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Attorno alla Tour Eiffel, non c’è solo la Francia

Attorno alla Tour Eiffel non c’è solo la Francia. Quell’intreccio di ferri, che fu oggetto di enormi polemiche, messo in piedi per l’Expo del 1889, ma già iniziato due anni prima, rimase per oltre un trentennio l’opera più alta al mondo, simbolo della nuova civiltà nel “Vecchio Continente”. Le critiche durissime di poeti e letterati dell’epoca comunque non riuscirono a farla cadere ed oggi, la Tour Eiffel è l’indiscusso simbolo di Parigi per eccellenza. Sono arrivato alla torre passando da Rue New York costeggiandone per un tratto la Senna fino alla fiaccola della Libertà, posta sopra il tunnel de l’Alma. Da quell’incrocio simbolicamente si intersecano 3 realtà collegate e differenti; Francia, Regno Unito e Stati Uniti.

Dal Ponte la Senna, gli alberi e la Torre.
Dal Ponte la Senna, gli alberi e la Torre.

La fiaccola dove sono appoggiati i fiori a vivo ricordo del tragico incidente del 1997, in cui perse la vita una donna acclamata “Principessa del Popolo”, quella Diana di cui anche il suo nome risulta descrittivo dei tratti caratteriali, combattiva nei confronti dello status quo, la fiamma dorata sembra essere stata messa li per lei più che per il ringraziamento da parte degli USA al restauro della Statua della Libertà di New York, che fu ideata da Auguste Bartholdi insieme a Gustave Eiffel creatore dell’omonima torre. Diana sotto quel tunnel, ironia della sorte, spense la sua vita, ma di certo non il suo mito, la sua tenacia combattiva di donna fu più reale che regale; quelle foto sotto la fiaccola mi hanno richiamato alla mente la canzone di Elton Jhon “Candle in the wind”. 

Camminando di fianco alla Senna, sorpassato il Pont de L’Alma, le sfumature grigio-azzurre del fiume lasciano spazio ai colori accesi e caldi dell’autunno, un lungo viale di foglie verdi, gialle e rosse, costeggiato di palazzi interessanti ed esempi di giardini verticali, porta direttamente ai piedi del luogo simbolo di Parigi. 

Il laghetto, i salici ed il piccolo parco attorno alla torre richiamano momenti di calma e silenzio che vengono interrotti solo dal vocio dei tanti turisti che affollano in lunghe file le biglietterie d’ingresso alla torre. 

Scelgo di passare per la biglietteria con meno coda, ma devo per forza fare due livelli di scale a piedi. Oltre ad evitare la fila, vedere Parigi che si abbassa piano piano da dentro l’impalcatura del suo simbolo per eccellenza è una bellissima sensazione. 

Comunque sembra che in cima alla torre, pochi anni dopo la sua costruzione, avessero messo una stamperia che rilasciava qualsiasi tipo di certificato a chi aveva il coraggio di salire fin lassù, però dato che questa cosa si è persa nella leggenda, che non ho bisogno di certificati e, che gli scalini credo siano in totale circa più di 1700, al primo livello della torre mi tuffo dentro l’ascensore e arrivo fino alla punta.

Ci sono due biglietti per la torre, uno col quale si arriva fino a metà e l’altro che invece da l’accesso fino in cima, è inutile dirvi che una volta lì, la differenza di prezzo c’è, ma se vieni dall’Italia che fai, rimani a metà?

 

La Tour Eiffel da sotto nel contro luce di una giornata di sole
La Tour Eiffel da sotto nel contro luce di una giornata di sole
La "tour" sulla fontana di Piazza. Foto gentilmente concessa dalla collezione privata della famiglia Murani Mattozzi
La "tour" sulla fontana di Piazza. Foto gentilmente concessa dalla collezione privata della famiglia Murani Mattozzi

Al top scopro la parte più interessante della mia visita, alcuni video e tavole didascaliche che riportano descrizioni di quanto questa torre fosse stata ispiratrice d’arte e anche di tendenze e nuovi modi di “toccare il cielo”, una raccolta multimediale di vecchie e nuove foto che illustrano le “copie” della stessa torre in giro per il mondo, da Las Vegas, Tokyo, Brasilia, Riga ecc. fino a paesi più piccoli anche d’Italia. Mi ritorna in mente Matelica la città in cui vivo e sono nato, una mostra di foto antiche che facemmo in paese più di 10 anni fa chiamata Matelica d’altri tempi dove scoprimmo insieme ad alcuni amici che intorno a quegli anni ci furono un gruppo di avventori che fecero anche in paese una sorta di torre e la montarono intorno alla fontana del paese. Questa foto è della collezione di una famiglia locale. Con questo ricordo misto a quello di film o altri romanzi ispirati all’ombra della torre, imbraccio la macchina fotografica e inizio da turista a fare foto come se non ci fosse un domani e chissà che non ispiri anche me l’aria dell’autunno parigino.

 

Una passeggiata fino alla Tour Eiffel, in un giorno di sole, credo sia un ottimo consiglio soprattutto in autunno, perché gli occhi si riempiono di colori meravigliosi e si può respirare un pezzo di storia recente. 

Ma anche di sera la torre ha il suo fascino straordinario, passeggiare sotto le sue luci è davvero una bella sensazione. Brasserie, bistrot e locali di ogni genere la punteggiano, d’altronde “Parigi è sempre una buona idea”. In questa zona ho trovato per puro caso un ristorante bistrot che mi ha trattato davvero bene. Ha un ottima anatra e anche gli altri piatti sono interessanti. Buona anche la selezione dei vini e soprattutto il proprietario parla italiano, il che, non lo nascondo, fa sempre un gran piacere. Il posto si trova tra Invaldes e la Tour Eiffel, si chiama Bistrot Chez France. Buon viaggio.

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Al Louvre senza italiano

Louvre, non è cosa da poco anche se a primo impatto, non mi ha trasferito una bellissima sensazione. Sono un italiano, nonostante le contraddizioni in cui viviamo nel Bel Paese, quel senso di distacco snob mi ha dato un po’ fastidio.

Si perché infastidisce trovare la mappa di benvenuto scritta nelle lingue più disparate ma, guarda caso non in lingua italiana. Eppure l’opera di maggior successo del Museo è senza ombra di dubbio “Monnalisa” di Leonardo da Vinci, il dipinto più famoso di tutti i tempi. Tuttavia se riflettiamo sulla composizione dell’esposizione, sale l’orgoglio italiano per sprofondare subito, un attimo dopo, rendendoci conto di come siamo messi in patria oggi.

Tuttavia le opere d’arte fanno rifiorire l’anima; “Amore e Psiche”di Canova lascia col fiato sospeso, lo stesso vale per i busti di Michelangelo, una straordinaria collezione di opere di Raffaello Sanzio, altri pittori del Rinascimento italiano riempiono di bellezza e contenuti le gallerie principali dell’intero museo. Di certo le stanze sono ricche anche di reperti provenienti da tutto il mondo, ma questo snobbare l’italianità, se da una parte mi ha dato fastidio, dall’altra mi ha fatto capire che forse, dovremmo ritrovare il nostro senso profondo, e tornare a vivere come quel popolo di artisti e creatori che eravamo. 

Ricominciare a cercare la bellezza, difendere la creatività ed il genio dell’uomo, Louvre è uno scrigno di conoscenza unico al mondo e bisogna dare atto che oltralpe riescono molto meglio di noi a dare un senso pregevole di tutela e valorizzazione delle opere culturali e artistiche. Passeggiare per le gallerie fra le maestose opere pittoriche, in un palazzo che interseca le più disparate civiltà, è inebriante per l’anima. Non basta di certo solo un giorno per visitare tutto il museo e una volta dentro, il tempo vola sulle ali del genio artistico dei racconti dipinti, opere che sintetizzano il sublime. 

Quindi è chiaro che se fate un viaggio a Parigi, il Louvre diviene una tappa obbligatoria. 

Se una stazione ferroviaria, un aeroporto o una fermata di una metro rappresentano “non luoghi” perché sono strumenti di collegamento, passaggi senza contesto, quasi tutti uguali, fatta eccezione del cartello che ne identifica il sito, un museo al contrario è una riserva di unicità e di identità, e questo più degli altri risulta eccezionale anche perché nel tempo, a mio avviso, è divenuto il “Luogo dei luoghi”. 

E’ il luogo per eccellenza, non tanto e non solo per le opere più importanti, ma soprattutto per quelle meno conosciute al pubblico, perché destano meraviglia e molte ti riportano con la mente a casa. Imbattersi in opere di Lorenzo Lotto, di Raffaello o di Marco Palmezzano, è stato senza dubbio un richiamo alla mia terra, fra l’altro proprio su Lorenzo Lotto c’è una bella mostra che consiglio di visitare a Macerata in questo periodo.

Il Louvre rappresenta un estratto dell’arte nel mondo. Tornando alla mappa di benvenuto del museo non tradotta in italiano, quella che in un primo momento avevo preso come una specie di provocazione populista a sfondo calcistico, in realtà mi ha indotto una riflessione più profonda, come di un avvertimento a dover tornare indietro dalla deriva di un’italianità imbruttita dall’immagine a tutti i costi che non riesce più a produrre sostanza, bellezza e confronto. Un avvertimento per cui quella lingua “…dove il sì suona” forse siamo arrivati a non meritarla più perché troppo aulica rispetto alla manica di idioti che siamo diventati. Chissà che non abbiano fatto la traduzione in italiano proprio per questo motivo?

Sono uscito col dubbio e con la certezza che anche la Parigi dei grandi intellettuali si sia genuflessa alla società dei consumi. Devo dire però che la meraviglia dei luoghi e dei momenti rimane sempre. In questo periodo, nemmeno a farlo apposta, c’è una mostra che richiama il sogno d’Italia intitolata proprio “Un Reve d’Italie – la collezione del Marchese Campana”, andateci se potete. Per quanto mi riguarda, le scuse son finite, dovrò mettermi sotto ad imparare il francese.

Info: Sito Internet Ufficiale

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Montmartre quartiere d’arte

Parigi – Montmartre. Con l’aereo scesi a Charles de Gaulle e fra RER e Metro, si arriva a Montmartre. La curiosità di quel posto mi assaliva in tutto il viaggio. L’idea d’incontrare quegli artisti con l’ombrellino, incrociare i ritrattisti lungo i piccoli vialetti che circondano la basilica del Sacro Cuore, fermarsi a visionare le tecniche di pittura, i tipi di pennelli, le spatole oppure gli altri oggetti usati per dare un significato al colore: il senso di creare arte. 

Montmartre è la genuinità di Parigi, i suoi artisti, alcuni fantastici, sono quelli che rappresentano, il senso più romantico di vivere l’esperienza dell’arte. In questa piazza sono passati artisti del calibro di Pissarro, Steinlen, Modigliani, Picasso ed altri ancora, l’essenza dell’artista in piazza con l’ombrellino non indica minor valore, ne aumenta il verso romantico. Un’emozione per gli occhi, se un’opera riesce a trasmettermi, sincerità, intuizione e conoscenza della tecnica per me acquista valore insieme a quella genuinità improvvisa e mai improvvisata di voler fissare su qualsiasi supporto qualcosa che riesca a trasmettere emozioni e sentimenti, ritorna utile nell’arte, impronta un pezzo di se stessi verso il pubblico. 

 

Montmartre e la sua place du Tertre è stata per me un’iniezione di spunti creativi, un tuffo nel passato, un richiamo alla Belle Epoque alla spensierata ricerca di nuove avanguardie fino ai covi d’intellettuali che hanno donato nuova linfa al mondo di cui però continuerò a parlare in un altro pezzo. A Montmartre ci ho passeggiato due volte di sera appena arrivato, ed in tarda mattinata. Due stupori diversi. La prima volta quella serale, dopo aver costeggiato il Sacro Cuore ho raggiunto la piazzetta, c’erano seduti non più di una decina di artisti per lo più chi faceva ritratti. Da lontano uno di loro mi dice: “italiano vuoi un ritratto?” – io sbalordito perché stavo pure zitto in quel momento, gli domando – “Come l’hai capito che sono italiano?” – “ce l’avete scritto in faccia che siete italiani, voi …italien!” poi mi sorride e si volta salutandomi. Anche io sorrido e continuo, di certo quel momento lì ha avuto la sua valenza immateriale, di stupore, sorriso, battute. In quel momento, anche quelle emozioni sono state una forma d’arte. A pensarci bene avrei dovuto fermarmi e tornare e farmi fare quel ritratto che mi avrebbe ricordato e forse, chissà avrebbe aumentato anche il suo valore nel tempo. Continuando la passeggiata tra vicoli e bistrò, la chiesa del Sacro Cuore era ancora aperta. Bella maestosa, da quella collinetta che domina e protegge Parigi. Se Montmartre sotto certi aspetti ricorda la nostra Trastevere, quella basilica è il balcone del Gianicolo. Guarda Parigi con gli occhi di una madre, è un messaggio di pace evidente e rigenerante. 

Montmartre di sera l’ho notata tranquilla e cordiale ma attenzione perché tutti avvertono di stare attenti al portafogli, e forse anche Maurice Leblanc ne sarà stato ispirato quando ha inventato Lupin.

Quando sono tornato di giorno, Montmartre era un’emozione diversa, fatta di luce e di un autunno ancora caldo anche se per poco. I colori accesi delle foglie gialle e rosse, le famose vigne che danno un tocco romantico ad un quartiere già unico e sinuoso. Le piccole botteghe aperte sono piene di visitatori, non solo turisti, anche autenticità. I ritrattisti ti fermano per le piccole viuzze acciottolate ed altri ancora sono in place du Tertre insieme agli artisti di paesaggio, di figure  fantastiche o di astratti. Un vecchio pittore ha appena terminato da poco 4 piccole tele ad olio fatte a spatola, l’odore dei colori e la luce d’autunno rende unico questo luogo, colmo ancora di grande autenticità. Sembra che qui la globalizzazione sia stata in qualche modo fermata dalla creatività, rimango attratto da un astrattista che sembrava impazzire sopra i suoi acquerelli, getta acqua sul cartoncino e la toglie con frenesia, più avanti, altre opere di altri artisti che rimandavano il pensiero indietro nel tempo, agli inizi del secolo scorso. Intrecci di passato, presente e futuro donano continuità all’essenza dell’arte.

Le vigne a Montmartre - I toni rossi delle foglie di Vite
Le vigne a Montmartre - I toni rossi delle foglie di Vite
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese

Vicino alla piazzetta una piccola locanda da fuori abbastanza anonima e di certo non pulitissima ma, una volta dentro sembra tornare indietro di 100 anni, l’inizio del ‘900. Posateria d’argento e costi molto equilibrati per essere a Parigi, buon vino rosso, selezione di formaggi interessante e un arrosto d’oca davvero equilibrato di casa, di rispetto per la tradizione. Oltre al cibo interessante anche i clienti sembrano calati in una gestualità che ricorda molto quella gentilezza ereditata dalla étiquette e dal costume di quegli anni. 

Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo

Un altro locale molto interessante si chiama “Le Caulaincourt” e si trova nella zona omonima. Mi ha servito Paul (foto a sinistra) con molta cortesia e professionalità dato che il mio francese risulta di fatto inesistente. Accenno a questo locale perché è stato aperto da pochi mesi ed è un gruppo di ragazzi a gestirlo. Mi è sembrato molto interessante il richiamo alla tradizione parigina. Buono anche l’abbinamento con i vini soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
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Peppe Cotto da Loro Piceno a Parigi!

Partirà il 14 Luglio verso le 5 di mattino Giuseppe dell’Orso in arte Peppe Cotto il macellaio artista di Loro Piceno.

In sella alla sua bicicletta da corsa percorrerà in completa solitudine circa 1350 km. Un eclettico, artigiano della carne, cultore del buon vivere, dallo spirito bohémien, un creativo, inventore di un aperitivo, il “PeppeCotto” del tutto particolare ed esclusiva espressione di “Terroir”, una fetta di Ciauscolo a far da bordo calice al Vino Cotto di Loro Piceno.

Ogni volta che si passa per la sua bottega, Peppe ti strabilia con le sue poesie comiche ma con uno sfondo di riflessione malinconica sui tempi di oggi.

Un artista che riesce ad infondere spontaneamente i contenuti del suo lavoro. Peppe racconta se stesso ed il suo lavoro di macellaio, tramandato dal nonno a cui ha dedicato l’Euro Coppa, appunto la coppa di testa con il gioco di parole calcistico, che invece è il suo nome.

Quella piccola bottega diventa miracolosamente grandissima quando parte la musica, si perché da Peppe la prerogativa è il racconto ancor prima che la spesa, e quel posto riversa sensazioni a tutto il territorio dei Sibillini, che, dietro al suo bancone della fantasia, diviene, per ovvi motivi, “TerriTORO”. I tagli di carne appaiono come scenografie di racconti, lo scudo Piceno, una sua invenzione interessante, Peppe Cotto crea il pretesto per parlare di tradizione con le sue poesie, ti racconta come venivano insaccate le salsicce senza conservanti, com’era il pranzo della domenica nelle case Loresi e quanto sia oggettivamente azzeccato l’abbinamento tra salumi e VinoCotto.

Questa volta però, in veste di naturale contrasto con lo stereotipo da macellaio, spiazza tutti e prende il pretesto di partire per dare testimonianza del suo mondo ferito, ma non distrutto. Peppe salirà in bicicletta per raggiungere il capoluogo della Francia a 1350 km c.a da casa sua.

Ha già fatto una poesia su questa sua impresa senza dubbio straordinaria raccontata in questo video.

Farà diverse soste ovviamente, dove ci saranno i suoi amici ad attenderlo, come ad Abbiate Grasso a cui partecipa ogni anno per Abbiate Gusto come porta bandiera degli artigiani della gastronomia marchigiana.

Peppe in questa cosa mi ricorda un po’ Gino Bartali, certo non porterà documenti falsi dentro la canna della bicicletta per far espatriare nessuno, ma questo suo viaggio offrirà l’importante motivazione di infondere tenacia, perché la rinascita delle strutture tradizionali di questi luoghi è ancora possibile, ed è l’unica via da percorrere.

Peppe Cotto è la risposta neorealista italiana alla superbia satirica francese che a volte non ci ha fatto nemmeno tanto ridere.

Porterà fino ai piedi della Bastiglia, il “testimone” solidale di una comunità che ha l’estremo bisogno di rimettersi in piedi, non di essere deportata negli Hotel della costa.

Il viaggio di Peppe in maniera silenziosa e per questo eclatante, amplifica la richiesta di atti di coraggio ad un’Europa pigra per accorgersi che la gente già si è rimboccata le maniche ed è salita “in sella”, nel frattempo che l’elìte si coordini per decidere il da farsi. La corsa di Peppe quindi diviene esemplare e rappresentativo di tutta la popolazione del terremoto, che è salita in sella subito dopo le scosse, nonostante tutto gli avesse remato contro, quella gente rimane li orgogliosa di dialogare consapevolmente con una Natura che ha i suoi tempi e, per questo, va rispettata. Peppe in questo viaggio è la gente che non vuole essere svenduta al miglior offerente, chiede coraggio per rimanere nelle proprie terre per vivere tranquillamente e poter continuare a riaprire ogni giorno quel meraviglioso palcoscenico di innumerevoli differenze che ne compongono la propria straordinaria bellezza.

 

Solidarietà ai Francesi… colpiti soprattutto “Libertà, Fraternità ed Uguaglianza” rifletto su Enrico Mattei!

Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet -
Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet –

L’unico obiettivo raggiunto da questa ondata di terrore è la sospensione dei concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”. Non a caso a mio avviso, è stata colpita proprio Parigi.

Ma possibile che, solo a me e pochissimi altri, sembra, che l’unico obiettivo raggiunto, da questi attentati, sia proprio questo?

Praticamente nessuno ha posto l’accento sulle condizioni estreme di chi in quelle terre ci vive; di come sono le giornate della povera gente in Medio Oriente o in Africa, da anni, sicuramente troppi.

Mi pongo troppe domande in questo periodo su quanto sia strumentalizzata la comunicazione politica.

Sarà che da bambino sono cresciuto nel ricordo di un concittadino che in Medio Oriente e in Africa ha creato l’unico vero miracolo italiano, dando l’esempio al mondo di come si possa cooperare nei fatti, anche da petrolieri, con uno spirito cooperativo. Per modello di cooperazione, tralascio quelle organizzazioni che prendono i soldi dallo stato per dare ausilio ad extracomunitari sbarcati come rifugiati, prendo altresì a riferimento chi è stato esempio concreto di sviluppo comune, di uno sfruttamento delle risorse energetiche utili per la crescita pacifica dei popoli, senza l’avarizia propria delle lobby internazionali.

L’ENI di Enrico Mattei lasciava il 75%  degli utili ai paesi che avevano giacimenti. Garantiva un utile più alto delle “sette sorelle” americane che avevano coniato il concetto del “fifty fifty” (50 e 50) favorendo la crescita di tutte le popolazioni, arricchendo nel contempo l’Italia e coinvolgendo nella stessa crescita anche i paesi fornitori di materie prime, scongiurandone la rivolta con pretesti religiosi che celano da sempre in maniera del tutto evidentemente, quelli economici. Erano gli anni 50 e Mattei metteva in pratica i concetti di Fratellanza, Libertà ed Eguaglianza, quello che altri dopo di lui hanno subito nascosto sotto al tappeto.

Mi chiedo se la Francia, e mi riferisco all’istituzione statale, nelle sue ex colonie d’Africa per quanto tempo ha messo in pratica i valori propri dei suoi Padri Fondatori? Quanta libertà e quanta uguaglianza siano state esportate in quegli stati coloniali? Sono stati esportati di più i valori reali d’occidente o sono state importate più materie prime?

Per questi motivi credo sia utile parlare forte della politica economica internazionale inventata e messa in pratica in quegli anni proprio da Enrico Mattei, chiedendo, da italiani ai Francesi, di verificare bene quanto ancora il suo stato si stia impegnando a favorire condizioni la vita umane in Africa e in Medio Oriente e quanta cultura, solidarietà e welfare, stia lasciando ai popoli che sfrutta, sicuramente molto più dell’Italia, che dalla guerra non ha tratto storicamente grossi profitti.

(guardate il video)

 

Ricercare di rideterminare i valori di “Uguaglianza Libertà e Fratellanza” è la strada giusta da percorrere nel terreno di un’Europa politica ancora da costruire.

Le frange ISIS si assottigliano solo se si costruisce un dialogo reale con i paesi sfruttati, nemmeno più da aziende statali ma da lobby che oggi controllano le stesse nazioni da cui derivano, con la complicità di un sistema politico inetto, capace solo di sparare boiate mediatiche senza mai risolvere nulla.

Notte tempo, i francesi hanno bombardato la città di Raqqa considerata la capitale dell’ISIS, con diverse pressioni anche verso Assad che per aver chiesto indipendenza viene considerato un tiranno da tutto l’occidente (… e pensare che uno identico a Fabio Fazio possa essere un tiranno fa sorridere)

Scongiurare il dilagare di una guerra sanguinosa è l’unica strada da perseguire, almeno per noi italiani, che in quelle terre non abbiamo nulla da guadagnare direttamente.

Con la caduta di Gheddafi non ci sono più rapporti post coloniali, di fatto per l’Italia, personalmente chiederei proprio ad ENI, oggi se, nonostante le “nuove” scoperte fatte in Egitto, con questa situazione di crisi internazionale, sono maggiori i profitti dei giacimenti o vi è un calo?

Quindi penso sia indispensabile ricominciare a parlare di politica economica di solidarietà internazionale. Lo chiedo a quelli che, spero, raccolgano il mio invito, iniziando dagli amministratori delle città di Aqualagna e Matelica, le fondazioni su Enrico Mattei del territorio, i veterani SNAM e ENI; sono convinto che dare risalto proprio alla politica economica di quegli anni, possa essere un contributo essenziale per rielaborare il concetto di “rapporti di sviluppo internazionali” attraverso la raccolta di informazioni da parte di chi ha vissuto questo periodo, i portavoce di un modo di fare economia reale, non solo finanziaria, che è stato l’unico in grado di far risollevare intere popolazioni compresa l’Italia.

Visto che tutto è in mano alla comunicazione, diamo voce a questi concetti reali che hanno funzionato fino agli anni sessanta, e che ci hanno fatto crescere tutti a pari livello.

Affinché “Eni’s Way” possa tornare ad essere una frase di senso compiuto oltre che uno slogan.

Facciamo un forum sull’economia di sviluppo “solidale” di Mattei, facciamo parlare Benito Li Vigni, portiamo testimonianze e ricordi di metodi politici come quelli di Giorgio La Pira, cristiano convinto, era stimato anche da Imam Musulmani; parliamo di Vanoni o altri uomini delle istituzioni del tempo, poniamoci domande su quanto sia impossibile vivere in questo liberismo sfrenato.

Partiamo quindi dal basso, proprio da quei comuni che ogni anno portano il fiore sulla tomba di Enrico Mattei, per i quali sicuramente ci sarebbe un grande accrescimento culturale, ancor prima di un aumento degli arrivi turistici, vista la tremenda attualità del tema. Approfondire quelle gesta da un punto di vista culturale economico e sociologico, ne risulterebbe un beneficio per l’Italia ed il resto d’Europa, forse il mondo intero sarebbe chiamato a svegliarsi da questo torpore voluto da chi, in questo terrore, trae profitti.

Chiamiamo i mass media tradizionali e se non ci ascoltano, comunichiamo tutto col passaparola, faremo una comunicazione a macchia d’olio perché questi concetti, spero, non interessino agli imbecilli!

E’ importante per il mondo, ribadire la nostra cultura occidentale di pace, di libero culto e di pensiero, pretendendo esclusivamente che siano chiari a tutti i concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”, oggi se ne ha bisogno più di sempre!

I francesi festeggiano la presa della Bastiglia…

… un po’ come se noi festeggiassimo “Tangentopoli”… (?)

Era il 14 luglio del 1789, quando i rivoluzionari presero la Bastiglia.

Il simbolo da cui è partita la “Rivoluzione Francese”.

Ora, le fasi che portarono la Francia a divenire Repubblica nacquero tutte da lì, ma non fu quel susseguirsi di eventi che la portò subito a divenire da Monarchia Assoluta a Repubblica.

Il passaggio fra la storia moderna e quella contemporanea segnato dalla Rivoluzione Francese porta la Francia il cambiamento da Monarchia Assoluta ad essere, di fatto un sistema di dominazione Imperiale. Finita la rivoluzione francese (dieci anni e 2 milioni di morti dopo) nacque infatti l’Impero Mediaset di Napoleone Bonaparte. La finalità dei francesi era di costruire una Repubblica, quella di Napoleone invece, non andare in galera unificare l’Europa. La Repubblica ovviamente avverrà solo molto dopo Napoleone. Infatti la “Restaurazione”, riporterà, a seguito della disfatta di Waterloo, il vecchio schema dei regni europei precedenti all’avvento di Napoleone e, solo più tardi, la francia sarà proclamata di nuovo Repubblica.

Ma veniamo a noi.

In Italia, nel 1992 lo scandalo Tangentopoli, distrusse un’intera classe dirigente. Il quadro politico mutò radicalmente, la DC scomparve del tutto, il PSI venne ridotto ai minimi termini il suo leader esiliato ad Hammamet. In un periodo in cui tutta Italia chiedeva giustizia, fece il suo ingresso in campo un imprenditore di “successo” (?). Tutti lo votarono per paura dei “comunisti” che 14 anni più tardi (primavera del duemilaotto) addirittura scomparvero del tutto. Nel 1992 si chiedeva giustizia e politica leale e, in un certo senso l’abbiamo avuta, perchè prima i politici infrangevano la legge, oggi se la fanno a loro piacimento, così non rischiano più di infrangerla. Di analogie, ovviamente blande, ce ne sono molte con la situazione francese di quel periodo. Anche Tangentopoli fu una piccola “rivoluzione” e segna il passaggio dall 1′ alla 2′ repubblica italiana.

Come la Francia di allora, inseguendo il sogno di una repubblica si ritrovò ad essere sottomessa ad un Impero, oggi noi italiani inseguendo “giustizia e minore corruzione” ci ritroviamo …

… con tutto quello che ci ritroviamo: monnezza, debiti, raccomandazioni, pom..ni compresi e illegalità divagante. E nel nostro piccolo poi … c’è sempre lui che comunque tira le fila.

Ma quando arriva Waterloo da noi ?