato a sintetizzare il tutto nel modo seguente.

2. C’è turismo se un territorio risulta appetibile. La messa in disponibilità di alloggi ne sono esclusivamente la conseguenza. Avere più “camere” non vuol dire creare flussi.

Il turismo è inteso come la naturale conseguenza di uno “stimolo di condivisione” che nasce da un interesse di natura culturale in ogni campo. Questo territorio esige la messa in opera di un professionale ed ottimizzato coordinamento di attività, servizi ed eventi utili alla crescita costante dell’intera società.

L’attività di programmazione turistico/culturale viene coordinata in seno a 3 fattori fondamentali: “identità”, “specificità” e “qualità” che sommati danno il concetto di unicità del territorio, inteso come sostanziale principio del marketing territoriale, con particolare riferimento ai valori di unicità territoriale.

La programmazione turistica deve assolutamente essere adeguatamente coordinata dalla struttura pubblica, (perché il “prodotto territorio” è l’unico prodotto ad essere indivisibile) e soprattutto messo in programmazione con budget, finalità ed obiettivi chiari, e almeno “l’anno prima per il seguente”.

Occorre una chiara e netta identificazione dei soggetti utili alla restaurazione complessiva degli eventi di interesse pubblico, insieme all’organizzazione contestuale di un coordinamento della ricettività esclusivamente agli eventi creati anche “ex novo” che soddisfino tali motivazioni. Gli amministratori hanno il dovere di verificare i fattori di successo specifici di ogni attività oltre all’obbligo morale di promuoverli nelle sedi opportune senza l’arroganza e la presunzione di “creare” ognuno il proprio evento.

Spiegazione

Su questo punto posso portare almeno 3 progetti che ho dovuto abbandonare per via di avversità della più becera politica. In base alla mia esigua esperienza, posso dire che se l’amministrazione (di qualunque genere essa sia) fosse in grado di anteporre a qualsiasi evento sostenuto, un piano di fattibilità (secondo i principi di cui sopra) che lo anticipi di un anno, forse si potrebbero evitare situazioni surreali come successo finora. La nuova amministrazione comunale (opposizione SILENTE compresa) eviterebbe inoltre figure di merda nazionali come questa link.

L’impostazione di almeno 4 eventi nell’arco dell’anno organizzati in linea con i principi di cui sopra, potrebbero assolvere alla mancanza di attrattiva o “appeal” del territorio e dare una stabilità in termini di “riempimenti di posti letto”  presso le strutture ricettive, che ricordo, sono passate da 30 posti scarsi a inizio del 2000 ad oltre 300 con i finanziamenti su agriturismi ecc. negli ultimi anni.

Se dobbiamo proporre alternative di sviluppo, questa è la strada principale in termini occupazionali! In questo se non ci sono ipocrisie, metto le mie esperienze a disposizione di chiunque (in maniera GRATUITA, e assolutamente NON partitocratica).

Chi alla territorialità ci crede ancora. Un bel sabato da ricordare.

Questa frase è d’obbligo come il video a seguire. E’ impossibile non averne, almeno per quanto mi riguarda, il richiamo alla mente quando si va in questo locale a cena.

Ma che ti si ‘mbriacato, te metti a arrestà il Marchese del Grillo? Non sai riconosce un nobile da un plebeo? Per questo te farai du mesi de galera, così t’impari….!

Sarò sicuramente di parte ma chissenefrega. Ieri posso dire di aver passato una bellissima serata. Per quel che vale, queste due righe magari saranno solo come un battito d’ali di farfalla… ma per me valgono, perché espressione di un’emozione vera e autentica.

Parlo poco di ristoranti in questo blog, perché in realtà vedo poco “cuore” e molto marketing in giro e, parafrasando il film posso dire che “so poche le cucine nobili rispetto a quelle plebee che magari se spacciano pure da nobbili”. Di solito preferisco cucinare da me. Oggi però ho fatto una straordinaria eccezione (in tutti i sensi) perché Mario, Serena, Emanuela e Lanfranco se lo meritano proprio!

La laboriosità in cucina di Emanuela Della Mora, che nonostante la sua grande esperienza culinaria da grande chef, ancora si ritiene umilmente “Una donna tra i fornelli”. La frizzante creatività artistica in cucina di Serena D’Alesio, che aggiunge quel tocco di brio ai piatti rendendoli unici,  La simpatia e la competenza di Mario in sala che, insieme ad Emanuele e tutto il resto dello staff, riesce a mettere a proprio agio gli ospiti, regalando un’accoglienza elegante, simpatica e precisa ma certamente non esasperata.

Uno dei motivi principali per cui scrivo questo pezzo però è il seguente. Un bocconcino di ciauscolo al formaggio con un tappeto di composta d’arance, vicino ad una tartina o meglio uno “Yo-yo” di Fois Gras è una questione di coraggio per chi la propone e, per chi la degusta, scoprire che il ciauscolo, servito in quella maniera, trova un grandioso equilibrio di sensazioni al palato, è una piacevole scoperta, oltre che un momento di ritrovato orgoglio territoriale. Questa è la consapevolezza che, se ben fatte, le nostre eccellenze sono in grado di trasmettere grandi emozioni e, non temono nessuna nobile vicinanza francese perché sono impregnate della nobiltà d’animo di chi vive le campagne dove esse stesse vengono prodotte.  Il tutto accompagnato dallo Sciarr Rosè, una bella scoperta prodotta dall’azienda agricola di famiglia.

Comunque tutto il menù è stato un’altalena fra tradizione e creatività, uso di materie prime ineccepibili sotto molti punti di vista ed in assoluto, rispetto per la stagionalità, cosa non più scontata purtroppo. Dall’entratina oriental-marchigiana fatta di un rotolino di pasta fillo ripieno dei sapori di diverse carni nostrane sopra ad un tappeto di profumi dei campi e germogli di soia; quasi a richiamare simbolicamente il viaggio del maceratese Padre Matteo Ricci verso la Cina. La quaglia ripiena di carciofi era perfetta, così come lo spallino brasato di vitello e anche i primi eccellenti. Vini abbinati dal consiglio di Mario D’Alesio sono stati; il verdicchio dei Castelli di Jesi – Marotti Campi 2012 e il rosso Agontano 2008. Un sapiente uso della stagionalità e un gran rapporto fra qualità e prezzo.
In due parole. Bravi davvero.

Lascio il link al sito e i contatti:  MARCHESE DEL GRILLO Località Rocchetta Bassa 73, 60044 Fabriano (AN)  Tel. 0732.625690

Niente per niente! … in un Paese arido, servono “i forconi”.

Bandiera Italia arida - fonte internet
Bandiera Italia arida – fonte internet

2 milioni e passa di italiani hanno votato per le primarie del PD, dando il voto ad un tipo che ha un gran pregio, quello di sapersi vendere bene. Un altro tizio fece una cosa simile nel ’92. Dopo due giorni dalle primarie ci sono “i forconi” nella maggior parte delle piazze italiane, ovviamente qui nelle marche dove siamo più in crisi nera degli altri, si sta a guardare, come sempre, molto blandi e cauti a manifestare da buone pecore “qualichesiamo”. Facciamo come quelli che vanno al circo, il giorno dopo perché vogliono sapere, prima, da chi ci è già stato, se lo spettacolo valga il costo del biglietto.

Vedo “Porta aPorta” e veramente penso che siamo talmente arrivati in basso che per scavare una buca bisogna arrampicarsi. Gli ospiti del talk show sono tutti giovani, tutti perfettamente di plastica, partoriti dai partiti di plastica a chiedersi come mai un poliziotto, che rischia la vita per milletrecento euro al mese, oggi a Roma mi sembra, si abbracciava ad un manifestante. Chissà come mai… Chissà perché nessuno di quei presenti abbia confrontato la propria busta paga con quella dei poveri mortali? A tal proposito ho letto un bel pezzo in questo blog (LINK). Comunque il pezzo forte è stato Vespa a chiudere con il rimprovero alla giovane parlamentare mi sembra della nuova Forza Italia, ammonendo che il governo in Italia funziona, poi inizia la sigla di chiusura con l’immagine di Mandela. Si dovrebbe pagare il canone per sta robaccia? Soprattutto, perché sono così ostinato e masochista che continuo a vedere quest’immondizia culturale?

Fa scalpore ancora per i mistificatori della notizia in tv (che tuttavia girano ancora i voti del 70% degli italiani che il pc ancora non lo sa accendere) Beppe Grillo che ritorna tra la gente e, direi finalmente aggiungo io, a parlare di banche e dell’ultima grande svendita ai privati della Banca d’Italia. Tutte cose che i partiti di proprietà delle stesse lobby finanziarie fanno finta che non esistono. Anche se su questo punto 5 stelle ha i suoi luoghi d’ombra, piuttosto fitta per onor di cronaca, tuttavia l’altro giorno sul Blog, Lucio Gaetano ha riportato questa notizia che a mio avviso è di fondamentale importanza per capire i motivi per cui siamo in tantissimi col sedere per terra. (LINK)

Ho scritto l’elogio alla cacca con tanto di foto di un opera d’arte di Piero Manzoni e, guarda caso Google Chrome mi dice che il sito potrebbe essere invaso da “malware” o robe simili, in 6 anni non è mai successo che un motore di ricerca cercasse di oscurarmi. Speriamo non lo stia facendo adesso qualcuno tramite google. Ma evidentemente do fastidio a qualcuno. Di questo ne sarei proprio ben felice.

Mi dispiace vedere come la mia gente continui purtroppo a farsi prendere in giro dalla solita solfa della politica e non riesca ad essere o definirsi libera.

Esprimere opinioni proprie tra la gente comune, vivere la vita di tutti i giorni con spirito di curiosità, dichiarare i propri pensieri APERTAMENTE E SENZA SENSO DI APPARTENENZA, viene visto come un atto sovversivo soprattutto oggi che si ha questa grandiosa opportunità grazie alla rete di poter accedere a mezzi, come un pc, che sono davvero utili e fondamentali per poter reinventare e sviluppare argomenti, tirar fuori e comunicare la creatività umana, l’unica cosa che ci fa ancora rendere conto di cosa significhi la parola “Essere Umano”.

Inoltre sviluppare questa consapevolezza di esseri pensanti aiuta anche nel non appiattirsi nelle app per smartphone propinate in Alfaniana maniera dai politici del consenso appiattito nelle sagre del nientismo. Servirebbe l’orgoglio e la lungimiranza nel saper creare progetti per tutelare la diversificata sfaccettatura territoriale che è la sintesi della straordinaria bellezza dell’Italia, cosa ben diversa “del dire, del fare, del saper far fare per saper comunicare oh maremma cana”.

La speranza è quella di non deprimere ed inaridire ulteriormente un Paese intero.

IGP … e il Ciauscolo diventa PORCHE…ria!

Scrivo questo pezzo perché sono un consumatore di Ciauscolo. Volevo inserire un grande norcino ne ” La Pagina delle Eccellenze”. Non lo faccio per non rischiare di infrangere la legge. Infatti nella nostra bella Regione Marche si è recentemente istituita (in realtà già dal 2009 in UE, ma gli effetti si vedono adesso sui supermercati), una IGP sullo storico salume del maceratese, tradizionale soprattutto delle zone dei Sibillini, e a Visso. Purtroppo l’eccessivo “Politically Correttu… ala marchisciana” ha prodotto un disciplinare di produzione che mi ha lasciato esterrefatto.

Riporto testualmente dal disciplinare di produzione.

È consentita, nei limiti massimi previsti dalla legge, l’aggiunta di lattosio, destrosio, fruttosio, saccarosio. Tali additivi, favorendo lo sviluppo della carica batterica acidificante, sono dei coadiuvanti della fermentazione e rappresentano uno dei principali fattori di maturazione e conservazione degli alimenti fermentati. Tra gli additivi aventi funzione conservante ed antiossidante è ammesso l’utilizzo, nelle dosi di impiego consentite dalla legge, di acido L- ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301), nitrato di potassio (E252). È espressamente vietato l’uso di farine lattee, caseinati e altre sostanze coloranti.

Mi domando: la tradizione maceratese-vissana nel fare il Ciauscolo prevede l’aggiunta di questi additivi? Perché i piccoli produttori di Visso e gran parte della Provincia di Macerata che, guarda caso non utilizzano questi prodotti, non partecipano all’IGP? IGP non vuol dire Indicazione Geografica Protetta? Con questo disciplinare di produzione che, fra l’altro ha spesso per effetto gustativo sul prodotto a marchio, quello di mangiare una salsiccia grassa e piena di conservanti, chi si vuole proteggere in realtà? Perché è permesso fare il Ciauscolo anche a Sirolo, o Camerano, o Ancona? Queste zone non devono essere tutelate per altre cose tipo le cozze o “Moscioli del Trave”?

Altrimenti non ci si dovrebbe stupire se paradossalmente, per par condicio “i moscioli” (della storica zona del Trave in Ancona) si potessero allevare anche in montagna.

Immaginate cosa succederebbe al supermercato. “Scusi che me po’ da mezzo chilo de “moscioli” de montagna e mezzo Ciauscolo. Oh me raccomando lu ciauscolo damme quello d’Ancona o de Ascoli eh.”

La prima parte di questa scenetta è paradossale ma la seconda no. Io l’ho provato il Ciauscolo IGP, con tanto di marchio di tutela. Il mio giudizio è molto simile a quello che darei ad una salsiccia troppo salata, grossa e venuta male. Nessuna peculiarità organolettica paragonabile al Ciauscolo tradizionale! Andate al supermercato vicino casa a comperarlo anche voi poi fatevi un giro nella piazza di Visso o da uno dei tanti piccoli norcini del maceratese poi fatemi sapere qual è il migliore. Deducete voi stessi chi e cosa si protegge con questo disciplinare di produzione.

Indagando un po’ e cercando di andare a fondo ho scoperto che, la stragrande maggioranza dei migliori norcini, ovviamente piccole o piccolissime aziende, fatte salve alcune pochissime eccezioni incomprensibili, NON hanno aderito alla IGP. La spiegazione è semplice. Chi glie lo fa fare ad un piccolo artigiano di aderire ad una serie di controlli (= costi anche elevati) che non assolvono alle sue esigenze di miglioramento della produzione? In poche parole, a chi non mette altro che sale e vino come conservante, insieme ad una buona aria di montagna che fa il resto e, magari l’affumicatura al focolare, a cosa serve rispettare un disciplinare di produzione che va in tutt’altra direzione e a favore della facoltà di inserire conservanti e geografie astratte?

Detto questo, credo sia chiaro che non compro più Ciauscolo IGP, il perché non compro più nemmeno il Ciauscolo invece ve lo spiego ora. Gli scienziati dei controlli, spero che qualcuno mi smentisca, approvando quel “disciplinare di produzione”, hanno di fatto definito per legge, che è possibile chiamare “Ciauscolo IGP” solo chi è inserito nel “Consorzio di NON Tutela”

Quindi i miei acquisti li oriento presso altri nomi come “Giauscolo”, “Vissuscolo”, “Nobile di Visso” ecc.  cercando i miei produttori fidati fra quelle montagne e, sicuramente non verso il mare.

La natura ha finito le scorte? Ecchissenefrega!

Come avete passato Ferragosto? Bene? Avete messo i vostri culi a bagno maria? Bravi! Al via il contro esodo! La gente torna dalle vacanze! Siamo tutti felici e contenti! I media tradizionali danno vagonate di buone notizie. La gente sembra solo voler avere buone notizie e fra queste ci sta pure il governo, guarda un po’, in crisi. Come se fosse una novità.

Dopo un po’ di riposo, anche io torno ad accendere il computer. Ho fatto una vacanza economica ed ecologica, me ne sono stato in casa.

Ma a PC spento! Ho spento tutto! Ho cercato di limitare anche l’uso dell’auto! Il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’esistenza umana sulla natura, ha detto che il 21 Agosto (oggi), con oltre quattro mesi di anticipo rispetto alla fine del 2010, l’umanità ha già consumato tutte le risorse che la natura può fornire nel corso di un anno. In sintesi oggi abbiamo terminato il “budget” annuale che la natura riesce a riassorbire per quanto riguarda appunto i consumi generali delle risorse naturali.

Alla fine del 2010 avremo consumato il 150% in più di quello che la natura riesce a rigenerare. Gli esperti hanno battezzato questa giornata del “Earth Overshoot Day”, il giorno del superamento, quando la terra inizia a vivere al di sopra dei propri mezzi ecologici. Dalla TV un sonoro “chissenefrega!”

Nel mio paesello specchio della nazione, le solite macchinone scarburate, fuochi d’artificio, cene lungo il centro storico, feste, diluenti e bombole a far da cornice a questo avvenimento che ovviamente nessuno ha celebrato. Comunque, per chi ancora non avesse capito, da oggi chiederemo alla terra di consumare stock di risorse aggiuntive accumulando ulteriori gas a effetto serra in atmosfera, dalla capacità di filtraggio dell’anidride carbonica a quella di produrre cibo. La cosa grave è che l’anno scorso il giorno del “superamento” è avvenuto a settembre, e sono solo 30 anni che “superiamo” la natura in lasciatemi passare l’eufemismo “merda prodotta” Chi ne parla? Ovvio nessuno! Dobbiamo recuperare i devastanti effetti della crisi! Dobbiamo lavorare! Quindi notizie del genere non devono passare al popolino. L’interesse primario è costruire strade, fare ingrassare, in poche parole, 4 o 5 oligarchi!

Come buon ritorno dalle ferie per noi marchigiani è arrivata anche la notiziona del grande spot di Hoffman criticato addirittura da Mina mesi fa su “La Stampa”. Tuttavia un magazine dei pensionati americani ha pubblicato un articolo addirittura ripreso dal Corriere della Sera dove si afferma che le Marche sarebbero la nuova Florida! Peccato che proprio oggi Ansa alle 18:26 titola “Estate Balneari; presenze in calo, Marche -15% ad Agosto. Punte Negative in Versilia, Liguria, Veneto”.

Buon ritorno dalle vacanze a tutti e per favore accendiamo il cervello! E spegniamo la luce! Grazie!

Il cinema e il territorio, dal pianeta “Pandora” ai “Monti Sibillini”

In questo periodo alterno lavoro e cinema (ci sono produzioni meritevoli in questi giorni nelle sale). Infatti da quando con Luca ci siamo messi in testa di scrivere un qualcosa in grado di poter raccontare la nostra terra, spesso giriamo alla scoperta di luoghi fortunatamente incontaminati e splendidi a due passi da casa.

 

 

Ieri si è fatto un vero e proprio tuffo nella natura, la nostra meta è stata il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sicuramente la scelta della giornata non è stata vincente visto il tempo, tuttavia il fascino misterioso dell’appennino in questa riserva naturale resta sempre entusiasmante.

"La brina sui Sibillini verso Macereto"

Il santuario di Macereto e la sua zona circostante è uno spettacolo anche con un tempo sciocco come quello che è capitato a noi. Uomo e natura, una convivenza importante anche se ricca di virtuosi e paurosi contrasti. Viaggiando per la parte maceratese del Parco e prendendo notizie da una responsabile, Maria Laura Talamè che ringrazio per la sua competenza e la gentilezza con cui ci ha fornito notizie interessanti, appare evidente quanto sia importante convivere in connessione con un sistema naturale che deve essere vissuto e rispettato allo stesso tempo. Il misterioso fascino della natura dei Sibillini, quei monti descritti da Leopardi come “Monti Azzurri”, tracce lasciate da una storica convivenza con l’uomo che oggi sembra ancora volerli abbandonare nonostante le tecnologie possano renderne sicuramente più facile la vita rispetto a un tempo, la stupidità di chi ancora non riesce a capire cosa voglia dire vivere la montagna, in contrasto alla gentilezza rozza ma speciale di quei marchigiani che vivono queste zone, innamorati di tutte le leggende o le tradizioni di cui trabocca ogni pendio, mi ha dato modo di vivere una giornata ricca di piacevoli contrasti.

"colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio"
“colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio”

Da una parte sono rimasto un po’ affranto per le potenzialità e le economie sociali possibili proprio scavando dentro al sogno evocato da questi luoghi e dall’altra orgoglioso per questa terra e la sua straordinarietà. Mi viene in mente l’ultimo film di James Cameron, forse perchè l’ho visto l’altro giorno in 3D? Oppure perchè in effetti mi sono sentito un po’ come un avatar che impersonalmente (e questa è un’autocritica) si aggirava a cercare notizie di quei luoghi. Vai a sapere come ti prendono certi flash! Comunque per me ci sta tutto il messaggio “new age” del film. Pandora è un pianeta dove i suoi abitanti vivono in stretto contatto con la natura, un intero nuovo mondo di piante incredibili, giganteschi animali simil preistorici, montagne sospese, alberi che raggiungono il cielo, esseri viventi di colore blu e alti tre metri, a metà tra gli alieni e gli indigeni, tutti tra loro in grado di comunicare con una “connessione biologica”, tutti inseriti in questa evidente rete creata dalla loro ” Madre Natura” che permette di scambiare flussi di energia. Il rapporto con la natura per i NaVì (questo è il nome degli abitanti di Pandora) è chiaro a tutti ed assoluto grazie a queste “lacci biologici”. Gli umani risultano invece continuamente irrispettosi ed ignoranti, vanno su Pandora a saccheggiare risorse senza lasciare nulla in cambio. Alla fine però vengono sconfitti e ricacciati sulla Terra. Io nel mistero della “Sibilla”, su quei “Monti Azzurri” ho scorto la necessità di una “connessione” terrestre fra l’uomo e la natura, un legame da rinsaldare anche al di fuori dei confini di queste nostre meraviglie, in prima persona, non come degli avatar.

Vi sembra un legame forzato?  Per me assolutamente no!

La locandina del film "AVATAR"
La locandina del film “AVATAR”